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Eurobond e MES, manca poco per l’accordo. Ma ancora ci sono tante domande

Da ieri si gioca un’altra importante partita in Europa: quella con il MES. Il Meccanismo europeo di stabilità (MES), detto anche Fondo salva-Stati, è un’organizzazione internazionale a carattere regionale nata come fondo finanziarioeuropeo per la stabilità finanziaria della zona euro, un aiuto insomma – o quanto meno dovrebbe esserlo – per quegli Stati europei che hanno un alto deficit. Tra questi ne rientra l’Italia.

Stamattina le testate nazionali hanno aperto non solo con il nuovo “lockdown” del 3 maggio sull’emergenza Coronavirus, ma anche con l’accordo che dovrebbe arrivare imminente sul tanto temuto e dubitativo MES. Ma ogni quotidiano, per il vero, ha dato una sua libera interpretazione di quanto sta accadendo tra i leader europei col MES, in cui a ben vedere non c’è al momento una voce univoca e che arriverà ad accordo sottoscritto. Alla fine, in pratica, a mettere alle strette l’UE sul Salva-Stati è stata una pandemia mondiale.

L’Eurogruppo pare che comunque abbia trovato un compromesso su un pacchetto di aiuti da mille miliardi che l’Unione Europea deve mettere in campo per sostenere i Paesi colpiti dall’emergenza Coronavirus. Dopo vari slittamenti sembra che i ministri delle Finanze hanno trovato l’accordo da presentare ai leader europei. “Messi sul tavolo i bond europei, tolte dal tavolo le condizionalità del Mes. Consegniamo al Consiglio europeo una proposta ambiziosa. Ci batteremo per realizzarla – afferma il ministro dell’Economia italiano, Roberto Gualtieri -. L’Italia vince, ora gli eurobond”.

Ma ancora non c’è molto da gioire. Nell’intesa è previsto il ricorso al Mes, che potrà fornire assistenza finanziaria senza condizioni ai Paesi che lo chiederanno per le spese mediche e sanitarie dirette o indirette legate al Covid-19. Ma l’Olanda fa molta resistenza.

Allo stesso tempo, come chiedevano Italia e Francia (quest’ultima sta stringendo perchè col Coronavirus va verso una situazione drammatica) entra nel documento finale il Recovery fund, un fondo per la ripresa che secondo il ministro Gualtieri sarà “alimentato dall’emissione di debito comune europeo”. Nel testo delle conclusioni non si fa menzione esplicita di emissione comune del debito, ma il presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno ha spiegato che le modalità di finanziamento e le dimensioni del Fondo saranno decise direttamente dai leader. “Non c’e’ accordo sulla mutulizzazione del debito. C’e’ un accordo per un Fondo per la ripresa”, aggiunge il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire.

Quanto alle condizionalità del Mes, il testo del documento stabilisce che la linea di credito del Fondo salva Stati sarà “disponibile per tutti gli Stati membri dell’area dell’euro durante questi periodi di crisi, con condizioni standardizzate concordate in anticipo dagli organi direttivi del Mes”, sulla base di valutazioni iniziali delle istituzioni europee.

L’unico requisito per accedere alla linea di credito sarà che gli Stati membri dell’area dell’euro che richiedono assistenza si impegnino a utilizzare questa linea di credito per sostenere il finanziamento interno dell’assistenza sanitaria diretta e indiretta, i costi relativi alla cura e alla prevenzione dovuti alla crisi Covid-19. “L’accesso concesso sarà il 2% del PIL del rispettivo stato membro alla fine del 2019, come parametro di riferimento”. Tutti gli Stati membri dell’area euro comunque “rimarranno impegnati a rafforzare i fondamenti economici e finanziari, coerentemente con i quadri di coordinamento e sorveglianza economica e fiscale dell’Ue, compresa l’eventuale flessibilità applicata dalle competenti istituzioni dell’Ue”.

Forse questo sarà un buon compromesso. Visto che secondo quanto emergenze, ci sarà un forte “No” ai Coronavirus. I Coronavirus sono obbligazioni emesse per far fronte alle spese legate alla diffusione dell’epidemia. Per spese sanitarie per l’appunto, per finanziare ospedali, medici, ricerca scientifica, acquisto di macchinari per la terapia intensiva e di strumenti di protezione contro il contagio (mascherine, guanti, tute, ecc.). E poi, quelle per rilanciare l’economia, messa in ginocchio dalle misure restrittive che, in quasi tutti i Paesi membri ormai, hanno ridotto al mimino essenziale le attività produttive.

Di perplessità e di domande ce ne sono ancora però tante. Come dovrà ridare indietro il prestito l’Italia? Perchè ciò potrebbe far danni in futuro all’economia del nostro Paese e non solo. Vedremo cosa accadrà nelle prossime ore.

redazione

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