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Combattere multimediali

La grande trasformazione linguistica dell’Occidente contemporaneo riguarda – e lo vediamo tutti benissimo – l’immagine. Siamo immersi nel “visibile” e su di esso annodiamo tutti gli altri media. Se immaginassimo di affiancare i riquadri materiali e virtuali delle immagini che ad oggi sono state prodotte e messe in circolazione, otterremmo un tappeto variopinto spazialmente incommensurabile.

Fredric Jameson, fine filosofo, ben consapevole della lunga storia di potenza del “visuale” in Occidente, nei primi ’80 è riuscito in una sintesi sociologica fulminante: se una società diviene estremamente complessa, diviene estremamente importante costruire delle “riproduzioni in scala ridotta” della stessa, dei simboli, logo e icone, in grado di ricondurre il lontano al vicino, il molteplice al semplice. Basta guardare i nostri smartphone: in un tap su una immagine-cosa che sono convinto di toccare ma non tocco, accediamo all’universo dell’immagine multimediale, non plus ultra magnetico della condensazione di ogni tipo di media comunicativo.

Anche in guerra – certo, perché ogni guerra ha la sua epica – l’iper-immagine si offre in tutta la sua potenza. Il leader ucraino Zelensky la sta usando con modi decisamente occidentali: combina le modalità del self-movie con i set istituzionali, cura il dettaglio visivo e pubblica regolarmente, in conformità alle esigenze informivore della stampa europea. Centra il suo messaggio su un asse emotivo chiaro e potente mentre accoglie sotto-testi e para-testi. Proprio questi, però, sembrano sganciarlo dal post-storicismo europeo, rendendolo contestualmente icona, tuttotondo eroicizzabile: il suo insistere sui piani contigui della presenza e resistenza lo radica negli eventi. Il fatto di aver rifiutato le vie di fuga predisposte, il fatto di aver rifiutato di riconvertirsi in quella costruzione giuridica, non-fattuale, del “governo in esilio” che tanto le potenze strategiche amano veder fiorire nelle loro province, lo rende attore storico. Nei suoi discorsi non è mai contemplato il tentativo, squisitamente europeo, di riassorbire ogni vibrazione nelle maglie mobili del Mercato e del Diritto. Al contrario sono frecce al suo arco le acuminate immagini di guerriglia, di fuga, di violenza subita dal popolo ucraino.

Putin, e il suo stato maggiore, sembrano invece abitare un altro secolo. La macchina comunicativa Russa agisce novecentesca, fatta di pura propaganda. Censura, espelle, sovrappone alla libera stampa l’edificazione della missione di Stato. È chiaro, questa Russia non ha mai smesso di pensarsi in senso tradizionalmente strategico: non esiste un’opinione pubblica da persuadere, ma esiste una comunità etnico-culturale da conformare alla ragione degli apparati. Lo si comprende anche osservando l’uso aggressivo che la Russia fa delle tecnologie digitali (in questo caso ben difficilmente tacciabili di arretratezza): da anni, almeno dal 2008 e in crescendo dal 2014, gli hacker russi rubano dati alle potenze europee e agli USA; infrangono firewall, distorcono i flussi di trasmissioni, operano attraverso profili falsi. Non producono immagini sensibilizzanti: operano nella logica del danno e dell’imposizione.

Due culture comunicative, come due culture mondane. A Est della nuova Cortina di ferro, rinnova il suo respiro la vecchia – dichiarata per morta – brama cartografica di dominio; a Ovest c’è in nuce il superamento della sospensione eterea dell’Unione Europea: c’è la proiezione, cioè, dei modi e del carisma democratico sul territorio brullo degli eventi. Eurocorps e Rete energetica autonoma europea; che altro?

Lo Scavalco è una scorciatoia, un passaggio corsaro, una via di fuga. È una rubrica che guarda dietro alle immagini e dietro alle parole, che cerca di far risuonare i pensieri che non sappiamo di pensare.

Sebastiano Bertini è docente e studioso. Nel suo percorso si è occupato di letteratura e filosofia e dai loro intrecci nella cultura contemporanea. È un impegnato ambientalista. Il suo più recente lavoro è Nel paese dei ciechi. Geografia filosofica dell’Occidente contemporaneo, Mimesis, Milano 2021. https://www.mimesisedizioni.it/libro/9788857580340

Sebastiano Bertini

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Tags: Fredric JamesonputinRussiaucrainaZelensky