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Il ddl Zan e un Parlamento fuori dal tempo

Il ddl Zan non sarà legge. Ieri al Senato si è consumata una pagina vergognosa della politica italiana, che si conferma ancora una volta distante anni luce dagli umori e dai sentimenti del Paese reale. Un segnale devastante per l’opinione pubblica in genere, ma soprattutto per i più giovani, particolarmente sensibili all’argomento. Al di là della propaganda contraria che è stata condotta in questi anni, il ddl Zan aveva un unico obiettivo: prevenire e contrastare la discriminazione e la violenza basate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità. Un’iniziativa necessaria e semmai tardiva a fronte di retaggi culturali che hanno spesso portato a ritenere “normale” deridere, insultare, isolare, picchiare o indurre al suicidio un soggetto che per la morale comune veniva considerato “diverso”.

Alzi la mano chi, nella sua vita, non ha avuto compagni di scuola o colleghi universitari che non siano stati messi almeno una volta a disagio dai commenti acidi di qualche capobranco, dalle risatine dei suoi accoliti e persino dalle complicità di certi insegnanti: c’è chi è crollato e chi ne è uscito più forte, chi è andato avanti per la sua strada e chi, in un modo o nell’altro, è stato influenzato nelle proprie scelte esistenziali dagli insulti, dai mormorii, da qualche scritta offensiva comparsa sui muri della scuola, sui banchi o alla toilette.

I retaggi fascisti, le rigidità delle frange più conservatrici della Chiesa cattolica e il generale imbarazzo con cui la politica ha affrontato questo tema nel tempo sono tutti fattori che hanno contribuito alla reiterazione di queste logiche discriminatorie, che mal si conciliano con lo spirito costituente e con quell’articolo 3 che dovrebbe essere il faro nella nebbia per ogni politico chiamato a rappresentare gli italiani in Parlamento, laddove – al comma 2 – si evidenzia che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Il voto di ieri, però, non tradisce soltanto l’orizzonte indicato dai padri costituenti nell’applicazione estensiva del principio di non discriminazione, ma va anche in contraddizione – come si diceva in premessa – con lo spirito del tempo, che ha proprio nelle fasce giovanili i più convinti sostenitori delle ragioni contenute del ddl Zan.

Mi rende ottimista la consapevolezza che per questo Parlamento siamo agli ultimi giri di giostra e che entro i primi mesi del 2023 potremo contare su una rappresentanza diversa, in cui anche i senatori saranno votati dai diciottenni. E, a quel punto, mi piace pensare che il disegno di legge contro l’omotransfobia possa essere ripreso e migliorato, consentendo a tutti di vivere serenamente e in totale libertà la propria vita, senza dover incorrere in alcun tipo di discriminazione.

Perchè i diritti non si possono negare per sempre: prima o poi, presentano il conto. Accade nelle più reazionarie tra le dittature, accadrà anche nella democratica Italia.

Vincenzo Figlioli

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Tags: Ddl Zan