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Acquacoltura allo Stagnone, per Andreana Patti resta “un’occasione da non perdere”

Il mare inquinato, maltrattato da aberranti comportamenti umani che non tengono conto della bellezza e della qualità dell’ambiente  e lo smaltimento dei rifiuti raccolti dalle imbarcazioni che solcano le acque di  questa immensa distesa blu, è stato il tema affrontato dagli illustri ospiti che hanno affollato il ricco parterre di ieri, domenica 20 ottobre nell’Aula Consiliare di Mazara del Vallo in occasione della manifestazione “Blue Sea Land”, l’evento annuale nato sotto l’egida del compianto Giovanni Tumbiolo. All’incontro era presente anche Andreana Patti, assessore della Giunta trapanese di Giacomo Tranchida che in qualità di presidente del FLAG ha illustrato il nuovo progetto che la Fondazione sta portando avanti e cogliendo l’occasione ghiotta le abbiamo chiesto il suo parere sul controverso argomento dell’acquacoltura nelle quiete acque dello Stagnone di Marsala. La realizzazione di un impianto di allevamento ittico nella magica laguna lilibetana, ha suscitato spesso le ire del mondo ambientalista che vede in questo impianto una minaccia per il fragile ecosistema della Riserva.

Andreana Patti, assessore del Comune di Trapani e oggi qui, al Blue Sea Land, soprattutto in veste di presidente del FLAG, Fondazione Torri e Tonnare del Litorale trapanese nella giornata in cui si parla di mare, di plastica, di inquinamento. Qual è lo scopo di questa Fondazione ?

La FLAG è costituita dai 9 Comuni della provincia di Trapani costieri che complessivamente sono interessati da 200 Km di costa. Questa Fondazione è finanziata da una serie di fondi del FEAP 2014- 2020 che prevedono interventi a sostegno dello sviluppo locale per valorizzare e diffondere le varietà del mondo ittico. Questa Fondazione è nata per gestire ed individuare delle risorse anche di carattere nazionale oltre che europeo proprio per attuare le finalità statutarie che sono il sostegno alla pesca in tutte le sue sfaccettature ed anche la promozione dell’acquacoltura ma soprattutto anche la diffusione della storia culturale e paesaggistica dei 9 comuni costieri che ne fanno parte.

Valorizzare la ricchezza del mare ma anche il mondo che comunque alla marineria è legato, giusto assessore?

Sì, penso anche i musei del mare e penso anche a Valderice e al recupero delle muciare di cui ci stiamo occupando.

Cosa sono queste muciare?

Sono antichi vascelli utilizzati per la pesca del tonno che una volta dismessi erano in uno stato di degrado e di abbandono. Una volta restaurati andranno esposti nel museo che li proteggerà dalle intemperie.

Oggi invece l’argomento era un altro.

Sì, oggi l’argomento era il riciclo dei rifiuti che in questo caso vengono dal mare. Il FLAG si è intestato un intervento per i 4 porti costieri, quelli di Marsala, Mazara, Trapani e San Vito Lo Capo e in qualche modo finanzia un ciclo di CCR, cioè un Centro Comunale di Raccolta che è a supporto dei pescatori e dei diportisti che, accollandosi anche il rischio del recupero dei rifiuti del mare, però contribuiscono alla sua pulizia. I pescatori, ma anche i diportisti, una volta arrivati in banchina troveranno immediatamente la possibilità di differenziare i rifiuti raccolti in mare e quindi di sostenere questo tipo di iniziativa. Stiamo portando avanti dei piccoli passi tra l’altro richiesti dai pescatori, dunque spesso si tratta di una progettazione che viene dal basso. Si tratta di una esigenza manifestata dagli stessi senza ancora una promessa di premialità ma che comunque noi ci auguriamo che invece nel futuro ci sia. I pescatori che si sono trovati a contribuire alla scrittura del piano di azione locale del FLAG 2014/2020 hanno, con grande semplicità ma anche con una incombente necessità, manifestato l’urgenza di raccogliere tutta quella plastica che trovano in mare nonostante il rischio di essere multati e di doverla classificare una volta giunti a terra. Hanno pertanto chiesto di trovare subito, una volta arrivati in banchina, la possibilità di poterli scaricare senza troppi problemi.

Come sono questi CCR?

Assolutamente moderni. Potevamo realizzare dei centri di raccolta classici ma in un ambiente come quello portuale così dinamico, abbiamo ritenuto fosse meglio realizzare qualcosa che fosse facilmente accessibile, un sistema intelligente che potesse permettere non soltanto la differenziazione dei rifiuti portati dal mare ma potesse garantire anche una buona comunicazione affidata a questi centri di raccolta.

Poco fa lei ha parlato di acquacoltura. Si è tanto parlato di questo impianto di allevamento per pesci da collocare nelle acque dello Stagnone di Marsala. Un argomento controverso che ha suscitato un vespaio di polemiche perché forse ritenuto inquinante per le acque lagunari. Cosa ne pensa assessore Patti?

Questo è un progetto della Regione finanziato a titolarità quindi dalla Regione Siciliana e sostenuto dal FLAG e portato avanti dal Libero Consorzio che a sua volta ha delegato il Comune di Marsala a portarlo avanti. Noi, in quanto FLAG, siamo partner assieme al GAL ELIMOS ed è un’occasione che speriamo di non perdere.

L’acquacoltura secondo lei non danneggerà il già precario stato di salute dello Stagnone?

Credo che i risultati scientifici che hanno portato prima alla progettazione e poi all’approfondimento anche in termini di valutazione non siano così assolutamente allarmanti tanto da addirittura comprometterne la sua realizzazione. Credo che ci sia una preoccupazione giustificata in termini di salvaguardia dello Stagnone che passa sicuramente dagli interventi  particolari che non sono tipici di questo progetto. Il nostro è infatti un progetto volto a sostenere l’acquacoltura non il recupero dello Stagnone ma dai dati scientifici forniti dai tecnici riteniamo che sia invece un’azione di sostegno a questo tipo di risorsa che andrebbe sicuramente rivista nelle valutazioni politiche che invece so che sono portate avanti.

Per interventi particolari intende forse l’apertura della bocca nord? E se si questo tipo di intervento, a chi spetta?

Certo che sì. Lo Stagnone è una riserva quindi ha una competenza rispetto a tutti gli interventi di salvaguardia che vanno riportati alla titolarità di chi può non in maniera occasionale o addirittura semplicistica, farli. Occorre mettere sù un vero e proprio progetto di salvaguardia che quindi attirerà risorse proprio per questo scopo ma mitizzare o condannare qualsiasi altra risorsa che possa intervenire su questo sistema mi sembra assolutamente parziale e mi permetto di dire anche in parte, ingiusto.

Deve intervenire la Regione Siciliana, in questo dragaggio?

Dipende dal tipo di intervento che di volta in volta progettualmente si andrà a fare, quinci ci vuole un progetto e il parere di tutti quelli che contribuiranno a realizzarlo e da lì si arriverà ad un piano operativo con il chi fa cosa e stabilire quali sono le competenze di tutti. Dire no aprioristicamente mi sembra assurdo.

Tiziana Sferruggia

redazione

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Tags: AcquacolturaAndreana PattiBlue Sea Land