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Pochi medici e OSS, barelle non conformi: tutto quello che non va all’ospedale di Trapani

“Criticità sanitarie presso il Presidio Ospedaliero Sant’Antonio Abate di Erice- Tp” è l’oggetto della lettera che l’assessore ai Servizi Sociali Carmela A. M. Daidone, ha indirizzato ai vertici dell’Asp di Trapani in merito ai problemi della sanità trapanese, dopo l’intervento, ieri, del sindaco del capoluogo di Provincia, Giacomo Tranchida.

Egregio Commissario straordinario, con la presente intendo sottoporre alla Sua attenzione, nel caso in cui non ne fosse ancora a conoscenza (ritengo che almeno le organizzazioni sindacali lo abbiano fatto), alcune criticità esistenti nel Presidio Ospedaliero “ Sant’Antonio Abate” di Erice – TP .

Nell’incontro che Lei gentilmente ha concesso lo scorso anno, alla mia persona e alla sindaca di Erice Daniela Toscano, erano già state palesate alcune difficoltà, di seguito cercherò di chiarire nel dettaglio quali sono le lamentele ricevute come assessora ai Servizi Sociali del Comune di Erice. Facendo seguito alle mie segnalazioni precedentemente inviate all’Assessore alla Sanità Regionale Dott. Razza e al commissario straordinario dott. Zappalà, nel mese di giugno 2022, continuo a ribadire che al Pronto Soccorso del P.O. “Sant’Antonio Abate” continuano ad essere presenti, probabilmente acquistate di recente, altre barelle che come le precedenti non sono conformi alle dimensioni degli ascensori, per cui il paziente in barella (infartuato, con febbre, ecc…) viene accompagnato per seguire, sia in estate che in inverno, un percorso all’aperto, l’unico che permette di raggiungere gli ascensori al momento compatibili con le sopracitate nuove barelle.

Inoltre, nello spazio limitato del corridoio che dal triage porta al Pronto Soccorso, da tempo sono presenti dei distributori di cibi e bevande che ostacolano il passaggio delle barelle in urgenza, specie se, come spesso accade, per assenza di spazio, adiacente al muro si trova un’altra barella con pazienti in attesa di visita. Sarebbe auspicabile che tali distributori, utili per gli utenti, fossero collocati in altro luogo.

Sono a conoscenza, e ne abbiamo anche parlato, di una nuova collocazione del Pronto Soccorso; pensavo si trattasse di qualche mese o di settimane, ma ad oggi nulla è cambiato e la situazione continua ad essere preoccupante. Più volte, soprattutto durante le giornate afose di quest’estate, mi è stato segnalato che i corridoi del primo, secondo e terzo piano, sono sprovvisti di aria condizionata.

Nel corridoio del secondo piano stanziano in sala d’attesa/corridoio i pazienti dializzati, i pazienti urologici (età media 65/70 anni) e i familiari del reparto chirurgia in attesa del proprio caro sottoposto a intervento, in quanto nel secondo piano è ubicato il complesso operatorio. Aggiungo un’altra criticità sollevatami da molti utenti.

Gli operatori Socio-Sanitari (OSS), che dovrebbero essere destinati all’assistenza igienico-personale e domestico-alberghiera dei pazienti ricoverati, sono numericamente insufficienti. La situazione è allarmante soprattutto per i pazienti ricoverati nei reparti di neurologia, pediatria, urologia, nefrologia, rianimazione.

Le maggiori difficoltà si riscontrano nelle ore notturne, durante le quali non esiste tale personale dedicato nelle turnazioni (ore 20.00-ore 8.00). Tale servizio è a carico pressochè totale dei “nominati eroi in periodo Covid”, gli infermieri professionali, poiché esiste una squadra dei Servizi Generali notturna composta da due unità, ognuna delle quali deve espletare il servizio per l’intero nosocomio, compresa la gestione della camera mortuaria, la quale richiede la loro presenza anche per più ore consecutive, venendo meno quindi all’assistenza dei pazienti ricoverati nei reparti sopracitati.

A ciò aggiungo che, a quanto pare, tali unità della squadra dei Servizi Generali durante le ore notturne, in caso di accesso di pazienti Covid ( virus che ancora persiste) al Presidio Ospedaliero, devono disinfettare i percorsi diagnostici che i pazienti seguono.

Ore sempre più ridotte, quindi, per l’assistenza nei reparti da parte di tali operatori. La chiusura dell’area Covid del settimo piano del nosocomio, avvenuta agli inizi di questo mese, area destinata solo ai pazienti covid con specifico personale dedicato, ha provocato gravissime disfunzioni nei reparti, in quanto negli stessi sono state istituite delle stanze denominate “Bolle covid”, nelle quali i pazienti ricevono le cure del solo personale del reparto con gravi rischi di contaminazione del personale e di conseguenza dei pazienti “ non covid” ricoverati nelle stanze adiacenti.

Sarebbe più opportuno riconsiderare l’apertura del reparto malattie infettive per trasferire questi pazienti in una struttura più idonea alla loro gestione? Mi giunge voce, inoltre, che l’Azienda, sta trasformando più di 50 posti di Ausiliario Socio Sanitario (con l’avallo delle Organizzazioni sindacali) in posti di Amministrativo. Pur essendo questa una categoria in esaurimento, non sarebbe stato più corretto trasformare questi posti in OSS?

Questa ulteriore scelta non farebbe altro che complicare e rallentare ulteriormente la “catena assistenziale” poichè, anche il trasporto pazienti, il trasporto prelievi, il trasporto farmaci, il trasporto materiale sanitario, ecc… deve essere svolto dai pochi OSS, togliendo ulteriore tempo da dedicare all’assistenza ai pazienti.

Mi permetta una riflessione. Per quale motivo dopo le numerose stabilizzazioni post-Covid e mobilità di operatori socio sanitari all’ASP, nel Presidio Ospedaliero “Sant’Antonio Abate” ci si ritrova con queste gravi carenze? Dove sono state collocate le centinaia di assunzioni di OSS pervenute in questo periodo?

E ancora…come mai da più di due anni la graduatoria che doveva essere redatta dopo le domandine inviate agli operatori OSS ancora non è stata elaborata, tanto che le unità OSS devono essere selezionate da una graduatoria di Palermo?

Aggiungo, nel complimentarmi per il restyling della hall del nosocomio, chiedo il motivo per il quale si utilizzi il personale OSS, tanto prezioso, per dare indicazioni all’utenza che afferisce al presidio ospedaliero. Sarebbe auspicabile, ma si tratta solo di una mia proposta, vista la criticità nei reparti, utilizzare tali risorse umane per l’assistenza ai pazienti ricoverati.

Cerco sempre di essere propositiva e suggerisco, se posso, di sostituire queste unità con le valide associazioni di volontariato che a seguito di un breve percorso formativo sui servizi ospedalieri potrebbero, almeno al momento, indirizzare gli utenti che accedono. Rilevo altresì, che l’avvenuta chiusura delle guardie mediche in alcuni fine settimana per carenza di personale medico, della quale abbiamo discusso nella riunione del Comitato dei Sindaci, inasprisce ancor di più la situazione delle file al Pronto Soccorso e dell’attesa promiscua di adulti e di bambini normodotati e disabili che devono essere valutati al triage.

A proposito della disabilità chiedo, non appena possibile, un incontro insieme alle associazioni che ne richiedono il servizio, per evitare che le famiglie dei disabili non collaboranti nel caso di un intervento odontoiatrico al proprio familiare disabile (soprattutto se trattasi bambini autistici) debbano recarsi a Catania dove ci sono i servizi necessari a permettere di fare diagnosi al soggetto non collaborante.

Concludo chiedendo aggiornamenti sulla tanto desiderata realizzazione di una unità operativa di radioterapia presso il P.O “Sant’Antonio Abate”, importante traguardo che eviterebbe le gravi difficoltà di spostamento per i pazienti oncologici, nonostante il Distretto 50 sostenga le spese di trasporto con i voucher che ciascun comune ha a disposizione. Si tratta di situazioni insostenibili che per la carica sociale che ricopro sento il dovere di sollevare.

redazione

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