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Marsala: stalker finisce in carcere. Anselmi: “Sentenza che dà coraggio”

Un altro caso di stalking a Marsala, ha visto un processo dove oggi l’imputato è stato condannato alla restrizione in carcere.

I fatti sono accaduti tra l’agosto del 2019 e il 31 maggio 2020. All’epoca dei fatti, la vittima, M. D., di circa 30 anni, era fidanzata con G. L. M., subendo vessazioni e maltrattamenti, fino a quando lui non l’ha picchiata. La giovane donna però, ha avuto la forza di lasciarlo e di denunciare, rivolgendosi al Centro Antiviolenza “La Casa di Venere” che l’ha assistita psicologicamente e legalmente.

Da quella denuncia ne è scaturito il processo a carico dell’imputato per reato di stalking, violenza privata e danni, davanti il giudice monocratico, Francesco Parrinello. Ed è stato proprio il giudice lilybetano ad accogliere la tesi difensiva dell’avvocata delle parti civili, Roberta Anselmi, condannando ad un anno e 10 mesi di reclusione più il risarcimento danni, G. L. M., difeso in aula dal legale Antonino Zichittella.

Inizialmente, per tutelare la vittima, allo stalker venne applicata la misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dall’ormai ex.

Un altro provvedimento importante a tutela delle donne e per le donne, così come ha commentato l’avvocata Anselmi: “Questa sentenza rende giustizia non solo alla mia assistita, alla quale lo stalker aveva addirittura preannunciato le modalità con cui l’avrebbe uccisa, ma anche alle operatrici del Centro Antiviolenza “La Casa di Venere” che si battono h24 per restituire dignità e consapevolezza di sé alle donne vittime di violenza. Soprattutto però, si tratta di una sentenza che dà coraggio a tutte quelle donne che purtroppo sono ancora accanto al mostro e non hanno la forza di uscire dalla spirale della violenza”.

La Anselmi dà un consiglio a chi subisce abusi: “Non dovete avere paura di denunciare non vi dovete vergognare, voi non siete colpevoli di nulla; quella violenza non l’avete subita perché siete andate a quella festa o perché avete indossato un vestito un po’ scollato, o perché ‘ve la siete cercata’. Non avete fatto nulla! Avete semplicemente esercitato i vostri diritti di libere cittadine. Sono loro che hanno calpestato i vostri diritti, sono loro che si devono vergognare. E’ tempo di cominciare a cambiare la concezione culturale del nostro Paese e di abbattere gli stereotipi di genere, partendo anche dalle aule dei Tribunali. Il vento sta cambiando, noi ci siamo”.

Va ricordato che il 90% dei femminicidi è l’epilogo di tanti episodi di stalking, quindi è bene fermarli in tempo con ogni mezzo legale a disposizione.

redazione

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