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Derive

Da queste colonne ci siamo ritrovati a riflettere più volte sullo stato di salute della nostra democrazia. Torniamo a farlo oggi, con un piccolo fatto privato che ritengo utile citare per arrivare poi a una riflessione più articolata. Ieri mi sono accorto che una mia compagna di liceo mi ha tolto la sua amicizia da facebook. Ultimamente mi aveva in più occasioni manifestato il proprio dissenso rispetto alle mie posizioni su Matteo Salvini. Da parte mia, nessun problema. Ma evidentemente, incontrare le mie riflessioni quotidiane le dev’essere risultato a un certo punto insopportabile. E ha preferito tagliare i ponti, senza alcuna comunicazione privata.

Come scrivo da anni – e continuo a rivendicarlo oggi che i sondaggi la danno al 30% – considero la Lega quanto di più lontano esista dalla mia idea di politica. Da uomo del Sud mi sono sentito sempre agli antipodi rispetto ai leghisti sia quando insultavano i meridionali, sia quando inneggiavano all’indipendenza della Padania. Ho sempre pensato che le sortite di Miglio, Bossi, Borghezio e compagnia cantando fossero poco genuine e molto furbe. Come insegna la storia, basta dare un nemico a una comunità per catturarne i consensi, che possono essere pochi in tempi di vacche grasse o decisamente tanti in tempi di crisi (e di fronte alla delusione derivante da altre proposte politiche). Salvini sta facendo esattamente quello che avevano fatto i suoi predecessori, spostando però il mirino dalla retorica contro i meridionali (che pure in gioventù aveva cavalcato) a quella contro i migranti. Gli è bastato annusare l’aria, qualche anno fa, per rendersi conto che questo cambio di rotta gli avrebbe aperto tante porte, anche al Sud. Avreste mai immaginato un presidente della Regione Sicilia come Nello Musumeci al raduno di Pontida? E’ accaduto appena qualche giorno fa. Avreste mai immaginato a Mazara, per anni considerato simbolo di integrazione, la nascita di un gruppo consiliare leghista? E’ successo anche questo, così come – non troppo tempo fa – persino Lampedusa ha cavalcato la tigre del Carroccio. L’impressione è che questo vento sia destinato a durare ancora a lungo e Salvini appare abbastanza deciso a continuare ad alimentarlo in tutti i modi, approfittando anche delle divisioni interne dei 5 Stelle e della fragilità di eventuali competitor.

Ora, io non pretendo di essere considerato il depositario del sapere umano e sono perfettamente consapevole del fatto che le mie opinioni possano essere contestate e contestabili. Proprio per tale ragione, questa storia della mia compagnia di Liceo che mi toglie l’amicizia mi appare incomprensibile. Posso sentirmi politicamente lontanissimo da tante donne e uomini del Sud che si stanno avvicinando alla Lega e a Salvini. Ma perchè dovrei rinunciare a confrontarmi con loro? Non è parlando con chi la pensa come te che si cambia il mondo e riconosco che alcune tra le cose più importanti della mia vita le ho imparate proprio da persone che mi sembravano distanti anni luce dalla mie convinzioni. Allo stesso tempo, mi piace pensare, che anche le mie argomentazioni possano aver in qualche modo inciso, anche in piccolissima parte, nelle vite degli altri. Rinunciare a confrontarci con chi non la pensa come noi, per lasciarci andare a un comodo abbraccio con chi condivide le nostre stesse visioni: è proprio questo uno dei modi in cui si manifesta la deriva del nostro tempo. Sta venendo meno il riconoscimento di chi è altro da noi e che un tempo meritava quantomeno il nostro rispetto per la sua onestà intellettuale. Sembrerà un pensiero apocalittico: ma a me, tutto ciò, pare il segno di un Paese sempre più simile a un teatro di guerra.

Vincenzo Figlioli

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