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Pesca in acque libiche, i Governi ‘trattano’. Si pensa anche ad un monitoraggio radar

Le associazioni dei pescatori di Mazara del Vallo hanno richiesto una continua ed attenta protezione del loro naviglio, intendono quindi operare, in tutta tranquillità, nelle “acque di esclusività libica”. A tal riguardo si è espressa la Comunità Europea.

Ieri, il Ministro degli Esteri Di Maio, con il vertice ENI, si è recato in visita proprio a Tripoli ove ha incontrato il Ministro degli Esteri Najla Al Mangoush e le massime autorità libiche, il Presidente Mohammed Menfi e i deputati Abdullah Al-Lafi e Mossa Al-Konied ed il primo Ministro Abdul-Hamid Dbeibah.

L’ENI ha confermato il suo impegno in Libia nelle attività dei marittimi siciliani. Le due parti hanno ripreso la discussione sull’impegno italiano nella realizzazione della strada “costiera” già promessa nella precedente visita in occasione del sequestro dei pescherecci siciliani e della lunga detenzione dei marittimi di Mazara del Vallo. Ma non è noto se si sia anche affrontato il problema delle acque internazionali, di esclusiva pertinenza libica ed ove i pescatori siciliani hanno tutta l’intenzione di fruire liberamente.

In realtà già una prima soluzione potrebbe essere attuata con un costo assai limitato. Infatti si potrebbero installare delle piattaforme dotate di un radar a controllo remoto della triskav, sulla linea Tripoli – Capo Al Hamamh. L’attività di sorveglianza marittima realizzata dai radar triskav avviene da remoto e può essere effettuato sia da una sala di controllo situata in Libia che da una sala di controllo situata in Italia.

Se la realizzazione della linea di sorveglianza radar fosse finanziata dalla Cooperazione Internazionale, oppure dalla Regione Sicilia od anche dal Ministero degli Interni, vista comunque la sua rilevanza per la sicurezza italiana, la sorveglianza radar potrebbe benissimo essere gestita da una unità operativa ubicata a Palermo, o Roma, o Mazara del Vallo.

Con l’installazione delle piattaforme di sorveglianza radar si ottengono tre importanti risultati: si localizzano tutte le piccole imbarcazioni che giungono dal mare aperto verso le acque e le coste nazionali libiche; si possono sorvegliare tutte le piccole imbarcazioni che lasciano la costa Libica  e le acque territoriali in direzione delle acque internazionali seguendone la rotta; si localizzano tutte le operazioni di trasbordo illegale di persone o di marci effettuate con l’accosto fra due imbarcazioni.

In questo modo sia la Marina Militare Italiana che altre forze navali sarebbero sempre in grado monitorare ciò che avviene sulle coste italiane e di concordare le sue azioni sia con i colleghi libici sia con i colleghi della flotta europea dispiegata per le azioni di contrasto alle attività illegali.

redazione

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