Categorie: Lettere

Scrive la compagna di un detenuto: “Più tutela per i bambini nei colloqui in carcere”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata al direttore della Casa circondariale di Trapani dalla compagna di un detenuto. La missiva tratta con delicatezza un argomento di grande valore civile: i rapporti tra lo Stato, la popolazione carceraria e le famiglie, con particolare riguardo ai minori. A girare alla nostra redazione la lettera per conto della donna è stato l’avvocato marsalese Fabio Pace, che pur consapevole delle difficoltà nella gestione dell’istituto penitenziario, già in passato si era dimostrato sensibile al tema, auspicando un miglioramento delle condizioni in cui si tengono i colloqui a cui partecipano i figli dei minori detenuti.

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Sono la compagna di un ragazzo da voi detenuto e mi preme scrivere con grande rammarico circa lo svolgimento dei colloqui con i minori. Ciò che mi è difficile capire è come mai, nonostante le aree verdi e la ludoteca presenti nella vostra struttura, i bambini si ritrovano a fare i colloqui in grandi stanze, squallide, prive di anima e spesso sporche. Capisco che il posto non è un hotel a 5 stelle e che non è un luogo ludico, ma coloro che devono essere puniti sono gli adulti non i bambini. I bambini che sono sempre le vere vittime, dovrebbero essere tutelati, come previsto dalle varie norme sui diritti del minore, come sancito dalla carta dei diritti dei minori e come espresso in più punti nel progetto” bambini senza sbarre”, a cui anche la vostra struttura aderisce. Ci ritroviamo in una società dove si ostenta il rispetto per i bambini, dove si lotta per dare un futuro migliore a coloro che saranno il nostro futuro, e poi quando dobbiamo tutelarli ce ne dimentichiamo. Mio figlio, di quasi 8 anni, ha bisogno di vedere il padre, quella figura che in questi anni lo ha sempre sostenuto, amato e protetto. Quello che per lui è il suo eroe. E adesso dovrà vederlo in una di quelle stanze, sorvegliato a vista. E non discuto il fatto che chi sbaglia deve pagare, quello che discuto è il poco impegno che vedo nella tutela dei bambini. Non capisco perché al trauma del distacco della figura genitoriale, debba aggiungersi anche la preoccupazione, del vedere il proprio genitore rinchiuso in una stanza, attento ad ogni movimento. È giusto punire chi sbaglia, e rieducare questi ultimi, ma è giusto dare a un bambino il peso delle preoccupazioni e delle sofferenze dei genitori? E se i genitori hanno sbagliato, è giusto che chi ha le competenze di alleggerire questa situazione non si impegni affinché questi siano tutelati e protetti? Mio figlio non ha ancora visto il padre, ma presto lo farà ed io vorrei che per lui, fosse un momento di gioia assoluta, e non di preoccupazione e smarrimento. In attesa di una vostra risposta.

Cordialità.

Lettera Firmata

redazione

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