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Si è spento Gioacchino Cataldo, il “rais” di Favignana

Dopo essersi difeso per giorni senza darsi per vinto (nessuno nelle sue condizioni sarebbe riuscito a resistere così a lungo), all’una e trenta della scorsa notte il gigante buono, il figlio del mare si è arreso.
La storia di Gioacchino è strettamente legata alle isole Egadi e allo Stabilimento Florio, dove inizia infatti a lavorare giovanissimo. Fa il tonnaroto per 33 anni e nel 1996 diventa rais (capo dei pescatori). Resterà rais per 11 anni, nel periodo più difficile della storia della tonnara di Favignana, cioè fino al 2007, l’anno dell’ultima mattanza e nel 2003 viene riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio culturale.

“Se ne va un pezzo di storia delle Isole Egadi e di Favignana –  ha fatto sapere il sindaco delle Egadi Giuseppe Pagoto – Il Rais Gioacchino Cataldo é diventato anche un simbolo della tonnara, un grande ambasciatore della nostra isola. In un mondo che dovrebbe più riscoprire e ricordare la storia di un popolo come quello dei tonnaroti e della tonnara ci sentiremo sicuramente piu’ soli. Sentito cordoglio e vicinanza alla famiglia da parte della comunita’ egadina che perde un uomo, un rais, entrato nella storia’…”

I funerali si terranno lunedì alle ore 10.30 presso la Chiesa di piazza Madrice a Favignana. Per lunedì l’Amministrazione Comunale ha proclamato il lutto cittadino.

Gioacchino Cataldo, il Rais, saluta la sua Favignana e i suoi amici. pubblichiamo una nota dei familiari, unendoci al loro cordoglio
“Favignana perde il suo Rais, noi perdiamo un papà unico e speciale; nostra madre che non ha mai smesso di stargli accanto nonostante le difficoltà del cammino insieme, perde il compagno di una vita e il vuoto che lascia dentro di noi sarà incolmabile.
Caro papà, ti chiediamo scusa se non ti abbiamo tirato fuori prima da un calvario di più di 3 mesi di ospedale; in cuor nostro speravamo che con le cure le tue condizioni di salute sarebbero migliorare (ringraziamo i tanti bravi medici e infermieri che hanno cercato amorevolmente di curarti).
Purtroppo la malattia si è accanita contro di te e in una battaglia impari dove sei stato attaccato su più fronti, alla fine hai dovuto accettare sportivamente la sconfitta.
Ti voglio bene papà, più di quanto tu possa immaginare e ti ringrazio per avermi insegnato ad amare la vita, ad avere rispetto delle persone ma anche a pretendere rispetto, a mantenere a debita distanza le persone negative dando invece tutto il mio cuore a chi mi offre un piccolo pezzetto del suo; ti ringrazio per avere trasmesso a noi figli il tuo forte senso del dovere e della responsabilità e l’idea che ogni successo si ottiene solo attraverso grandi sacrifici.
Fatti accarezzare ancora una volta sul viso, una carezza delicata come quelle che amavi farmi tu e sta sereno: non ti tormenterò più con i continui “come stai” perché adesso so che stai bene.
Ti vedo papà… sei sulla tua barca al porticciolo di punta lunga, circondato dai gabbiani che ti stanno dando l’ultimo saluto, stretto dal fortissimo abbraccio dei tanti amici che ti vogliono bene e che sentiranno la tua mancanza. 
Fa’ buon viaggio papà.
Anche se non ci è dato di sapere dove sei diretto, siamo sicuri che stai andando in un posto bellissimo dove potrai finalmente lasciarti cullare dalle onde del mare e riposare: riposare in quel mare che hai tanto amato e che è stato per te lavoro, sacrifici, passione, vita”.
Ciao papà.
Antonella, Pino, mamma
Gaspare De Blasi

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