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Fu tra i carcerieri del piccolo Giuseppe Di Matteo: Franco Cataldo va ai domiciliari

C’è anche il nome dell’85enne Franco Cataldo nella lista dei 300 soggetti usciti dal carcere in queste settimane, tra tante polemiche.

Mentre sui media infuria la polemica sulle dichiarazioni del magistrato antimafia Nino Di Matteo e del Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, si apprende che tra coloro che hanno beneficiato della commutazione della misura detentiva in carcere per motivi di salute, c’è anche Cataldo, il cui nome è legato ad una delle vicende che più hanno colpito l’immaginario collettivo all’inizio degli anni ’90: il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo, detenuto per oltre due anni in varie masserie tra le province di Trapani e Agrigento e poi strangolato e sciolto nell’acido su ordine di Giovanni Brusca in un casolare di San Giuseppe Jato. Cataldo era stato tra i carcerieri del ragazzino e, secondo l’accusa, uno dei covi utilizzati per nascondere il piccolo, era di sua proprietà. Dopo il processo, Cataldo fu condannato all’ergastolo e fino a pochi giorni fa era detenuto presso il carcere milanese di Opera. Dopo di che, considerati i suoi problemi di salute, per evitare che contraesse il Coronavirus, gli è stata data la possibilità di tornare presso la propria abitazione di Geraci Siculo, dove si trova attualmente agli arresti domiciliari.

Tra gli altri nomi filtrati in queste ore c’è anche quello di Rosalia Di Trapani, 72enne moglie del boss mafioso palermitano Salvatore Lo Piccolo. La donna era stata condannata a otto anni di carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso e dall’agevolazione di Cosa nostra al Mercatone della carne di Palermo. Tra gli altri scarcerati vi sono anche il presunto mafioso di Gela Vincenzo Mulè, 58 anni, che farebbe parte del gruppo mafioso dei Rinzivillo, e Giacomo Teresi, 74 anni, mafioso del quartiere palermitano di Brancaccio. Nella sua macelleria le microspie degli investigatori captarono un progetto di attentato nei confronti dell’ex procuratore a Palermo Gian Carlo Caselli. A casa è andato anche il killer ergastolano Antonino Sudato, mafioso siracusano del clan Nardo-Aparo che avrebbe partecipato alla guerra di mafia della sua zona negli anni dal ’90 al ’94.

Come si ricorderà, le polemiche per le scarcerazioni seguite all’emergenza Coronavirus hanno portato, la scorsa settimana, alla sostituzione del capo del Dap Francesco Basentini, dimissionario, con i magistrati Dino Petralia e Roberto Tartaglia. Resta, comunque, la sensazione di una situazione gestita male, a vari livelli, su cui il Ministro Alfonso Bonafede dovrà dare dei chiarimenti. Il guardasigilli, da parte sua, ha preannunciato la valutazione di un decreto legge, che consenta ai magistrati di sorveglianza di rivalutare le scarcerazioni già disposte di boss della criminalità organizzata alla luce del mutato quadro dell’emergenza coronavirus.

redazione

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