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Scrive Diego Maggio su Marsala e la necessità di un riavvicinamento sociale

Da tempo avverto e invoco la necessità di far ragionare insieme le persone – di qualsiasi idea – che non si rassegnano a questa deriva cui pare avviarsi la nostra città.
Immaginare di rivivere il senso civico e la “marsalesità” di una volta arreca una particolare forma di delusione, simile a quella che si prova con certi vecchi film, che hai sempre pensato fossero autentici capolavori finché non li hai rivisti. Sono sconforti, questi, difficili da ammettere, perché tra l’altro non hanno neanche la nobile tristezza delle vere delusioni, ma semplicemente t’intossicano…
Dobbiamo contemporaneizzare il nostro impegno: adeguarlo – cioè – agli anni e ai giorni che viviamo, pure alla sensazione diffusa che opprime il presente del dopo-virus, al disincanto del dopo-Alitalia e di una condizione reale fatta di crisi economica tendente alla disperazione.
Smettiamola con le nostre schifiltoserie intellettuali, abbandoniamo anche il linguaggio da presunti acculturati: per adoperare, invece, quello della gente normale. La maggior parte dei marsalesi, infatti, è costituita proprio dalle persone che abitano le contrade e i quartieri popolari. Proprio lì dove scarseggiano le buste-paga e le certezze di futuro.
Abbiamo il dovere di far riavvicinare i destini del centro con quelli delle campagne, degli spillàcchi con i viddràni, degli operai con i borghesi.
E’ importante – dopo il “distanziamento” anti contagio – attivare un riavvicinamento sociale, recuperare la coesione, incanalare disagi e indignazioni, trasformare in politica sincera e possibile il malessere che serpeggia dovunque in questa comunità smembrata e non armonica. Senza trascurare nessuno: né i fedelissimi, né il figliol prodigo. Né chi ha votato a destra, né chi ha votato a sinistra, men che meno chi non è andato a votare.
In tal maniera – ricominciando a riscoprire ciò che ci unisce – si può vivere meglio.
Ne abbiamo il dovere e le capacità . E anche il diritto!

Diego Maggio

redazione

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