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Calcio femminile, cresce l’interesse ma l’Italia resta indietro

L’interesse dei tifosi verso il calcio femminile sembra essere in una fase di forte crescita, favorita anche dagli investimenti nel settore di molte società blasonate come Juventus, Milan e Inter e dei media, ormai in prima linea nella trasmissione dei principali eventi. Ne è un esempio recente il successo di pubblico degli ultimi Europei vinti dall’Inghilterra, che hanno registrato numeri mai visti prima per questo sport declinato al femminile. Ma qual è più nel dettaglio la situazione italiana?

Il boom del calcio femminile in Europa

Il calcio femminile attira un pubblico sempre più ampio e variegato un po’ in tutta Europa, con picchi particolari proprio nel Regno Unito dove i sondaggi effettuati durante lo svolgimento degli Europei hanno registrato un’elevata conoscenza del pubblico intorno alla manifestazione, seguita dunque non solo per semplice curiosità ma anche con una certa passione. Addirittura nell’isola britannica, già prima della competizione continentale quasi la metà della popolazione (46%) si diceva interessata al calcio femminile, mentre tra gli appassionati di questo sport la percentuale arrivava al 70%.

Un trend in crescita anche in altre nazioni, come per esempio la stessa Italia, dove tuttavia si riscontra ancora un gap importante a livello tecnico e strutturale rispetto ad altre federazioni che risulta ancora più evidente sul campo. Solo di recente, per esempio, nel nostro Paese il calcio femminile è stato riconosciuto come sport professionistico (dunque con maggiori tutele per le atlete) e gli investimenti economici risultano molto inferiori che altrove, per uno sport che in realtà raccoglie sempre più tifosi ed è ormai presente con regolarità sui siti online con le quote sul calcio sempre aggiornate sui singoli match.

Il ritardo del calcio femminile italiano

Nel corso degli Europei è apparsa molto evidente la differenza tra le nostre atlete e quelle degli altri Paesi, sintomo di un ritardo che non riguarda le singole calciatrici o le società, ma il movimento nel suo complesso. Se consideriamo, per esempio, che l’Inghilterra conta circa 130mila tesserate, la Francia 150mila, l’Olanda 165mila e Germania e Svezia quasi 200mila contro poco più di 30mila unità in Italia (seppur in aumento del 13,6% rispetto al 2018/19 come si legge su Lfootball).abbiamo già un primo valore significativo su cui riflettere, un dato a cui si aggiungono le minori sponsorizzazioni e i più bassi investimenti sulle infrastrutture, fatta eccezione per i grandi club che partono da basi diverse rispetto alla quasi totalità delle società coinvolte.

Ovviamente tutto ciò si riflette sul campo, dove le squadre italiane non riescono a ottenere risultati di rilievo fuori dai confini, sia a livello di club che di nazionale, eppure il crescente interesse generale dovrebbe far riflettere le stesse istituzioni nell’ottica di promuovere maggiormente il calcio femminile anche a livello culturale e di supportare i soggetti che intendono lavorare in tal senso. Probabilmente non sarà un processo rapido né semplice, ma l’auspicio è che l’approccio possa presto cambiare e, possibilmente, farlo senza creare disparità a livello geografico: nel frattempo, via alla nuova stagione di Serie A Tim Femminile, che vede partecipare una sola squadra del sud, ossia il Pomigliano.

redazione

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