Archiviato il 2025, con Agrigento Capitale della Cultura, la Sicilia accoglie il 2026 con un’altra opportunità per mettere in vetrina il proprio patrimonio artistico e la propria storia. In questi giorni, infatti, è stato inaugurato il calendario ufficiale degli eventi in programma per Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea. Da qui fino a dicembre si susseguiranno mostre, performance, laboratori e spettacoli: da un lato si celebrerà la rinascita del Belice tracciata da Ludovico Corrao dopo il devastante terremoto del 1968; dall’altro, si punta a fare di Gibellina, in questi mesi, un punto di incontro per coloro che immaginano di ridefinire una certa idea di futuro, nel segno dell’arte e dell’incontro tra culture.
L’auspicio è che quest’appuntamento abbia per Gibellina un esito diverso rispetto a quello vissuto da Agrigento. I dati divulgati in questi giorni raccontano di un 2025 caratterizzato da un numero di presenze turistiche non molto diverso da quello del 2024 per quanto riguarda la Città dei Templi. Numeri che, in qualche modo, si legano anche alle cronache di 12 mesi, quando i giornali regionali e nazionali raccontarono di lavori stradali fatti velocemente e in maniera approssimativa e di una città che non sembrava pronta all’appuntamento. Sarebbe ingiusto affermare che ad Agrigento non ci siano state iniziative culturali di qualità nel 2025. Ma, purtroppo, il ritorno che ne ha avuto la città non è paragonabile a quello delle capitali della cultura degli anni precedenti, lasciando la sensazione di un’occasione mancata per il territorio.
Gibellina, chiaramente, non ha una vocazione all’over tourism e sarebbe improbabile (e nemmeno auspicabile) immaginare carovane di turisti per gli eventi in programma quest’anno. Quel che ci si augura è che Gibellina possa consolidare la propria immagine di comunità resiliente, capace di indicare al mondo un percorso di rigenerazione e rinascita dopo una catastrofe che ha ridotto l’antica città ad un cumulo di macerie. Un percorso che parte dalla Sicilia, contrastando una certa idea di fatalismo e rassegnazione con cui questa terra è stata etichettata (non necessariamente a torto) e che non propone fredde costruzioni senz’anima, ma opere d’arte che offrono una visione audace e ambiziosa del nostro tempo e di collegarsi a quello che verrà. Scommettere su Gibellina, negli anni ’70 come adesso, significa puntare sul coraggio di costruire un tempo nuovo, scrollandosi di dosso gli stereotipi del passato e le scorie di un incerto presente. Un tempo in cui valga la pena vivere in Sicilia senza rinunciare ad essere cittadini del mondo.