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Rifondazione Comunista Marsala sulla violenza di genere: “Pene non bastano, serve cambiamento culturale”

Il Circolo di Rifondazione Comunista “Enrico Berlinguer” di Marsala, interviene, con una lettera, sui recenti femminicidi commessi sul territorio trapanese, ovvero quelli di Marisa Leo e Anna Elisa Fontana.

I recenti casi di violenza di genere accaduti nella nostra regione e nel nostro territorio hanno causato sgomento per la loro efferatezza e violenza; ma dobbiamo renderci conto che non si tratta di casi eccezionali, nati dalla mente di singoli individui mossi da raptus di follia, bensì del culmine naturale di una cultura avversa alla donna in quanto donna, che la degrada e la riduce a oggetto e vittima.

Queste donne non sono né oggetti, né semplici vittime, ma persone con le loro dignità e i loro diritti negati da questa cultura che permea ogni angolo della nostra società. Ci dobbiamo rendere conto che la violenza di genere costituisce un piano inclinato che ha per principio i semplici comportamenti sessisti, gli stereotipi di genere, le morbose irriverenze, il cat calling, le più piccole e semplici molestie, sul posto di lavoro e nella vita privata, e per esito conclusivo le violenze fisiche, psicologiche, e l’omicidio.

Per fronteggiare questo schema culturale non sono sufficienti pene esemplari, pur riconoscendo l’importanza di leggi chiare e decise, ma occorre promuovere un cambiamento nella cultura di questa società, e per fare ciò è necessario mettere in campo risorse umane ed economiche per costruire una nuova cultura di eguaglianza, realmente paritaria, rispettosa dei diritti e dell’autonomia di ognuno e di ognuna. Dobbiamo riconoscere il problema nella sua totalità.

Non possiamo chiudere gli occhi davanti a statistiche che ci dicono che una donna su tre subisce violenza fisica o sessuale nel corso della sua vita. La violenza sulle donne non conosce confini sociali, economici o culturali. Colpisce donne di tutte le età, etnie e classi sociali. È una manifestazione diretta delle disuguaglianze di genere che avvolgono la nostra società, radicate in secoli di patriarcato e discriminazione.Per affrontare la violenza sulle donne, dobbiamo promuovere una cultura di rispetto, uguaglianza e consenso.

Questo significa educare i nostri figli e le nostre figlie sin dalla più tenera età su cosa significhi il rispetto reciproco e il consenso libero e informato in ogni aspetto della vita. Dobbiamo garantire che le donne abbiano accesso a rifugi sicuri e servizi di supporto. Occorre promuovere l’educazione sessuale e affettiva negli istituti scolastici ed è fondamentale sostenere la formazione dei professionisti della salute e delle forze dell’ordine per riconoscere e affrontare la violenza sulle donne in modo efficace.

Tutto ciò non può prescindere da un coinvolgimento attivo della cittadinanza: affinché possa cambiare la cultura, deve essere la comunità che la tramanda a cambiare a sua volta.Ciò può avvenire solamente con un lavoro quotidiano dal basso, coinvolgendo famiglie e istituzioni, mettendo in discussione gli schemi sociali e antropologici in vigore. E’ necessario comprendere che la cultura sessista è un tratto antropologico, oltre che uno schema sociale, che contribuisce a porre la donna in posizione subordinata rispetto all’uomo, che la delegittima e la relega. Ma la cultura evolve, è perfettamente naturale, usi e costumi antichi, consuetudini ancestrali, principi morali medievali non sono tuttora più in vigore.

Un tempo l’antico romano poteva versare del sale sulle rovine di Cartagine, il signore feudale poteva condannare a morte il servo della gleba e un mercante di schiavi europeo rapire gli indigeni africani che recava in catene nelle colonie d’America. Tutto ciò oggi sarebbe impensabile, condanneremmo gesti del genere, li riterremmo sconvolgenti, lontani da noi nel tempo e nella cultura.

E’ il frutto dello scorrere del tempo e dell’evoluzione culturale.Oggi ci attende il gravoso compito di preparare il terreno alle prossime generazioni, ed è nostro dovere infondere le energie nella costruzione di un domani nel quale la consapevolezza umana pone al centro del proprio essere il rispetto dell’altra, il rispetto dell’altro, interpretati in quanto esseri umani. La consapevolezza del problema è il primo step da percorrere, la consapevolezza della necessità di trovare delle soluzioni al problema è il secondo step.

Il rigetto della cultura sessista e discriminatoria il passaggio più complesso, ostacolato da secoli di tradizioni e comportamenti patriarcali. Ma nel 2023 segnato da un numero impressionante di femminicidi non possiamo non fermarci un istante a riflettere in merito all’importanza di un cambiamento nelle nostre menti, nel nostro agire quotidiano. Per cui, ancora una volta, citiamo un sostantivo, “consapevolezza”, perché è il nostro agire consapevole che può offrire una possibilità reale, non a noi, ma alle future generazioni, di cambiamento effettivo nelle dinamiche sociali.

Scriveva la filosofa francese Simone de Beauvoir ne “Il secondo sesso”: “La donna si determina e si differenzia in relazione all’uomo, non l’uomo in relazione a lei; è l’inessenziale di fronte all’essenziale. Egli è il Soggetto, l’Assoluto: lei è l’Altro (…) L’umanità è maschile e l’uomo definisce la donna non in quanto tale ma in relazione a se stesso”. E’ fondamentale ribaltare tale paradigma, considerare la donna in quanto Soggetto e le parti in quanto entità relative poste in relazione paritaria. Ma questo è un risultato al quale potranno pienamente aspirare quanti verranno dopo di noi, oggi sarebbe già una vittoria per tutte e tutti il riconoscersi allo specchio.

redazione

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