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Vicenda PD, Vito Ferracane: “Il congresso un luogo dove imperversa scarsa educazione”

Un’altra lettera di un cittadino e lettore nonchè militante del Partito Democratico, Vito Ferracane, che interviene sulla vicenda legata alla nomina del segretario dem cittadino.

“Mi chiamo Vito Ferracane, sono insegnante e contadino. Sono iscritto al PD da tanti anni. Non ricordo quante tessere ho avuto dei DS, del PDS e del PCI. Ricordo di aver avuto qualche tessera di DP. In politica, comunque, mi sono sempre ritenuto un militante di sinistra. Da anni non partecipavo alle scelte politiche del mio partito attuale (PD). Le accettavo anche quando tutti gli altri iscritti contribuivano a farle. La militanza è una altra cosa (se non ci sei accetti e basta).

Per Lillo Gesone mi sono speso come iscritto. Ci credevo. Ci speravo. Lo conosco bene. Leggevo i comunicati stampa. Mi informavo con persone del mio partito. Sembrava fatta. Vado al congresso pensando di consolidare il mio stato di militante. Invece, mi sono ritrovato in un luogo dove imperversava la scarsa educazione. Una triste platea di sessantenni formata da gente che interrompeva continuamente, da gente che abbandonava, da gente che applaudiva per provocare e da gente che non rispettava le regole dell’assemblea. Ho ascoltato la relazione politica letta da Linda Licari che riportava qualche errore di forma. Infatti, ho ascoltato un passaggio dove si affermava che un gruppo di tesserati aveva individuato il candidato segretario. Sarebbe stato più giusto dire che aveva individuato due candidati e che la relazione politica valeva niente rispetto al gioco di piazzare questa o l’altra testa alla faccia dei contenuti politici.

Ho ascoltato le ragioni politiche e personali di Lillo Gesone. Ha abbandonato. Peccato, speravo di vederlo ancora una volta protagonista delle lotte politiche che solo lui è stato capace di fare. Ad onor del vero, nel corso di questi mesi, più volte Lillo mi aveva detto che percepiva di essere chiamato a fare il segretario per sancire una spaccatura non per affermare un progetto politico. Aveva ragione.

La cronaca del congresso ha come risultato una spaccatura profonda. Ho capito perché la questione dirimente era sulle liste e non sui contenuti politici quando, ascoltando gli interventi, le parole più ricorrenti erano “gruppo” e “passato”. Prospettiva minimalista che non fa pensare alla politica ma ad una resa dei conti. Ho ascoltato un bel po di interventi ma mai quello del candidato segretario che mi avrebbe dovuto convincere a votarlo. Beh… Caro segretario, rispetto a quanto scritto prima, anche io mi sento colpevole. Sicuramente potevo fare qualcosa in più per una migliore riuscita del congresso. Però, ho il dovere critico di affermare che, per forma e per stile, non è una bella cosa arrivare alla votazione senza pregnare il dibattito del tuo senso e del tuo pensiero politico. Hai indossato la relazione politica cucita per Lillo senza nemmeno aggiungere o togliere un orlo o una bacchetta. Non potevo votarti al buio. Comunque, anche quest’ultima mia considerazione ci accomuna. Anche io sono stato un numero. Triste epilogo per un partito che dovrebbe guardare alle donne e agli uomini”.

redazione

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