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L’artista Claudia Labidi vince ‘Pillole di Canto’, rubrica social di Luca Jurman

In questi giorni di emergenza sanitaria per il Covid-19, che ha causato la chiusura di tutte le attività fermando anche musica e spettacoli, è nata l’esigenza di trovare soluzioni alternative che ne permettano, dove possibile, la loro continuazione. Per questo motivo tanti artisti hanno deciso di mettere a disposizione gratis la loro arte per intrattenere e coinvolgere persone di ogni età.

E gli artisti di casa nostra, si fanno sempre apprezzare molto.

Luca Jurman

Nasce così ‘Pillole di Canto’, da un’idea di Luca Jurman, vocal coach tra i più noti e competenti in Italia, che ogni giovedì alle 21.30 in diretta su Facebook sulla sua pagina Facebook ufficiale (https://www.facebook.com/LucaJurmanOfficial/) dispensa ‘pillole di conoscenza’ sulla tecnica del canto, una rubrica settimanale che si rivolge non solo ai professionisti, ma a tutti gli appassionati di musica che desiderano approfondirne la conoscenza.

Ogni settimana Jurman spiega uno degli otto fattori che rappresentano le componenti del canto secondo la sua metodologia (‘L’ottagono del canto’) e che sono descritti nel suo libro “Vocal Classes®- L’evoluzione nel canto”; elementi che è necessario conoscere sia nella teoria che nella pratica per diventare un cantante di ottimo livello.

La cantautrice Claudia Labidi di Trapani, originaria Marsala, anche voce della band Shalom, vince la puntata in cui il quiz prendeva di rispondere alla domanda “Cosa vuol dire interpretare il testo di una canzone”.

GUARDA IL VIDEO CON LUCA JURMAN CHE DECRETA VINCITRICE CLAUDIA: https://www.facebook.com/LucaJurmanOfficial/videos/834309740311597/

Questa la risposta che ha dato la Labidi: “Parto dal presupposto che uno dei luoghi comuni, quando si parla di interpretazione, è “fai TUO il brano”. Analizzando il significato dell’interpretazione Letteraria possiamo dire che questa fa riferimento alla parte recitativa della composizione, possiamo infatti distinguere all’interno di quest’ultima l’interpretazione musicale che abbiamo visto essere differente dalla letteraria. Il cantante che interpreta un testo è chiamato a far confluire insieme l’aspetto verbale e quello emotivo, quest’ultimo spesso tralasciato o sopraffatto dalla semplice intonazione della frase, della strofa senza considerare l’universo di significati, di simboli appartenenti all’autore che il brano lo ha concepito. Come ti accennavo nella risposta della precedente pillola, bisognerebbe conoscere il testo, la condizione emotiva e storica in cui il brano nasce. Quel “Devi far tuo..” non è che la chiave di una visione contraddittoria rispetto al valore stesso che attribuiamo ad una composizione che ha per noi un valore evocativo, emotivo, che ci spinge a decidere di interpretarlo. Credo che una composizione nella sua parte letteraria e musicale sia un lascito, un patrimonio da rispettare e onorare. Perché mai storpiarlo? Prenderne la paternità? Quando invece dovremmo conservarne le intenzioni, semplicemente raccontando la storia, le emozioni dell’autore e non farle proprie. Possiamo immedesimarci, condividerne lo stato emotivo, ma il compito di un interprete si limita, come farebbe un giornalista esperto (onesto) a raccontare i fatti con buona capacità comunicativa ed espressiva, con atteggiamento oggettivo e con sensibilità, facendo una scelta stilistica, utilizzando talvolta tecniche adatte e che non risultino fuori luogo rispetto alle parole (ad esempio l’utilizzo improprio di vocalizzi o melismi alla fine di una parola solo per far vedere ciò che si sa fare). Bisognerebbe pertanto partire dall’analisi del testo e non bypassare dall’ascolto all’esecuzione come spesso accade. In musica classica classica si utilizza il termine “opera”, termine meno usuale nel linguaggio moderno o comunque della musica contemporanea, ma che stabilisce in essere, a mio avviso, un valore a qualcosa che è prodotto dell’arte, della creatività, della psicologia dell’autore. Interpretare un testo, pertanto non è riconducibile ad un atteggiamento imitativo ( che in una fase iniziale di studio ha una funzione preparatoria rispetto all’acquisizione di una tecnica o semplicemente per stimolare la curiosità di scoprire il processo dietro ad un suono, una scelta stilistica che ci è piaciuta tanto) ma sublimatorio verso la composizione, con rispetto e umiltà che fanno di un interprete un bravo interprete ma soprattutto lo rendono umano“.

Quando tutta l’emergenza Coronavirus finirà, speriamo il più presto possibile, torneremo a godere dei concerti, degli spettacoli, della musica e potremmo ascoltare presto la voce di Claudia Labidi.

redazione

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