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Oltre la memoria: un Centro Studi nel nome di Paolo Borsellino

Una piazza, un’aula di Tribunale, un ospedale. Il passaggio di Paolo Borsellino a Marsala, dove per cinque anni ha guidato la Procura della Repubblica, ha lasciato un segno profondo tra quanti lo hanno conosciuto, ma pure alcune tracce nella toponomastica, cui si aggiunge anche una bella fotografia collocata all’ingresso del nuovo Palazzo di Giustizia assieme a quella di Cesare Terranova e il riconoscimento della cittadinanza onoraria post mortem, avvenuta nel 1993.

In questi trent’anni Marsala ha alternato momenti di grande cura per la memoria di Paolo Borsellino a gravi distrazioni. Ci fu una fase, dieci anni dopo la Strage, in cui sembrò radicarsi l’idea che assieme ai militari dei Vespri Siciliani dovessero essere accantonate anche le celebrazioni dell’antimafia. Se pensiamo alla Marsala dei primi anni del 2000, in effetti, la presenza di un Consiglio comunale costretto alle dimissioni per evitare l’onta dello scioglimento per infiltrazioni mafiose fa capire quanto la criminalità organizzata avesse mantenuto una profonda capacità di penetrazione nelle istituzioni. Parlare e scrivere di mafia – come faceva con frequenza quotidiana la nostra testata – veniva considerato sconveniente, perchè c’era una nuova immagine da promuovere che non prevedeva troppo spazio per l’inciampo della memoria. Di fatto, chi ha vissuto quella stagione sa bene che la mafia continuava a godere di un certo consenso, tanto da mandare i propri emissari alle riunioni politiche per incidere su appalti e concessioni varie.

In un editoriale del 19 luglio 2003, dalle colonne di Marsala c’è lanciammo una proposta che ci sembrava la migliore per dare una cornice adeguata agli anni marsalesi di Paolo Borsellino: istituire un centro studi a lui dedicato, attraverso il quale raccogliere le tracce, le testimonianze e le carte che hanno caratterizzato i suoi cinque anni a Marsala, ma anche di studiare e approfondire la conoscenza del fenomeno mafioso sul territorio. A distanza di 19 anni, resto convinto della validità di quella proposta, nella consapevolezza che – probabilmente – oggi sappiamo meno di allora sulle dinamiche malavitose marsalesi: in parte, perchè le operazioni Peronospera hanno effettivamente inferto duri colpi ai capi e ai gregari al servizio del sodalizio criminale, in parte perchè si è manifestata una preoccupante coltre di silenzio sui nuovi affari di Cosa Nostra. Sappiamo del business della droga come di quello dei rifiuti, sappiamo di alcune situazioni sospette in ambito agricolo, siamo certi che la pandemia abbia rappresentato un interessante business per la rete di Matteo Messina Denaro e che le opportunità del PNRR (così come i fondi europei) sono già cerchiate in rosso sul taccuino degli appunti dei boss. Parafrasando Pasolini, potremmo dire di sapere, pur non avendo le prove, ma non c’è dubbio che la mafia ci sia ancora e che lontana dai riflettori continui ad arricchirsi, ma anche a mimetizzarsi, cercando di fare meno rumore possibile. Proprio per questo, le sue mosse andrebbero approfondite e studiate all’interno di un contenitore di qualità, capace di mettere ordine e rigore scientifico tra informazioni frammentarie, intuizioni e sospetti, sul modello di quanto fatto a Cinisi con il Centro Studi Impastato, nella consapevolezza che la lotta alla mafia non può limitarsi a un’opera repressiva affidata alla magistratura e alle forze dell’ordine.

Ci pensino davvero, stavolta, pubblico e privato, senza cadere nella tentazione dell’oblìo o della speculazione politica. Farebbero senz’altro un buon servizio alla città e – soprattutto – alla memoria di Paolo Borsellino.

Vincenzo Figlioli

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Tags: Paolo Borsellino