Una vita da clandestino

redazione

Una vita da clandestino

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mercoledì 13 Maggio 2015 - 17:56

Continuano incessantemente gli sbarchi di clandestini nelle coste siciliane. Un fenomeno che spesso ha risvolti drammatici e che ci fa riflettere su un sistema che non funziona, che non può mai funzionare se a pagarne le conseguenze sono uomini, donne e bambini che perdono la vita per inseguire un sogno, una speranza, un barlume di normalità. Partono in tanti da zone di guerra – Africa, Liberia, Tunisia, Pakistan, Etiopia e Palestina -, in cui la democrazia è una parola senza significato, pensano di trovare un mondo diverso e soprattutto migliore di quello che lasciano, in cui poter vivere, lavorare e avere una vita decorosa. Il loro Paese li ha lasciati in condizioni di miseria, la fame e la paura li spingono a partire per un Paese che non da loro alcune certezza, il cui viaggio potrebbe condurli anche alla morte. Sono i clandestini, che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste, costipati in barconi e spesso malati. Vengono portati nei centri di accoglienza, negli ospedali, ma la loro permanenza nelle città in cui vengono ospitati non è facile, devono fare i conti con tanti aspetti della vita quotidiana: la diffidenza degli abitanti del luogo, la difficoltà a trovare un lavoro, la voglia di raggiungere nuove città e ricongiungersi con parenti e amici che magari ce l’hanno fatta. Non hanno documenti e questo rallenta e spesso ostacola il loro sogno di rivalsa. Nell’ultimo periodo molti clandestini hanno deciso di collaborare con le forze armate italiane per denunciare i trafficanti.Addirittura, il governo tunisino ha accettato l’invito a collaborare con il nostro Paese per tentare di arginare il gravoso fenomeno dell’immigrazione illegale, al fine di migliorate le procedure d’identificazione di coloro che raggiungono l’Italia e presidiare le zone più esposte al rischio racket, in modo da poter bloccare le lucrose attività dei “mercanti di schiavi”.

roberta matera

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