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Il consigliere comunale Gino Pitò sull’operato dell’amministrazione Surdi: “È un bilancio in chiaro-scuro”

L’esponente del gruppo politico ABC-Alcamo Cambierà nel corso dell’intervista si è soffermato sulle criticità della pista ciclabile, sulla necessità dell’accensione dei mutui per realizzare opere pubbliche dell’ente e sulle priorità degli ultimi due anni di mandato della giunta grillina.
Abc-Alcamo Cambierà ha annunciato di aver presentato un’interrogazione sulla pista ciclabile, tema di confronto politico in città.
Bisogna sgombrare il campo da un equivoco probabilmente. Cioè, il fatto di aver presentato un’interrogazione sulla pista ciclabile non significa per nulla che non siamo favorevoli alle piste ciclabili. Siamo favorevoli, di principio, alle piste ciclabili. Questo è evidente. Il tema è un altro. Anzi, in questo campo i temi sono diversi. Uno è legato a precise norme di legge che parlano di come si pianificano le piste ciclabili e, anzi, di come si pianifica in generale il traffico. Il Comune di Alcamo, superato i 30 mila abitanti, è obbligato a fare il Piano del traffico. Siamo in ritardo clamoroso. L’ultimo Piano del traffico è stato fatto credo nel 1999-2000 dalla Sispam di Bologna, al quale ho collaborato pure io. E, praticamente, il Piano non è stato attuato per nulla. Quindi, le amministrazioni successive non l’hanno attuato. Ora, noi ci troviamo in un vuoto. Le conseguenze, i motivi del traffico di Alcamo nascono da questo: la mancata pianificazione. Quello che è successo è che mentre si sta facendo il Piano del traffico, perché è in itinere, la sta facendo la direzione 1 all’interno del comune, si progetta, si realizza la pista ciclabile. Il problema è che altre norme prevedono che il Piano delle piste ciclabile è uno degli elaborati, o meglio, è, a cascata, un sottopiano del Piano del traffico. Quindi, se non hai fatto il Piano del traffico non puoi fare le piste ciclabili. Quello che si vede nel momento in cui si realizza sono due aspetti notevoli: quello della sicurezza dei ciclisti che è fortemente critica, abbiamo fatto degli esempi anche con delle foto, e anche l’intralcio che si crea alla viabilità, perché quella è la viabilità principale della città. Quindi, questi sono due aspetti che sono notevolmente critici in questo Piano. Non siamo contrari alle piste, ma per come è stato realizzato non va assolutamente bene. Questa è la nostra posizione.
Lei è uno dei pochi consiglieri, se non l’unico, che probabilmente vedrà portare alla luce il nuovo Prg, dopo aver partecipato alla stesura del primo Piano.
Nel ’97 eravamo in 13, in seconda convocazione. Quindi, sono uno dei 13 che alla fine ha adottato il Piano realizzato all’epoca dalla giunta Ferrara. Il Piano ha avuto la sua vita, ha esplicato i suoi effetti secondo me positivi. Non ha potuto esplicarli al massimo perché sono mancati i piani attuativi. In pratica le giunte successive non hanno creduto nel piano, o meglio, non hanno cambiato marcia. Quindi, ci sono stati dei problemi attuativi. Il Piano chiaramente ha i suoi anni. Adesso va rifatto. Io ho partecipato a tutta la discussione sullo schema di massima perché ritengo che sia il momento più alto, più bello del fare politica. Ho contaminato parecchi consiglieri che magari, inizialmente, erano poco attenti a questo tema. Però, quando poi siamo scesi nel dettaglio, come quando ho detto che bisognava comunque prendere posizione sul Motel Beach, parecchi consiglieri, che magari non avevano infarinatura di urbanistica, hanno iniziato a ragionare e abbiamo prodotto quella famosa determina sullo schema di massima. Io credo che sia il momento più bello di fare politica: pianificare come deve essere fatta la città in questi vent’anni, trent’anni. Credo che bisogna coinvolgere la città. Nel momento in cui, per varie motivazioni politiche, tutta l’opposizione è uscita dall’Aula, io sono rimasto e ho mantenuto il numero legale che in quel momento non c’era, perché ritenevo che era fondamentale dare questo apporto. Io spero che in questi quasi due anni che mancano venga completato il percorso, quindi, venga trasformato lo schema di massima in versione definitiva, completato tutto il percorso della Vas, tutto quello che c’è da fare, in modo che arrivi in Consiglio la versione definitiva del Prg da adottare. E io spero che la giunta, in questi due anni, faccia esattamente quello che non ha fatto per lo schema di massima: gli incontri pubblici con tutti gli strati della società, con i corpi intermedi, con i sindacati, le associazioni, con quelli che sono l’interlocuzione della politica con la città. Quindi, spero che in questi due anni accada.
La prossima settimana, in Consiglio comunale, approderà il rendiconto 2018, specchio della situazione economica del comune. In quest’ultimo anno sono stati pianificati anche gli investimenti in opere pubbliche necessarie alla città. Da questo punto di vista che sensazione ha? Sono stati realmente sfruttati tali investimenti?
Il tema è un po’ a macchia di leopardo, nel senso che ci sono degli argomenti che magari, impostati come in precedenza dall’assessore Russo sull’efficientamento degli edifici, dell’illuminazione, l’interesse sulle scuole, vanno bene perché si riesce ad attingere a dei finanziamenti. Questo è stato fatto. Debbo dare atto, va bene questo. Quello che in questo momento manca, e bisogna cambiare marcia, è il fatto che per le grandi opere si sono chiusi una serie di mutui precedenti, addirittura credo di fine giunta Ferrara-Scala. Quindi, stiamo chiudendo dei mutui. È come una famiglia che ha finito di pagare il mutuo sulla casa ed ha una capacità di indebitamento che prima non c’era. Dunque, in questo momento bisogna fare lo sforzo di fantasia, di vedere avanti quello di cui ha bisogno la città sia in campo di risorse idriche, di viabilità, in tutto quello che vogliamo. E su questo devono essere fatti anche incontri pubblici aperti al dialogo con la città per capire quali sono le opere strategiche  per la città. Una volta che si è deciso quali sono le opere strategiche delle città, noi abbiamo capacità di indebitamento che non avevamo prima, quindi, in questo momento possiamo fare dei mutui. È come una famiglia che in questo momento può decidere. Ci possiamo permettere non di spendere e spandere, ma di fare i progetti. Lì, in qualche modo, siamo carenti nel sognare, cioè nel riuscire a prevedere quello di cui c’è necessità, perché dovremmo investire tantissimo in questo momento in progetti anche preliminari, di massima, di primo livello, definitivo. Cioè, vediamo i vari livelli di progettazione. Però, mi aspetto che, in questi due anni che mancano, venga investito parecchio. Ricordo il solito tema della tangenziale nord, quella strada che risolverebbe una serie di problemi che ritengo fondamentali. L’assessore Ferro mi ha detto che la Regione si sta interessando del tema per fare l’ufficio progettazione regionale. Anche quello va bene, però basta che si va avanti. Dobbiamo sfruttare un po’ tutti i canali. Ritengo che una volta che abbiamo esaurito gran parte dei mutui dobbiamo fare questo sforzo. Finora l’amministrazione è stata chiaramente concentrata nell’affrontare il contingente, nel risolvere vari problemi immediati, nel far funzionare alcuni aspetti del comune che non funzionavano. Però, fatto questo adesso devi alzare un po’ lo sguardo e vedere oltre.
Quindi, qual è il bilancio su questi tre anni di amministrazione Surdi?
È un bilancio in chiaro-scuro. Cioè, non posso dire che un bilancio assolutamente negativo. Chiaramente, no. È un bilancio di un’amministrazione che ha affrontato, risolto, avviato a soluzione qualche tema. È rientrata dalla “catastroficità” dell’acqua. In questo momento non si può dire che il problema sia risolto in maniera strutturale perché abbiamo un Bottino che ha, ad esempio, un accumulo di un giorno. È chiaro che ci vuole un altro Bottino, una serie di opere, anche le reti esterne a proposito di mutui. Quindi, si possono fare delle opere. Debbo dare atto che grazie ad alcuni interventi, alcune soluzioni, chiaramente, in questo momento la situazione non è drammatica come lo è stato in passato. Anche lì, bisogna alzare lo sguardo e dire “Abbiamo affrontato, risolto dei temi. Adesso cosa facciamo affinché nel prossimo decennio andiamo avanti?”. Questo è quello che attualmente mi aspetto.
Come gruppo politico avete inciso molto. Quali priorità deve affrontare secondo voi questa amministrazione da qui alla fine del mandato?
Ci sono degli aspetti legati alle attività produttive che sono rimasti indietro. Una città cammina in servizi, funzionamento del commercio, etc. Però, sul tema di fondo di come attrarre investitori o realizzare aree industriali o artigianali, attualmente, siamo indietro. Basta fare l’esempio di Sasi. L’area artigianale di Sasi, che dovrebbe essere un fiore all’occhiello della città, in questo momento è trascurata. Paradossalmente quell’area ha una marea di lotti liberi, ma in realtà è come se i lotti non si potessero né assegnare, c’è il regolamento da rifare. In pratica, non c’è stata quell’area. Quindi, in alcuni aspetti si sta anche perdendo. Noi abbiamo avuto un finanziamento di 7 miliardi e 300 milioni di lire per fare quell’area, le urbanizzazioni. Adesso, però, è praticamente impossibile insediarsi. Quindi, questa attenzione al mondo produttivo va data affinché anche investitori da fuori possano avvicinarsi. Poi, ci vuole il potenziamento del SUAP (Sportello unico attività produttive ndr). Il SUAP è strategico. Per tutto quello che sta accadendo, per le norme che ci sono, avere un SUAP funzionante fa in modo che anche gli investitori da fuori possano operare tramite la Piattaforma “Impresa in un giorno”. Il canale d’accesso c’è. Mentre il front office viene dato dalla piattaforma, a valle ci vogliono i tecnici, gli amministrativi che fanno questo lavoro. E in questo momento fondamentalmente mancano. Se andiamo a vedere il personale che si occupa di queste cose è ridotto all’osso.
Quindi, condivide l’apertura a nuove assunzioni al comune?
Anche lì, non bisogna essere integralisti nel senso sì/no. “Il comune ha troppi dipendenti”, vero è. “Il comune deve fare assunzioni”, vero è. Cosa significa? Significa che abbiamo troppo personale in alcuni settori e troppi pochi dirigenti e quadri intermedi, cioè quelli che fanno i funzionari al comune. È chiaro che vanno fatte le assunzioni nelle posizioni apicali e questo in parte è stato fatto, in parte è in itinere. Le stabilizzazioni vanno fatte a ragion veduta. Un problema grosso che va affrontato separatamente. Però, mancano in alcuni settori, ho fatto l’esempio del SUAP e SUAE. La legge adesso impone lo Sportello Unico Edilizia. Spesso dico, lo dicevo al sindaco e lo dico un po’ a tutti, la lettera “u” viene trascurata, cioè “unico”. È incredibile quello che accade tuttora. Per esempio, per presentare l’autorizzazione allo scarico devi recarti alla direzione 4 per un aspetto, manomissione del suolo, alla direzione 2, acquedotto, direzione 1, che approva il progetto. Abbiamo perso di vista il senso della legge quando dice “u”: unico. Non possiamo fare impazzire il cittadino o l’imprenditore, perché il decidere se impiantare un’attività ad Alcamo, a Balestrate, a Partinico, in zona, dipende anche da questo.
Dai servizi.
Sì. Anche dall’impressione che dai. Se dai l’impressione di ricevere un imprenditore con il sorriso, cioè un dipendente che dice “Ok, vieni da me che risolvo il problema”, l’imprenditore ha voglia di investire. Quando l’imprenditore percepisce che è difficile avere a che fare con il Comune di Alcamo, cambia strada. Su questo dobbiamo lavorare.

Linda Ferrara

redazione

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