“Mazara. Storia di terra e di mare”, l’atto d’amore di Salvatore Giacalone per la sua città

Luca Di Noto

“Mazara. Storia di terra e di mare”, l’atto d’amore di Salvatore Giacalone per la sua città

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giovedì 26 Febbraio 2026 - 01:34

Non è soltanto un libro. È un vero e proprio atto d’amore. La presentazione di “Mazara. Storia di terra e di mare”, volume del giornalista Salvatore Giacalone edito da Libridine, si è trasformata in un momento di riconoscimento collettivo: quello tra un uomo e la sua città. Venerdì 20 febbraio, presso la Biblioteca Comunale di Mazara del Vallo, l’incontro – aperto dall’assessora alla Cultura Germana Abbagnato e coordinato da Catia Catania – ha raccontato molto più di una pubblicazione editoriale. Ha raccontato un legame profondo tra un uomo e la sua città. Salvatore Giacalone, decano dei giornalisti in città, è infatti, prima di tutto, un uomo innamorato di Mazara. Un cittadino devoto alla sua città, che attraverso la scrittura ha scelto di restituirle memoria e bellezza. “Ho voluto solo raccontare la bellezza di questa città – ci ha spiegato – che forse anche gli stessi mazaresi non conoscono o, al limite, conoscono male. Ho voluto amplificare questa bellezza, perché questa è una città pianeggiante, con il mare dentro la città e la città dentro il mare. Più di questo, cosa si vuole?”.

Le sue parole restituiscono un sentimento autentico. Nel libro emergono elementi di identità come la Cattedrale, il Satiro, la Kasbah, il lungomare, gli scorci che spesso si attraversano senza soffermarsi a guardarli davvero. “C’è una città molto composita – ha aggiunto – che deve essere molto visitata. Ci vuole un turismo non di massa, ma un turismo di élite”.Mazara. Storia di terra e di mare” tiene insieme le due anime della città, proprio la terra e il mare, come dice il titolo stesso. E al centro, quasi silenzioso ma onnipresente, scorre il fiume Mazaro. È lui il testimone discreto di generazioni che si sono susseguite. Se il fiume Mazaro potesse parlare, quante storie racconterebbe? Giacalone ha raccontato di aver compiuto una sorta di passeggiata da turista nella propria città: “Mi sono fatto accompagnare da Liliana Ingenito, responsabile della Pro Loco. Abbiamo camminato per le vie di Mazara, soffermandoci su qualche particolare”. Uno sguardo curioso e affettuoso, come chi vuole riscoprire ciò che ha sempre avuto davanti agli occhi. Accanto alle parole, però, si inseriscono le immagini. Il volume è infatti arricchito dalle fotografie di Roberto Rubino, che ha scelto di non affidarsi alle classiche “foto cartolina”. “Mi sono dedicato ai particolari – ha spiegato – dovevo scegliere delle immagini che dessero l’idea di cosa è Mazara. Non volevo foto cartolina, ma foto che raccontassero i dettagli: le barche, i pezzi di tramonto, il mare, la marina”.

Un’attenzione ai frammenti, ai dettagli che fanno identità. “Mazara ha la grande fortuna di avere tramonti mozzafiato – ha aggiunto – qualcuno addirittura non credeva che si trattasse di Mazara”. Tramonti come quelli di Quarara, colori che si specchiano nel mare e raccontano una bellezza che spesso si dà per scontata. Le fotografie dialogano con le parole di Giacalone, restituendo un racconto completo: non solo la storia ufficiale, ma la storia vissuta, osservata, amata. Il giornalista Francesco Mezzapelle, che ha curato la prefazione, ha definito il volume un vero e proprio “libro souvenir”, uno strumento non soltanto didascalico ma anche didattico, capace di accompagnare le nuove generazioni alla scoperta delle proprie radici. Un libro da custodire, ma anche da studiare, da regalare. Con gli interventi di Giacomo Cuttone e Giacomo Bonagiuso, l’opera assume una dimensione ancora più ampia, intrecciando arte, memoria e teatro. Ma il cuore resta quello: un uomo innamorato di Mazara. Un cittadino devoto alla sua città. Un libro che non si limita a raccontare, ma che sceglie di proteggere, valorizzare: una vera e propria dichiarazione d’amore. E forse è proprio questo il senso più profondo di Mazara. Storia di terra e di mare: ricordarci che la bellezza non va cercata altrove, quando scorre – silenziosa – lungo le sponde del Mazaro.

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