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Tutti vogliono un’Europa solidale: in scena a Marsala il primo confronto pubblico tra i candidati

Un confronto all’insegna del fair play e dei toni pacati quello andato in scena al Complesso Monumentale San Pietro di Marsala tra 9 candidati del collegio Sicilia – Sardegna alle prossime elezioni per il rinnovo dell’Europarlamento. L’incontro, organizzato dall’Opera “Mons. Gioacchino Di Leo”, diretta da padre Francesco Fiorino, è nato con l’idea di stimolare i candidati presenti a confrontarsi su un’idea solidale di Europa, ma si è parlato anche di immigrazione e del rapporto tra cittadini e istituzioni.

Seguendo l’ordine alfabetico, la prima a intervenire è stata l’europarlamentare uscente del Pd Caterina Chinnici, che ha rivendicato il lavoro fatto in questi anni a Strasburgo e Bruxelles per un’idea di Europa “solidale, aperta e accogliente”. A proposito di immigrazione, la Chinnici si è detta convinta della necessità di portare a compimento la riforma del regolamento di Dublino, che il Parlamento ha già definito e che attualmente è ancora ferma sul tavolo del Consiglio dell’Unione Europea. Poi si è soffermata sull’impegno profuso a favore della costituzione della Procura Europea e del recepimento a livello continentale degli strumenti normativi di cui si è dotata l’Italia per combattere le mafie.

Un tema, quest’ultimo, su cui si è soffermato anche un altro europarlamentare uscente, l’alcamese Ignazio Corrao (M5S): “A livello europeo siamo ancora a un negazionismo di base della criminalità organizzata, un po’ come avveniva fino a qualche anno fa nel Nord Italia. E invece le organizzazioni criminali fanno da decenni le proprie scorribande nel continente. Occorre estendere in Europa la nostra legislazione”. Corrao ha sottolineato la necessità che, seguendo l’esempio dei colleghi di altri Stati, gli italiani sappiano fare squadra, mettendo da parte le casacche politiche dopo le elezioni, auspicando l’affermazione di un’Europa sociale, “che metta al centro la tutela dei diritti lavorativi, sociali e civili dei cittadini europei”.

L’avvocato castelvetranese Elena Di Pietra, candidata in rappresentanza del Popolo della Famiglia – Alternativa Popolare, si è soffermata su quelli che, per il soggetto politico fondato da Mario Adinolfi, costituiscono principi irrinunciabili: la tutela della dignità di ogni essere umano, della vita fin dal concepimento e del diritto dei genitori ad educare liberamente i propri figli. Inevitabile l’auspicio che l’Europa “recuperi le sue radici cristiane”, avvicinandosi alla gente e allontanandosi dai banchieri. Rispetto ai flussi migratori, il Popolo della Famiglia propone un’idea di “immigrazione sostenibile”, fondata su equilibrio ed equità e non sul principio della “sostituzione etnica per far fronte al calo demografico”. Infine, si preannuncia lotta dura contro le dipendenze, la prostituzione e la pornografia, considerate “contrarie alla dignità umana”.

Gli interventi più critici contro l’Unione Europea sono arrivata dalla candidata leghista e dal rappresentante del Partito Comunista.

Più volte ospite nei dibattiti televisivi, l’avvocato Francesca Donato (Lega) ha fondato l’associazione progetto Euroexit, che ritiene l’uscita dell’Italia dall’Unione come un’opzione possibile. Per la Donato “il sogno di un’Europa solidale è fallito con il Trattato di Maastricht, che ha imbrigliato l’economia dei Paesi membri in vincoli di bilancio che hanno favorito le politiche di austerity”. Occorre quindi “intervenire su quest’approccio normativo, disinnescando le clausole di salvaguardia”. La candidata leghista ha poi sottolineato l’incapacità mostrata dall’Unione Europea di proteggere i confini esterni: il riferimento, in quest’ottica, è all’immigrazione proveniente dal Nord Africa (“con l’Italia lasciata sola”), ma anche ai frequenti sequestri cui sono stati sottoposti i pescherecci di Mazara del Vallo.

Come si diceva, anche il candidato del Partito Comunista, il docente Antonio Lombardo, è stato molto duro, definendo l’Europa come “una gabbia irriformabile”, che dovrebbe essere interamente ripensata, sostituendo l’impostazione capitalista con quella socialista e ponendo al centro di tutto i diritti dei lavoratori.

“Mi candido perché sono figlio della filosofia greca e della Rivoluzione francese”, ha spiegato invece il professore Karim Hannachi, tra i nomi di punta della lista La Sinistra. Hannachi ha affermato che “oggi le politiche nazionali non sono in grado di risolvere questioni globali”, sottolineando l’importanza dei diritti (“più sono condivisi, più sono forti”) e l’urgenza di ripartire dalla lotta alle povertà, in un tempo segnato dalla risorgenza delle ideologie nazionaliste.

Si è invece riscoperto convintamente europeista e keynesiano il candidato di Forza Italia Giuseppe Milazzo (deputato regionale in carica), critico nei confronti del modello sovranista e delle condizioni di sottosviluppo che si registrano in Sicilia (“regione povera e sottosviluppata”). Rispetto all’immigrazione, Milazzo ha auspicato una sorta di Piano Marshall, per dotare di infrastrutture adeguate i Paesi da cui si scappa.

La più giovane candidata in sala, la 31enne di Bagheria Maria Saeli (+Europa), ha ricordato come l’appuntamento del 26 maggio si presenta di fatto come “un referendum tra chi vuole più Europa e chi ne vuole meno”. Nel suo discorso, la giovane candidata ha ricordato le difficoltà della Gran Bretagna dopo la Brexit (“il più forte manifesto a favore dell’Europa”) e la piaga dell’emigrazione giovanile al Sud. “Serve un Meridione più europeo – ha detto la Saeli – per quanto riguarda i diritti sociali, la legalità e gli standard di vita. All’ultimo congresso abbiamo presentato una mozione in tal senso, nell’auspicio che la Sicilia, da coda d’Italia, possa diventarne la testa”. Il riferimento è anche alla posizione strategica che l’isola potrebbe ricoprire all’interno del Mediterraneo “se si investisse in infrastrutture, formazione e istruzione”.

Infine, la candidata “verde” Nadia Spallitta, già vicepresidente del Consiglio comunale di Palermo, ha ricordato che il tema dell’ambiente dovrebbe essere prioritario a fronte di un “cambiamento climatico già in atto”. “Se non applichiamo principi di sostenibilità ambientale – ha avvertito la Spallitta – rischiamo di lasciare ai nostri figli un ambiente non più vivibile, con ripercussioni sull’agricoltura, la nostra salute e la nostra economia”.

Alla fine dell’incontro, don Francesco Fiorino ha fatto firmare ai nove candidati un documento in cui promettono di tornare a Marsala in caso di elezione per raccontare ai cittadini come si è svolto il loro lavoro al Parlamento Europeo.

Vincenzo Figlioli

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