Nel mezzo di una notte della mia vita
Mi ritrovai a pensare fra me e me
“Nessun pianto amaro o
alto lamento giunge al mio udir”.
Pensai che morte le avesse colte,
le mie due figliuole,
luce de l’alma e
molesta e importuna noia.
E io, che tutto in attento udire stava,
porsi l’orecchio al suon che quivi gemea.
Non udiva alcun suono,
Non vedea persona alcuna,
Nel mio letto alcuna fanculla giacea.
E l’alma mia, piena di grave timore,
S’aggravava di pensier tristi e funesti.
Mi levai, lasciando il letto deserto
E mi volsi verso la stanza loro.
E davanti a me si mostrò visione mirabile,
E l’anima tremava a veder cose sì ineffabili.
Al termine di un decennio gravoso,
Avean dormito tutta la notte nel lor letto.
Nel lor giaciglio stavano sicure e tranquille,
E il sonno ogni affanno avea tolto loro.
Mi trassi alla mia camera,
io per prima e mio marito secondo,
tanto ch’io vidi ancora il sonno
che porta la notte.
Posammo il cor e il corpo in quiete
E quindi uscimmo a riveder le stelle.