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L’infiorata antiabortista

Talvolta anni di battaglie sui diritti delle donne vengono spazzati via da insulse iniziative. A Trapani si è svolta una infiorata nella scalinata della Chiesa San Domenico, patrocinata dal Comune del capoluogo di Provincia. Profumati fiori ‘disegnano’ tematiche importanti e con il messaggio rivolto alla Madonna, di sciogliere “i nodi” di alcune brutture che il nostro Paese ci ha mostrato: razzismo, droga, mafia, conflitti interiori e non. Ma tra queste rappresentazioni, campeggia anche una infiorata contro l’aborto.

Aborto tutelato dalla legge del 22 maggio del 1978, n. 194, che consente alla donna di ricorrere all’interruzione di gravidanza volontaria in una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla “IVG” solo per motivi di natura terapeutica. Va detto che quella di Trapani è una manifestazione religiosa e la loro opinione è quella di difendere la nuova vita che nasce. L’aborto però non è una opinione, è un diritto riconosciuto da leggi italiane e per di più la scienza è molto chiara a riguardo; il dilemma etico è lecito, ma nel 2021 potrebbe essere superato grazie alla mole di strumenti a disposizione. Leggi che peraltro hanno delle falle notevoli, visto che la 194 prevede la possibilità che un medico obiettore possa rifiutarsi di praticare l’aborto in ospedale. Ecco perché la legge va modificata prevedendo un numero esiguo o l’azzeramento di obiettori sin dai concorsi pubblici. Nessuno si scandalizza per l’infiorata col feto, ma è legittimo restare basiti sul fatto che un Ente comunale possa sostenere una iniziativa che ha avuto una caduta di stile e una mancanza di rispetto morale verso le donne e verso un provvedimento dello Stato Italiano.

Sono numerosi gli interventi volti a condannare il “disegno”, da Cgil e Uil al PD. Valentina Villabuona ha specificato che l’immagine non doveva essere pubblicata sulla pagina Facebook istituzionale del Comune di Trapani e che va rimossa. Probabilmente è una linea morbida, ma ammettiamo che sia lecito per la cultura cattolica farlo, il Comune guidato da Giacomo Tranchida, che vanta in Giunta una assessora sensibile alle tematiche giovanili e delle pari opportunità, dovrebbe ritirare immediatamente il patrocinio all’iniziativa. Ha disteso invece i toni il Vescovo della Diocesi di Trapani, nonostante il finale della missiva reciti: “E se l’aborto da terreno di battaglia diventasse luogo di incontro?“. C’è già un “luogo” in realtà: la 194!

Da quanto si apprende su Facebook in un post del sindaco, la pezza è peggio del buco: l’associazione, con un cartello, ha specificato di non voler turbare nessuno, che è il Papa a voler condannare la “cultura dello scarto” di bambini che “non vogliamo ricevere”. Il sindaco, in un commento ha affermato: “Penso che un’Istituzione laica non debba censurare opinioni e riflessioni di alcuno, Papa compreso. Debba diversamente saper rispettare e invece cogliere spunti di riflessione anche sugli “eccessi” contemporanei di una legge che condivido a tutela della libertà delle donne… se qualcuno pensa che abbia violato le leggi… dalle nostre parti il Tribunale si trova in via XXX Gennaio”.

Caro signor sindaco, essere contro l’aborto non è reato (al netto di ingiurie e diffamazioni), essere a favore nemmeno, è vero. Ma inviare pubblici messaggi che possano mettere una donna, una ragazza, una bambina, una madre, in una condizione di svantaggio, no! Non è giusto, non è equo, non è morale (se di etica dobbiamo parlare) né legale. Se per affermare un diritto bisogna ricorrere ad un’aula di tribunale – così come ha fatto Marco Cappato a tutela dell’eutanasia nel nostro Paese – allora ne vale la pena. Questo è l’unico eccesso ammissibile.

redazione

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  • Ma la firma su questo bellissimo, colto e democratico articolo?
    Si può esser pro-life senza che ciò ostacoli o limiti chi vuole utilizzare la 194? O esprimere la propria opinione e pubblicizzarla è vietato?
    PS: Trapani non è capoluogo più, per legge, di alcuna "provincia"....

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