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Luana Rondinelli: “Il cambiamento passa dai giovani. Si riparta dal rispetto verso gli altri”

Attrice, autrice e regista, Luana Rondinelli è un’artista che da Marsala è riuscita ad arrivare nei più prestigiosi teatri italiani, portando spesso in scena il tema della violenza sulle donne. Reduce da un’ulteriore gratificazione professionale, con l’inserimento del suo cortometraggio “Assunta” tra i dieci finalisti dell’Afrodite Shorts, Luana Rondinelli ha incontrato gli studenti del Liceo Ruggieri di Marsala per parlare con loro del libro “Fimmine”, nell’ambito delle iniziative organizzate dall’istituto intorno alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.

Com’è stata la condivisione con gli studenti delle storie e dei personaggi che hai raccontato nel tuo libro?

Questi incontri con le scuole sono estremamente formativi e ce ne dovrebbero essere di più. In una classe composta da 20-25 ragazzi hai modo di guardare i loro respiri, i loro silenzi e ascoltare le loro domande. Sento una grande responsabilità, perchè arrivare alle emozioni dei ragazzi non è semplice. I miei testi affrontano tematiche forti con un linguaggio delicato, con ironia, andando al centro delle emozioni.

Che tipo di atteggiamento hanno avuto i ragazzi rispetto ai contenuti del tuo libro?

I ragazzi mi hanno sempre stupito in positivo, attraverso le loro domande. Riescono a vedere oltre, a leggere tra le righe. Da autrice e artista noto quest’aspetto, a volte spiazzante, che mi fa ben sperare, perchè trovo più empatia rispetto ai grandi.

I tuoi testi sono ambientati per lo più in tempi passati, eppure arrivano al pubblico come se parlassero di vicende attuali…

I miei spettacoli sono senza tempo. Parto dalla mia terra, da storie che conosco. Nel 2011 ho scritto Taddrarite, non pensavo che 12 anni dopo mi sarei ritrovata ad affrontare questa tematica ancora con maggiore forza e maggiore volontà.

Come te lo spieghi?

Penso che il fulcro di tutti sia il rispetto verso gli altri: c’è stata una discesa irrefrenabile, incontrollabile. Spero che adesso prevalga la voglia di cambiare. Le nuove generazioni hanno la responsabilità di procedere al cambiamento, ripartendo dal rispetto.

In questo momento si sta lavorando di più per sensibilizzare le nuove generazioni. Non c’è, però, il rischio che sia una goccia nel mare, se messo a confronto con un modello culturale che, soprattutto attraverso i social, continua a proporre linguaggi e comportamenti beceri, nel segno della violenza e della sopraffazione?

I social sono lo specchio della realtà. Occorre provare a sensibilizzare in modo diverso rispetto a quanto fatto finora. Occorre dare più spazio alla cultura, ai progetti teatrali. Ma, soprattutto, occorre coinvolgere di più il maschile, serve una visione più ampia che ci riscatti da quel mondo virtuale, vivendo emozioni vere. Le belle parole lasciano il tempo che trovano. La politica e le comunità in genere devono investire concretamente, ad esempio sostenendo i Centri Antiviolenza.

Cosa pensi dell’introduzione dell’educazione sentimentale a scuola?

L’educazione sentimentale parte dalle famiglie. Tutti possiamo incappare in relazioni tossiche. Ritengo che sia fondamentale, soprattutto, investire sull’introduzione della figura dello psicologo in tutte le scuole.

Vincenzo Figlioli

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