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Villabuona (Pd): “Le regole non si invocano a convenienza. Si sospenda l’azione della commissione di garanzia sui sei tesserati marsalesi”

Il 2021 è cominciato con uno stato di fibrillazione politica superiore alle attese. Se a livello nazionale, la nascita del governo Draghi sembra ormai scontata, in provincia di Trapani il Partito Democratico si ritrova, ancora una volta, a ragionare su una serie di situazioni complicate, a partire da Marsala, dove ha destato non poco scalpore l’annuncio di un procedimento disciplinare nei confronti di Luana Alagna, Massimo De Vita, Linda Licari, Rino Passalacqua, Mario Rodriquez, Matilde Sciarrino, rei di essersi candidati alle ultime elezioni amministrative all’interno di liste diverse da quella del Pd. Sulla vicenda, non ha nascosto le proprie perplessità la presidente dell’assemblea provinciale dei democratici, Valentina Villabuona, firmataria – con Base Riformista – di una nota critica nei confronti della gestione del partito da parte del segretario Domenico Venuti.

Che idea si è fatta della vicenda disciplinare che riguarda sei tesserati del Pd di Marsala?

Io penso che la politica abdica, peraltro in modo dubbio, alla burocrazia dei cavilli quando non ha la forza di sostenere le proprie ragioni.

Le elezioni amministrative di Marsala sono arrivate poco dopo il congresso e con un partito fermo da anni, a causa di un commissariamento e di un commissario che lasciò l’incarico per impegni elettorali. Pensare in quelle condizioni, senza la generosità di tutti, di presentare una lista competitiva era utopia.

Credo che dovrebbero fare ammenda, senza cercare capri espiatori, i dirigenti che non si sono candidati, gli uscenti che hanno candidato parenti nelle liste di Grillo e se proprio di provvedimenti disciplinari si debba parlare, io li considero sempre l’extrema ratio, andrebbero rivolti nei confronti di chi apertamente ha sostenuto Massimo Grillo.

La segretaria ne fa una questione di regole da rispettare. Tuttavia, anche in anni recenti, da Salemi, a Trapani o Mazara ci sono state consultazioni elettorali in cui il simbolo del Pd non è stato nemmeno presentato, preferendo puntare sulle liste civiche, evidentemente per motivi strategici. Come si fa a spiegare una tale difformità di criteri tra una situazione e un’altra?

Le regole in una comunità politica sono molto importanti e vanno rispettate sempre, ma non si invocano a convenienza.

La segretaria di circolo che invoca lo Statuto a distanza di mesi, dopo aver fatto fianco a fianco la campagna elettorale con chi vuole epurare mi sembra, a voler essere generosi, poco credibile.

Sarebbe più utile che si occupasse di come rilanciare il Pd, di chiarire la sua posizione nei confronti dell’amministrazione, ho registrato in questi mesi molti silenzi su temi importanti e ricordo solo un comunicato di condivisione per le scelte del sindaco.

E soprattutto convochi più assemblee degli iscritti e cerchi il confronto invece di nascondersi dietro un ricorso strumentale.

Sulle difformità a cui lei allude, credo che sarebbe più utile che il Pd avviasse una discussione per capire come affrontare le amministrative e si desse regole precise, perché a voler applicare lo statuto a macchia di leopardo non si eccelle certamente in coerenza. Ricordo che per Statuto tutti gli iscritti del Pd devono confluire nei gruppi consiliari del Pd e rappresentare il partito in giunta: quanti ricorsi intende fare il segretario Venuti nei prossimi mesi? Se ha bisogno posso aiutarlo a scriverli.

Sui social, la professoressa Matilde Sciarrino ha scritto un post pieno di amarezza. Non crede che situazioni di questo genere finiscano per allontanare dal Pd trapanese quella società civile a cui, a parole, il Pd ha sempre detto di volersi aprire?

Io non solo lo credo, ma lo avevo anticipato chiedendo di fermare i lavori della Commissione di garanzia e sono molto preoccupata per le reazioni di iscritti, dirigenti ed elettori.

Ho letto di dirigenti che si autodenunciano alla commissione di garanzia, iscritti che dichiarano di non voler rinnovare la tessera ed elettori che si allontano.

Al partito dei ricorsi preferisco quello delle idee, preferisco chi ha il coraggio di aprire la porta a chi indica l’uscita, chi costruisce ponti a chi crea steccati e mi dispiace che i fatti delle ultime settimane mi stiano dando ragione.

La mia candidatura all’epoca è nata dal dialogo interno ed esterno al Pd che ho continuato a coltivare anche in questi mesi di pandemia, occupandomi insieme ad iscritti e dirigenti di temi e persone.

Io mi sento di chiedere scusa a Matilde e a tutti coloro che hanno ricevuto notizia di ricorsi in commissione di garanzia per gli errori che sta facendo il nostro partito e per il danno enorme che alcuni stanno provocando in un momento così delicato di crisi non soltanto parlamentare, ma anche dei partiti, non mi pare che stiamo dando un bello spettacolo.

Il Presidente Mattarella ha richiamato nel suo discorso di fine anno alla capacità di essere costruttori: bisognerebbe ascoltarlo ed essere costruttori sempre, anche all’interno dei partiti.

Al di là della situazione marsalese, ci sono altri fronti “caldi” in provincia in queste settimane. Qual è la sua posizione sulla rottura maturata a Mazara tra il sindaco Salvatore Quinci e il movimento SiAmo Mazara?

Ho seguito con molto interesse la vicenda di Mazara, dove mi pare di aver capito che una dirigente regionale del Pd abbia rassegnato le sue dimissioni da assessora nelle mani del presidente del movimento civico SiAmo Mazara anch’egli iscritto al Pd e poi insieme hanno escluso dal gruppo consiliare due consiglieri sempre iscritti al Pd (tra cui il segretario comunale), preferendo due esponenti del Movimento Via. Siamo forse davanti ad un partito nel partito? Come vede quando non si applica lo statuto, poi nascono queste anomalie difficili anche da descrivere. Il Segretario è informato dell’accaduto? A Mazara si applica un altro statuto? Mi soffermerei su questo, non potendo fare altre valutazioni per il semplice fatto che il Pd a Mazara non è all’interno del consiglio.

Tra Base Riformista e il segretario Venuti ci sono state scintille nelle ultime settimane. L’impressione è che il vostro accordo di qualche mese fa sia ormai un ricordo lontano. Ci sono margini per ricucire?

Ho lavorato per mesi affinché non si arrivasse a questo strappo, tuttavia, in modo incomprensibile si è cercata questa rottura, rifiutando il dialogo, non coinvolgendo in una gestione unitaria una parte del partito e violando costantemente lo stesso Statuto che oggi vorrebbero applicare.

Evidentemente le fibrillazioni romane evocate dal segretario lo riguardano più di quanto si possa pensare e probabilmente non solo a lui.

Credo che quando si riceve un documento così duro, dopo mesi di richiami all’unità e una richiesta di tavolo politico da me più volte ribadita e si liquida tutto parlando di un gruppetto di iscritti si pone un problema serio di linguaggio e di capacità di esercitare il ruolo.

Io consiglierei al segretario le prove muscolari di farle alle elezioni, perché avere i numeri in direzione e non averli nelle urne non lo trovo molto utile.

I margini per ricucire non posso indicarli io, suggerirei di sospendere i lavori di una commissione di garanzia illegittima, di ripartire dal rispetto dello Statuto e dei ruoli e di concentrarsi su una discussione seria sui problemi reali del territorio. Sarebbe certamente un buon punto di partenza.

Manca ancora un anno e mezzo, eppure la politica locale sembra già vivere uno stato di fibrillazione elettorale con vista sulle prossime regionali. Quale ritiene il percorso migliore da seguire per il centrosinistra trapanese per ottenere una maggiore rappresentanza parlamentare?

Non penso che il punto sia quanti deputati trapanesi potrà ottenere il centro sinistra, ma quanto sapranno lavorare per rappresentare il territorio. L’attività politica è quotidiana, non si svolge solo all’Ars ma è fatta di ascolto e presenza sul territorio che mi pare sia mancata, quindi, il mio auspicio è che si lavori per liste forti e che si eleggano rappresentanti disponibili a stare sul territorio dal giorno dopo, perché temo che nei prossimi mesi inizieremo a vedere tante donne e uomini di buona volontà, ma la volontà va dimostrata dal giorno dopo che si è raggiunto l’obiettivo.

Conte e Zingaretti sembrano aver tracciato una linea ben precisa di intesa per un campo progressista che rafforzi l’alleanza tra M5S, Pd e Sinistra Italiana. E’ la strada da seguire anche per le prossime amministrative, a partire da Alcamo, dove il sindaco Surdi ha dato la propria disponibilità a ricandidarsi?

Credo che in questo momento non disperdere le forze che hanno sostenuto il governo Conte per poter incidere in positivo sul nuovo governo sia una scelta corretta, parlare di intesa progressista mi pare prematuro e probabilmente finita la crisi il Pd dovrà aprire una riflessione profonda.

Le alleanze romane, sempre che questa lo sia, non si possono calare sui territori bisogna avere rispetto delle riflessioni dei circoli.

Sono convinta che il circolo di Alcamo abbia avviato una riflessione e noi possiamo solo essere a disposizione per sostenere le scelte che faranno, suggerirei però di attenzionare proprio l’esperienza di Marsala dove senza i moderati Di Girolamo perde le elezioni.

Credo, in generale, che partire dallo schema PD, M5S, LEU potrebbe essere utile, ma fermarsi a queste forze politiche, soprattutto, in Sicilia mi pare estremamente riduttivo.

Una riflessione finale sulla vicenda di Misiliscemi, che testimonia le difficoltà nei rapporti tra istituzioni e territorio e che, al contempo, ha riaperto il dibattito sul progetto di Grande Città che mirerebbe alla fusione tra Erice e Trapani. Qual è la sua posizione a riguardo?

Il Comune di Misiliscemi è figlio dell’abbandono delle frazioni e ne sono responsabili tutte le amministrazioni precedenti, non interrogarsi su come si è arrivati al punto in cui otto frazioni decidono di fare un comune e rispondere di pancia rilanciando sulla Grande Città non mi pare un buon punto di partenza.

Personalmente sono da sempre favorevole ad una seria rettifica dei confini, la fusione non mi convince anche perché credo che il capoluogo ericino (la vetta) e le frazioni verrebbero fortemente penalizzate.

Tuttavia, se questa discussione venisse affrontata in modo serio, con una visione chiara del territorio e si individuassero gli obiettivi da raggiungere potrei anche cambiare idea.

Al momento mi sembra semplicemente una reazione emotiva.

Vincenzo Figlioli

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Tags: Valentina Villabuona