Inflazione e Tfr, situazione critica al Sud. La Provincia di Trapani è seconda

redazione

Inflazione e Tfr, situazione critica al Sud. La Provincia di Trapani è seconda

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sabato 14 Ottobre 2023 - 11:46

Il boom dell’inflazione ha causato anche una forte rivalutazione del Tfr – Trattamento di Fine Rapporto – alle Piccole e medie imprese e potrebbe costare quest’anno mediamente 1.500 euro in più a lavoratore, con un extracosto per queste realtà con meno di 50 dipendenti stimato, in via prudenziale, in almeno 6 miliardi di euro. Lo rileva la Cgia ricordando che i dipendenti delle Pmi con meno di 50 addetti hanno la possibilità di trasferire il proprio Tfr in un fondo di previdenza complementare oppure di lasciarlo in azienda come risulterebbe per una buona parte dei dipendenti.

Ogni anno, pertanto, l’ammontare del Tfr accantonato viene rivalutato dell’1,5% a cui si aggiunge il 75% della variazione dell’inflazione conseguita a dicembre rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

La Cgia ha ipotizzato che un lavoratore attivo da 5 anni presso la stessa azienda con meno di 50 addetti, la rivalutazione del suo Tfr porterà nel bilancio 2023 una crescita dei costi di 593 euro rispetto a quanto è stato riconosciuto al proprio dipendente sempre con questa operazione nel periodo che va dalla sua assunzione fino al 2020. Se l’anzianità lavorativa è di 10 anni, l’aggravio è di 1.375 euro, con 15 anni, l’incremento è di 2.003 euro, se è da 20 anni l’extracosto è di 2.594 euro.

La maggioranza dei 6,5 milioni che lavorano nelle Pmi con meno di 50 addetti opta per il Tfr in azienda. Ipotizzando che siano 4,3 milioni (il 66% circa) e abbiano un’ anzianità di servizio media stimata pari a 10 anni, la variazione della rivalutazione del Tfr rispetto alla media riconosciuta al dipendente nel periodo che va dalla sua assunzione al 2020, è stata positiva e prudenzialmente pari ad almeno 6 miliardi.

Per cui il milione e mezzo di Pmi con meno di 50 addetti, il boom inflazionistico avrebbe comportato, in materia di Tfr una stangata che sommato agli effetti riconducibili all’aumento “imprudente” dei tassi di interesse deciso dalla Bce hanno spinto in difficoltà la gran parte del sistema produttivo italiano. La Cgia ritiene che la situazione più critica sia al Sud e in particolar modo Vibo Valentia, dove il 91% delle imprese con dipendenti presenti in provincia ha meno di 50 addetti. Seguono Trapani (89,3%), Agrigento (88,7%), Nuoro (88,3%), Campobasso (86,1%).


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