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Affari illeciti per il marsalese Pietro Centonze: il Tribunale gli confisca beni per 3 milioni (VIDEO)

Personale della Guardia di Finanza in forza al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Trapani e della Polizia di Stato in servizio presso la Divisione Anticrimine della Questura di Trapani nei giorni scorsi ha dato esecuzione – a Marsala – al decreto di confisca n.43/2020 R.M.P. emesso dal Tribunale di Trapani – Sezione Misure di Prevenzione, nei confronti del 51enne Pietro Centonze, ex sorvegliato speciale della P.S. e già destinatario di un provvedimento di sequestro preventivo emesso dalla medesima autorità giudiziaria nel febbraio del 2017.

L’esecuzione del provvedimento ablativo costituisce l’epilogo di una serie di attività info-investigative di carattere patrimoniale esperite congiuntamente da personale della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza che hanno consentito di ricondurre nella disponibilità di Centonze un rilevante patrimonio immobiliare, mobiliare e societario che – si legge nella nota congiunta di Polizia e Fiamme Gialle – “nell’ambito nella misura di prevenzione a suo tempo applicata, non può che ascriversi al provento dei traffici illeciti in cui il predetto è rimasto coinvolto negli ultimi anni”.

Nel “curriculum” di Centonze figurano numerosi e significativi contributi, ritenuti volti a finalizzare e ad agevolare Cosa Nostra: in particolare si fa riferimento al favoreggiamento della latitanza dei due fratelli Giacomo e Tommaso Amato, noti boss mafiosi della famiglia di Marsala, nonché il ruolo di prestanome nell’impresa “Caffé del Franco di Centonze Pietro e Lombardo Francesco s.n.c.“ svolto sempre nell’interesse della famiglia mafiosa di Marsala. Per tali fatti nel 2005 Centonze ha riportato la condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione.

Anche successivamente a tali fatti Centonze non ha mai abdicato al proprio ruolo, fungendo per conto della consorteria mafiosa di Marsala da punto di contatto con la famiglia mafiosa di Castelvetrano; prova ne è – a detta degli investigatori – il più recente coinvolgimento, unitamente al cugino Domenico, nel duplice omicidio di due cittadini tunisini avvenuto a Marsala nel giugno del 2015.

Nonostante per tale reato siano stati assolti entrambi – in secondo grado – dalla Corte d’Appello di Palermo dopo la condanna a 20 anni da parte del Tribunale di Marsala, i due cugini Centonze sono stati ritenuti soggetti portatori di un elevato grado di pericolosità sociale, tant’è che il locale Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione – ha posto entrambi in regime di sorveglianza speciale della P.S. con obbligo di soggiorno, mentre per il solo Pietro Centonze ha disposto anche la confisca di 16 beni immobili (abitazioni e terreni agricoli), 4 beni mobili registrati (auto e moto), 4 società (gerenti, tra l’altro, due bar, due rivendite di tabacchi ed un’attività d’intrattenimento) e 14 tra conti correnti e rapporti bancari di varia natura, per un valore complessivo pari a circa 3 milioni di euro.

redazione

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