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A Mozia ancora scoperte: ossa di una ragazzina e di un bovino, vasi e àncora

Dopo il ritrovamento di una stele l’iscrizione fenicia che significa “Servo di Melqart”, titolo aristocratico dell’epoca, e con la scoperta di ulteriori reperti, l’isola di Mozia si appresta a cambiare volto storico anche grazie ad un’altra importante novità archeologica fatta dalla campagna di scavi guidata da Lorenzo Nigro con l’Università La Sapienza assieme alla Soprintendenza ai beni Culturali di Trapani.

Le ossa appartenenti ad una ragazzina, sui 12-14 anni e con soli 5 denti da latte, è stato ritrovato a Mozia. Si tratta di resti risalenti al 400 a. C. e probabilmente frutto di un sacrificio umano per scongiurare la caduta dell’isola dello Stagnone nelle mani dell’esercito siracusano.

Il ritrovamento è avvenuto nell’area sacra del Khoton, lungo il Temenos circolare. Qui sono state ritrovate anche lunghe ossa di mammifero, che forse appartenevano ad un bovino o a un cavallo, e vasi tipici di un banchetto dell’epoca e in cui l’animale ucciso sarebbe stato offerto alla divinità e consumato dagli invitati alla “mensa”. C’è altresì un’àncora del II millennio a. C. incastonata nelle mura del Temenos circolare, segno di un passaggio di forestieri nella zona, ancora prima dei fenici.

redazione

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