Categorie: AperturaApertura homeCronacaPescaProvincia

Caro gasolio, si ferma la marineria. Unioncamere e cooperative chiedono misure a sostegno del reddito

Da due giorni le marinerie siciliane sono in stato di agitazione contro il caro gasolio. Da Portopalo di Capo Passero a Cefalù, da Sciacca a Trapani, ‘navi a terra’ per i pescatori che si fermano per l’aumento vertiginoso del prezzo del carburante. Si tratta di tutti quei piccoli armatori e pescatori che si sono riuniti per prendere la drastica decisione.

“Non si possono può sostenere le spese del caro gasolio – afferma il presidente della Federazione armatori Sicilia Fabio Micalizzi -. Il prezzo sta per arrivare a un euro e 50 centesimi, chiediamo al governo centrale che venga messo un tetto massimo al prezzo del carburante oltre il quale non si deve andare, sennò vi è una speculazione enorme. Chiediamo che venga aperta una indagine conoscitiva della Procura al fine di stabilire eventuali responsabilità di speculazione. Se prima c’erano barche che spendevano 2-3 mila euro di carburante ora ne spendono ben più il doppio. Non è più tollerabile”.

Anche Papa Francesco ha raccolto i malcontenti di una intera categoria piegata dal mercato: “Esprimo la mia vicinanza ai pescatori che a causa dell’aumento del costo del carburante rischiano di dover cessare la loro attività”.

Se già la pesca locale, come quella marsalese, era stata negli anni ‘penalizzata’ dalla divisione delle quote tonno, molto irrisorie per la pratica del palangaro, adesso una nuova tegola sul settore.

“Alle marinerie siciliano esprimiamo tutta la nostra solidarietà per la protesta e lo stato di agitazione in atto che riguarda il caro-gasolio, che mette a rischio la stessa sopravvivenza del settore, ma anche per la questione relativa alla sicurezza nel Canale di Sicilia che con i venti di guerra diventa sempre più teatro di esercitazioni e operazioni militari che mettono a repentaglio la vita del personale impegnato sulle imbarcazioni da pesca”, afferma il presidente di Unioncamere Sicilia Pino Pace che aggiunge: “Servono immediatamente provvedimenti del governo nazionale”.

Apprendiamo che il governo Musumeci entro due settimane dovrebbe provvedere al pagamento di 4 milioni relative alle indennità da Covid-19, mentre si dovrà attendere ancora per i 10 milioni varati in Finanziaria come contributo per il caro-gasolio. Ci auguriamo governo nazionale e governo regionale siano solerti e si occupino della sicurezza nel Canale di Sicilia”, conclude Pace.

Fortemente preoccupate per la sorte delle imprese e dei tanti lavoratori della pesca Legacoop Sicilia, Confcooperative, Unci e Unicoop, lanciano un sos unitario: “Non possiamo che stare al fianco delle nostre cooperative, dei lavoratori e delle marineria in un momento complicato”. Il dito è puntato contro le speculazioni delle compagnie petrolifere per fronteggiare le quali ancora dal Governo Draghi nulla è stato fatto. Tra le richieste rivolte al governo nazionale e a quello regionale quella di continuare a sostenere con rinnovata convinzione l’inserimento del “fermo bellico” anche per le marineria del Mediterraneo, proposta sinora esclusa dalla Commissione Europea.

Non più rinviabile nemmeno l’introduzione di misure di sostegno al reddito dei pescatori che è fortemente indebolito dalla crisi del settore. A tal proposito dal movimento cooperativo arriva una proposta di immediata applicazione, quella cioè di mutuare la cassa integrazione meteo a favore dei marittimi ed evitare così il balzello della Cisoa che, come la Naspi, è a carico del datore di lavoro.

redazione

Condividi