Musumeci, le dimissioni e quella canzone degli Stadio…

Claudia Marchetti

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Musumeci, le dimissioni e quella canzone degli Stadio…

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venerdì 05 Agosto 2022 - 08:00

“Poichè c’ho il raffreddore se no sentirei, anche le parole… e che la macchina è rotta se no, correrei… dritto da te”.

Le parole con cui Musumeci, in un video Facebook, ha annunciato le sue dimissioni, ricordano la canzone “C’è”, scritta da Luca Carboni e portata al successo dagli Stadio.

“C’è che la scuola riapre a settembre e deve richiudere per due elezioni a distanza di meno di un mese… c’è che i contagi rialzano, che si vota a ottobre per le politiche e quindi… mi dimetto”. Anche se non pronuncia mai chiaramente e nettamente quest’ultima parola.

A noi cittadini siciliani lancia subito una patata bollente: election day il 25 settembre, combo perfetta, si vota al rinnovo del Parlamento e del Governo e si va alle urne anche per il nuovo Governatore e per la nuova Assemblea regionale.

Musumeci dice di avere un brutto carattere, si definisce rigoroso. Ma dalle sue parole si comprende come ci tenga a ricandidarsi, aspetta che il centrodestra glielo chieda, che converga sul suo nome. Anche perché continua il suo giro tra i comuni siciliani, in quelli, a suo dire, che non ha visitato da Governatore.

E pensare che sembrava più una campagna elettorale!

“Ringrazio Giorgia Meloni perché mi ha lasciato assoluta libertà nelle mi scelte”, dice ancora Musumeci nel video pubblicato sul suo profilo Facebook, perché oggi le conferenze stampa pare siano demodè. Lo sanno bene anche a Marsala.

A noi rimane tanta confusione, una corsa (si fa per dire, visto che negli ultimi anni ha vinto nettamente l’astensionismo) al voto, giochi politici a destra e a sinistra che a livello nazionale non possono che influenzare anche le scelte elettorali dell’isola, ma soprattutto ci restano tanti timori, la preoccupazione di un futuro per il Sud sempre più incerto e tante problematiche che stiamo pagando a caro prezzo.

Prezzi, per l’appunto, che continuano a salire, mentre i nostri stipendi restano sempre gli stessi, come sempre le stesse sono le occasioni mancate del Mezzogiorno d’Italia, per crescere.

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