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Anarchia all’Orizzonte? Il mondo dal Mausoleo di Teodorico

Se c’è una cosa che da Robert D. Kaplan si può imparare è che, per trovare qualcosa di sensato da dire sul futuro, è fondamentale scegliere con grandissima cura il punto – la vetta, la torre, il faro, la finestra, il belvedere… – da cui osservare il presente.

Nel suo The Coming Anarchy, nel lontano 1994, ha scelto la Sierra Leone. Nel più recente Adriatico, 2022, sceglie il Tempio malatestiano di Rimini.

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Dalla conoscenza “granulare” dei luoghi e delle genti, Kaplan sostiene si possa intravvedere il globale e la sua sorte.

Allora ho tentato di imitarlo. O meglio, inseguendolo, ho cercato un punto di osservazione da cui rileggere l’intero tour “chiromantico” di Kaplan nell’Adriatico.

Così sono finito al suo “Capitolo 2”, a Ravenna; idealmente sporgendomi verso Oriente dalla testa turrita del Mausoleo di Teodorico.

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Una delle qualità dei punti di osservazione da cui Kaplan opera è disallineare – spostare, ribaltare, torcere – gli assi di riferimento (anche cronologici) convenzionali.

In effetti, la storia profonda di Ravenna vuole almeno che si provi a guardare al mondo secondo la Tabula peutingeriana, con un Adriatico ben disteso longitudinalmente, e una capitale greca e barbarica – esotica in un pelago latino post trauma – a presiederne l’incavo più intimo.

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Dalla città romagnola, entità ibrida e liminare, si capisce bene l’associazione Adriatico/Microcosmo che fonda l’intero ragionamento di Kaplan.

Sul mare “quasi chiuso” si affacciano – oggi come un tempo – popoli diversi, istanze diverse, proiezioni geopolitiche ramificate. Occidente e Oriente; latini, greci e slavi; cattolici, ortodossi e musulmani. Europa dei “fondatori” e quasi-Europa. Lo snodo, a Nord, della Mitteleuropa, ha il suo corrispondente nel ganglio balcanico del Canale di Otranto.

L’Adriatico è la porta da cui cerca di entrare, già da anni, la Cina. Ricordiamo il Memorandum e quel Governo Conte.

Inoltre, il mare di Venezia e di Corfù, assume una nuova importanza di prossimità, derivata dalla centralità – indiscutibile – geopolitica del Canale di Sicilia.

Il flusso dei migranti, per effetto delle norme varate dal Governo Meloni, non sta già iniziando a risalire i due lati della penisola?

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Seguendo questa prospettiva di analisi, Kaplan giunge ad un’osservazione più generale sull’Europa.

Se si prendono per buone le linee di forza longitudinale – quella che congiunge il gigante economico cinese all’Unione Europea – e latitudinale – quella che conduce ancora verso l’Unione una movimentazione strutturale di uomini – allora la stessa Europa dovrebbe cominciare a considerare con serietà il punto di incrocio di queste linee.

Per lo studioso, il baricentro strategico va decisamente spostato da Bruxelles al Mediterraneo centro-orientale. In quel quadrante si giocano le partite per il futuro.

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Nella sua escursione adriatica, ricca tanto di intimismo e di reminiscenze quanto di analisi e estrapolazione, Kaplan cerca di ricondurre le sue riflessioni agli assi geo-storici di lunga percorrenza.

Il vero confine Sud del mondo Romano è sempre stato il Sahara. Da Sant’Agostino, e via di seguito, quanti grandi romani sono nati in Africa?

Il Nord Africa è sempre stato legato a doppio filo alle vicende europee: fingere che il nostro “vicinissimo” passato coloniale sia irreperibile, avvinto dalle fitte nebbie del passato rende l’Europa un ente ancora più astratto di quanto già comunemente si dice.

E la nostra latitanza ha permesso una profonda penetrazione proprio dell’Oriente che ora ci è avverso: Russia e Cina da anni operano scopertamente e con chiarissimo intento strategico nei dintorni dell’Equatore.

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C’è un ulteriore tassello. L’analista americano che scrive si muove da una cornice paradigmatica tutt’altro che trascurabile.

Nel 1994, osservando le violentissime tensioni che abitavano il Golfo di Guinea, ha pronosticato un’età di disordine. Anarchia all’Orizzonte?

Sedendosi dalla parte opposta del tavolo di Fukuyama, all’alba del disfacimento dell’URSS, lui non ha visto il discioglimento della storia nella vittoria del liberismo, ma piuttosto una ramificazione di smottamenti che avrebbero portato a nuove conflittualità.

La soglia ultima del suo ragionamento si trova in un articolo del ’97: Was Democracy Just A Moment?

In una sorta di incubo malthusiano, Kaplan aveva osservato, poco “fuori” dell’Occidente, lo sgretolarsi dei confini amministrativi e territoriali, la polluzione epidemica e bellica.

Per questa strada arriva al collasso della Cartografia. Se dobbiamo rappresentare il mondo, non dobbiamo più farlo pensando al radicamento delle istituzioni, ma ai gruppi di uomini e di donne, alle loro identità, azioni, relazioni, movimenti. The Last Map non dovrebbe essere altro che continua mutazione.

L’Anarchia pretende un diagramma congruente: il caos.

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Pur rivedendo molte volte queste premesse negli anni, i pensieri di Kaplan non superano mai veramente questa impostazione.

C’è in lui, nascosta sotto una lastra di cinismo speculativo e realismo politico, una sorta di ansia di destrutturazione.

Forse anche per questo riesce a lanciare delle proposte decisamente fuori dagli schemi: considerando il probabile innesto cinese in Adriatico, e analizzando le condizioni socio-economiche delle Nazioni coinvolte, Kaplan spiega che tra Trieste, Venezia, Ravenna, Spalato, Durazzo, Corfù, sarebbe decisamente utile rievocare il modello medievale della Lega Anseatica. Burocrazia snella e città commerciali semiautonome.

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Inevitabilmente, dando un’ultima occhiata agli splendidi mosaici ravennati, mi accorgo che nell’avvicendarsi delle tessere distinguo sempre meno l’intero, il disegno.

Sebastiano Bertini

Lo Scavalco è una scorciatoia, un passaggio corsaro, una via di fuga. È una rubrica che guarda dietro alle immagini e dietro alle parole, che cerca di far risuonare i pensieri che non sappiamo di pensare.

Sebastiano Bertini è docente e studioso. Nel suo percorso si è occupato di letteratura e filosofia e dai loro intrecci nella cultura contemporanea. È un impegnato ambientalista. Il suo più recente lavoro è Nel paese dei ciechi. Geografia filosofica dell’Occidente contemporaneo, Mimesis, Milano 2021. https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857580340

Sebastiano Bertini

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