Safina: “Villa Rosina, a Trapani trent’anni di attese e una verità scomoda”

redazione

Safina: “Villa Rosina, a Trapani trent’anni di attese e una verità scomoda”

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mercoledì 07 Gennaio 2026 - 15:29

Da oltre trent’anni Villa Rosina vive in una condizione di incompiutezza che non è più tollerabile, e a denunciarlo è Dario Safina, deputato regionale all’Assemblea siciliana. Dario Safina ripercorre responsabilità, omissioni e promesse mancate che hanno trasformato un quartiere di Trapani nel simbolo di una politica fatta di annunci e rinvii. Per Dario Safina, la vicenda di Villa Rosina non è solo una questione urbanistica, ma una battaglia di verità e diritti che chiama in causa direttamente la Regione e la sua classe dirigente. C’è una periferia di Trapani che da oltre trent’anni vive in una sospensione inaccettabile, dove ciò che altrove è normalità – strade, fognature, illuminazione – resta una promessa rinviata. Villa Rosina non è soltanto un quartiere incompiuto: è diventata, col tempo, il paradigma di un modo di fare politica che preferisce l’annuncio alla responsabilità. Dario Safina, questa vicenda l’ha seguita in ogni passaggio, prima da assessore ai Lavori pubblici del Comune di Trapani, poi da consulente dell’ente e infine dai banchi dell’opposizione a Palermo.

on. Dario Safina

Con una lettera aperta Safina entra nella storia di Villa Rosina nel 2019, quando l’amministrazione guidata da Giacomo Tranchida decide di rimettere mano a un dossier che per anni era rimasto sepolto sotto strati di inerzia e silenzi. Da assessore ai Lavori pubblici, Safina avvia la verifica tecnica del cosiddetto quinto stralcio delle opere di urbanizzazione primaria: un atto tutt’altro che formale, perché senza quel passaggio nessun progetto avrebbe mai potuto trasformarsi in cantiere. È in quel momento che emerge una verità politicamente esplosiva: i finanziamenti regionali destinati a Villa Rosina erano stati persi negli anni precedenti, non per cavilli o ostacoli esterni, ma per una clamorosa omissione amministrativa. Secondo la ricostruzione di Safina, l’amministrazione comunale guidata da Girolamo Fazio, nonostante sentenze favorevoli e anni di progettazione, non trasmise mai il progetto agli uffici regionali competenti. Un passaggio decisivo che non fu compiuto, facendo decadere di fatto le risorse disponibili. Una responsabilità che, all’epoca, non venne mai assunta apertamente. Anzi, in Consiglio comunale fu fornita una versione dei fatti rivelatasi poi non corrispondente alla realtà, alimentando false speranze tra i residenti del quartiere.

Da quel momento, per Safina e per l’amministrazione Tranchida, la strada è tutta in salita. Si ricomincia quasi da zero: nuovi progetti, nuove candidature ai bandi, un lavoro tecnico e amministrativo lungo e silenzioso per tentare di rimediare a errori che avevano prodotto solo ritardi e frustrazione. Non annunci, ma carte. Non slogan, ma atti. Il passaggio di Safina all’Assemblea regionale siciliana non interrompe questo impegno. Al contrario, lo sposta su un piano più apertamente politico. Da deputato, partecipa ad audizioni, incontri istituzionali e assemblee pubbliche, analizza programmazioni e fondi, a cominciare dai tanto evocati Fondi di Sviluppo e Coesione. Ed è qui che, secondo Safina, la vicenda di Villa Rosina assume un significato che va oltre i confini del quartiere.

Il centrodestra al governo della Regione – sostiene – non ha mai realmente considerato Villa Rosina una priorità. I fondi vengono evocati, promessi, sbandierati, ma nei fatti i progetti finiscono dentro bandi generici, con risorse insufficienti e criteri che rendono il finanziamento tutt’altro che certo. Emblematica, in questo senso, la riunione cittadina dell’8 maggio 2023, quando i deputati regionali della maggioranza presero un impegno pubblico: reperire le risorse per la progettazione esecutiva e per l’avvio dei lavori. Un impegno che, a distanza di tempo, resta privo di riscontri concreti. Safina rivendica un dato che considera decisivo: il Comune di Trapani, sollecitato proprio dalla maggioranza regionale a “farsi trovare pronto”, ha trasmesso tutta la documentazione richiesta. Progetti, atti, carte. Se oggi nulla si muove, la responsabilità – afferma – non può più essere scaricata sul livello locale. È una responsabilità tutta politica, e tutta regionale.

Nessun euro effettivamente stanziato, nessun cronoprogramma credibile, nessuna copertura reale: solo annunci. Una propaganda che, però, ha un costo altissimo, perché a pagarlo sono migliaia di cittadini che continuano a vivere senza servizi essenziali. Villa Rosina diventa così il simbolo di una periferia evocata in campagna elettorale e dimenticata subito dopo, di una comunità a cui si chiede pazienza mentre altrove ciò che qui è un miraggio è semplice amministrazione. Per Safina, il punto non è tecnico ma politico. Villa Rosina non chiede favori, ma diritti. E dopo trent’anni di attesa, il vero scandalo non è l’ennesimo ritardo, ma la pretesa di mascherarlo con parole altisonanti. Per questo, assicura, continuerà a denunciare promesse mancate e bugie, anche quando danno fastidio. Perché, finché le parole non diventeranno fatti, il silenzio sarebbe la più grave delle complicità.

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