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Scrive l’avvocato Diego Maggio su Birgi e il ruolo dei Comuni

Caro Direttore,

assistiamo speranzosi (e talora increduli) alle numerose (e talora apprezzabili) iniziative per la resurrezione di un aeroporto, il nostro, di cui non è dato ancora intravedere la fuori-uscita dal coma farmacologico in cui è stato cacciato dai suoi stessi terapeuti.

Non posso certo dimenticare di essermene occupato intensamente, negli ultimi vent’anni, quale Dirigente della Provincia: dalla istituzione – prima del Duemila – delle “tratte sociali”, fino alle provvidenze nazionali (impiegate) e regionali (restituite) per il risarcimento dei danni conseguenti alla chiusura forzata in occasione della guerra contro la Libia.

In tutto questo arco temporale, ho suggerito (e talora invocato) una semplice (quanto inascoltata) iniziativa che i Comuni del territorio avrebbero ben potuto (e dovuto) mettere in atto: entrare a pieno titolo nella compagine societaria della AIRGEST S.p.A., rilevandone le azioni sociali (anche in proporzione alle rispettive entità demografiche).

E, invece, si è lasciata a lungo sola la Provincia a colmarne (anche negli anni di massimo traffico) i passivi di bilancio, fino a determinare lo sfinimento di questo eroico Ente intermedio e la sua autoprotettiva scelta di cederne (nel 2013) la propria quota azionaria del 49% alla Regione.

Nel frattempo, si sono susseguite dispendiose (quanto, infine, sfibranti e, perciò, inadempiute) convenzioni di “co-marketing” che avrebbero dovuto indurre alla permanenza (e perfino al potenziamento dello hub) la notoria Compagnia irlandese diventata leader mondiale del low cost.

Lo scalo di Punta Raisi ha beneficiato dell’incremento dei suoi voli perché, avendo abilmente la GESAP (il cui capitale è detenuto in maggioranza dal Comune di Palermo) portato il proprio bilancio in attivo, ben ha potuto e può incentivare i vettori aerei senza incorrere nella procedura di infrazione per “aiuti di Stato”.

L’aeroporto “Falcone-Borsellino” sta a Palermo – e il Comune di Palermo ne cura direttamente le sorti – come il “Vincenzo Florio” – del quale fondatamente temiamo le morti – sta a tutti i ventiquattro Comuni della nostra provincia.

Nei giorni che viviamo, caratterizzati dal panico per la chiusura definitiva di Birgi e da altrettanta accorata sollevazione popolare per impedire questo esito infame, pare che i Sindaci di questo esausto Occidente siciliano, si stiano finalmente decidendo a diventare azionisti della Società che gestisce l’aeroporto.

Meglio tardi che mai!

 Diego Maggio

redazione

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Tags: Aeroporto "Vincenzo Florio" di BirgiDiego Maggio