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Il divenire conflitto politico della poesia tra i “versi” di Antonino Contiliano

Un libro eterodosso. Un conflitto antagonista est-etico-politico il nuovo libro di poesie “Sparse Disarmoniche” di Antonino Contiliano. Un tessuto che, tra il soggettivo e l’inter-soggettivo della rete linguistico-semiotica, lascia cadere acidi liberatori di senso. Sensi in processo, e legati alla storia e ai linguaggi in cammino.

Una sfida al caos di classe della fossilizzazione e della canalizzazione uniformante dell’attuale mondo robotizzato e telecomandato dei padroni. Il cyberspazio dei profitti social network imperanti (chiacchiera alienante e format assoggettanti). Una rinnovata – è possibile dire – allora politicizzazione dell’arte e della poesia (quella che abita “Sparse Disarmoniche) a fronte dell’estetizzazione forzata e dei simulacri digitali (perdita di ogni referenza reale) cui è piegata la nuova tecnologia dalle azioni neocapitalistiche dei nuovi mercati identitari (finanziari, energetici, climatici …) e delle nuove guerre.

Un taglio, quello che emerge da questa nuova raccolta poetica, chiaramente situato nel richiamo del ‘comunismo’ come modello alternativo alle ingiustizie e alle diseguaglianze del capitalismo di regime. Ne avevamo dato la notizia prima dell’effettiva pubblicazione. Oggi “Sparse Disarmoniche”, il nuovo libro di poesie di Antonino Contiliano (prefato da Marco Palladini), è in rete e già disponibile nel catalogo dell’editrice catanese Prova d’Autore (https://www.provadautore.it/prodotto/sparse-disarmoniche-di-antonino-contiliano/).

Come scrive il suo prefatore Marco Palladini, il taglio di questa poesia è, fino in fondo – crediamo –, una consolidata scelta dell’autore, e legata al confronto con la realtà complessa e inquieta del nostro tempo. Un confronto qualificato come opposizione etico-politica seguendo un’estetica stridente. Una posizione che, sin dalla tecnica del montaggio del materiale, non lascia adito a dubbi circa l’anestetizzazione che silenzia il pensiero. La mente condizionata dall’ipomedialità accelerata.

La politica estetizzante della globalizzazione capitalistica del mondo tanto cara, e condivisa, da tanta produzione artistica e poetica circolante nel mercato mondiale della comunicazione degli individualismi imprenditoriali. Se non ai testi, basterebbe uno sguardo, pur dis-tratto, solamente alle parole “rosso … bolscevico” con cui, in una nota personale, lo stesso autore presenta il suo punto di vista.

Nessuna equivocazione sul suo impegno etico-politico circa i fenomeni provocati dai poteri in corso galoppanti (dolenti o di altro tono) del nostro tempo. Una nota “musicale” critica ed eteroclitica che si accorda, non casualmente, con la sua stessa produzione precedente. Nessuna pacificazione consolatoria è promessa. Se ci si immette fra i sentieri delle parole delle poesie di questo libro è come fare un viaggio in fondo alle parole della memoria e della storia delle lotte. 

Giacomo Cuttone

redazione

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