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C’era una volta il bipolarismo

C’è stato un tempo, non troppo lontano, in cui le competizioni elettorali erano una sfida tra centrodestra e centrosinistra. Tramontata la Prima Repubblica, il passaggio al maggioritario segnò una vera e propria svolta nell’agone politico italiano, restituendo ai cittadini la democrazia dell’alternanza e consegnando la possibilità di eleggere direttamente i sindaci, i presidenti delle Province e i presidenti delle Regioni, nell’ambito di una competizione prevalentemente bipolare.

Progressivamente quello schema è saltato, un po’ per la crisi dei partiti tradizionali, un po’ per la crescita dei movimenti d’opposizione al sistema (il M5S su tutti) e un po’ – soprattutto alle amministrative – per il ricorso alle liste civiche. Il civismo, però, non è più quello con cui la società civile degli anni ’90 irruppe sulla scena politica proponendo idee e persone nuove per cambiare volto alle proprie comunità. Piuttosto, è diventato uno schermo, una scelta funzionale a fare da collante a personalità e sigle politiche lontanissime tra loro, ma unite dalla voglia di vincere le elezioni e prendere le redini del governo cittadino. Ne vengono fuori coalizioni estremamente eterogenee, che vanno benissimo per vincere, ma un po’ meno per amministrare. Difficilmente compagini del genere riescono a restare unite negli anni successivi e i sindaci, per continuare ad avere il supporto del Consiglio comunale, si ritrovano spesso a imbarcare donne e uomini con cui, fino a qualche settimana prima non avrebbero condiviso nemmeno un caffè.

Quel che vediamo oggi con Quinci a Mazara (fresco di accordo con Fratelli d’Italia) lo abbiamo visto anche a Trapani con Tranchida, a Campobello con Castiglione o, in altri momenti storici, a Marsala (solo per restare nelle nostre latitudini). Ma, del resto, in questi anni abbiamo visto anche ex parlamentari pentastellati passare con la Meloni (Sergio Tancredi), con Salvini (Franco Mollame), Cuffaro (Caterina Licatini) o Forza Italia (Giancarlo Cancelleri), senza dimenticare il Pd di Renzi, che nel 2015 fu capace di spalancare le proprie porte a Paolo Ruggirello.

Evidenziare tutto ciò, di questi tempi, sembra quasi un’operazione da nostalgici. Ma la sensazione è che gli schemi fluidi della politica contemporanea non abbiano portato particolari vantaggi ai cittadini. L’unica cosa che è sicuramente cresciuta è l’astensionismo. E su questo, probabilmente, bisognerebbe fare qualche riflessione in più.

Vincenzo Figlioli

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