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Thor, l’amore, e l’Orlando furioso (I Supereroi, sono di Destra)

Davanti alla carrellata di proposte cinematografiche di questi ultimissimi anni, mi ha ripetutamente colpito la tenacia – il nerbo – con cui re-boot, remake, rifacimenti e aggiornamenti di varia sorta dominano gli schermi. In una manciata di stagioni, sono ritornati Avatar, Toy Story, Dune, pure Top Gun. Le piattaforme di Serial a mani basse saccheggiano soggetti di culto e meno, cercando di capitalizzare anche quelle pellicole che, oramai, possono dirsi di modesta notorietà.

Il mio stupore, in parte, deriva dalla mia accorata partecipazione alla lunga sfacchinata dei filosofi per il superamento – teorico ma non solo – del Postmodernismo: fase epocale dell’Occidente che si è tentato di superare e accantonare infinite volte. Ma che, evidentemente, si dimostra più che vitale.

L’atteggiamento postmodernista, già fotografato e chiaramente descritto alla fine dei ’70, prevedeva un peculiare trattamento dei prodotti culturali: data per esaurita l’età moderna, dato per saturo ogni orizzonte, non rimaneva che ri-narrare ciò che era già stato narrato, riscrivere, re-impastare, ludicamente pasticciare e mescolare. Tanto per chiarire, Paolo Portoghesi, nel 1980, chiamava la sua mostra architettonica veneziana La presenza del passato.

Ora, qualche anno è passato. Eppure il cinema americano – e quindi interamente occidentale – sembra entrare, proprio ora, in un’età di “maturo” ripiegamento su sé stesso. Si pensi, su tutti, al cinema supereroistico, vero ingranaggio forte dell’industria cinematografica: MCU ha mangiato da sola il 30% degli incassi dell’intero 2021.

Quanto mai può essere golosa, per l’industria dell’intrattenimento, la possibilità di attingere da un semenzaio praticamente inesauribile di storie già scritte, sceneggiate, visivamente rappresentate come quello Marvel? Più di 80 di pubblicazione ininterrotta con una somma approssimativa di 27.000 albi. Un tesoro.

In più, il mondo di Capitan America e colleghi, ha la poderosa capacità di attivare la serotonina, poderosamente potente, della “Nostalgia”. Si faccia un conto: in Occidente la fetta maggiore di popolazione è quella compresa tra i 35 e i 55 anni. Proprio coloro che negli anni ’80 e primi ’90 hanno ficcato il naso nei fumetti di Spider-man. Esistono tante cose più attraenti, per un maschio bianco e vagamente imborghesito, che ritornare alla propria adolescenza?

Aggiungiamo una lettura in prospettiva di profondità. Tutti i supereroi, dal primo all’ultimo, sono progenie, eredi e successori, degli eroi dell’epica cavalleresca (i quali a loro volta ereditano da…). Esiti di un lungo processo di “secolarizzazione”, come vorrebbe Hans Blumenberg. Anzi, si potrebbe sottolineare come gli eroi dei fumetti aderiscano ai loro antecedenti curtensi con sovrapposizione decisamente più puntuale rispetto ai loro immediati predecessori novecenteschi: i poliziotti, gli investigatori, gli sbirri e i Marlowe immortalati da Chandler.

Tanto i medievali, quanto i moderni e contemporanei, vestono divise militari, mantellati come si addice al rango; su di esse portano insegne e simboli, corrispettivi delle rispettive ragioni d’essere: tutti combattono per la difesa – per espellere, allontanare, neutralizzare ciò che minaccia – dello status quo. Valori religiosi e cavallereschi prima, laici e civici poi. Non è un caso che i primi eroi vestano calzemaglia tinte dei colori della bandiera degli Stati Uniti: sono tutti, seppur in modi vagamente diversi, homelander che medievalmente “errando” presidiano un territorio, interpretando il nesso primordiale sangue-terra e cacciando chi lo minaccia.

Non ci siamo mai accorti che nessuno dei nostri supereroi MCU abbia il carisma del rivoluzionario? Mai vince la trasformazione, mai è possibile l’utopia. Certo, forse, per lo spirito Repubblicano del più profondo Midwest l’utopia è già realizzata e scolpita sul Monte Rushmore: una Città sulla Collina chiamata USA.

Epitome del processo: in uscita il nuovo Thor, Love and Thunder, che altro non sarà che un novello Orlando innamorato – staremo a vedere, magari pure, per le grandi doti del regista, un Furioso – che rimescola, tra fiabesco e ironia, i cliché del genere.

E noi? Siamo ospiti a corte, imbambolati da una nuova epica che, sappiamo benissimo, essere terribilmente vetusta?  

Sebastiano Bertini

Lo Scavalco è una scorciatoia, un passaggio corsaro, una via di fuga. È una rubrica che guarda dietro alle immagini e dietro alle parole, che cerca di far risuonare i pensieri che non sappiamo di pensare.

Sebastiano Bertini è docente e studioso. Nel suo percorso si è occupato di letteratura e filosofia e dai loro intrecci nella cultura contemporanea. È un impegnato ambientalista. Il suo più recente lavoro è Nel paese dei ciechi. Geografia filosofica dell’Occidente contemporaneo, Mimesis, Milano 2021. https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857580340

Sebastiano Bertini

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