Categorie: AperturaMarsalaUna tazza di sale

Sorreggere la Costituzione per cancellare le svastiche

Due ragazzi marsalesi hanno vinto il primo premio per la categoria della scuola media nel concorso nazionale “1 gennaio 1948, da sudditi a cittadini: sovranità popolare, partecipazione, solidarietà”, indetto dal MIUR – Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca –, in collaborazione con l’Associazione nazionale Partigiani d’Italia. Si tratta di Bruno Giacalone e Federico Cudia, alunni della scuola media “Mazzini”, diretta dalla preside Franca Donata Pellegrino. Per i due 13enni, accompagnati al Quirinale dalle loro insegnanti Antonina Di Lorenzo e Maria Pia Pellegrino, è stata, di certo, un’esperienza indimenticabile, anche perché a premiarli è stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Bruno e Federico hanno intervistato un compagno di scuola, un po’ più grande di loro con una grande passione per il basket. Una chiacchierata tra adolescenti con la sola differenza che l’intervistato è africano. Parla di cosa gli piace, di sogni e di normalità. Si somigliano i loro desideri, eppure la nostra Costituzione – la più bella del mondo – non lo riguarda e questo perché nell’illuminato articolo 3 non si parla di questo ragazzo africano. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Il testo infatti si riferisce solo e soltanto ai cittadini italiani e il compagno di Bruno e Federico non lo è. Per cui non è affar nostro se, nel corso della sua vita, non dovesse avere “pari dignità sociale”. Ma l’elaborato dei due ragazzi ha vinto perché si intitola “Senza distinzione: uomini, donne e bambini” e propone una modifica costituzionale che sostituisca alla parola “cittadini”, le parole: “tutti i bambini, tutte le donne e tutti gli uomini”. D’altronde abbiamo già un ministero alla parità e questo arcaicismo nel testo della nostra fonte primaria del Diritto, appare quasi un ossimoro. L’idea è che i giovanissimi Bruno Giacalone e Federico Cudia abbiano qualcosa da dire e da insegnare ad una classe politica litigiosa e tronfia, eletta da una base di cittadini la cui contingenza difficile (è scomparsa la classe media e con essa l’autonomia intellettuale) rende schiavi del bisogno. Il problema diventa ontologico e ci si trova tra simili a discutere su soluzioni per sopravvivere al disagio economico soffocante, per poi decidere che “si stava meglio quando si stava peggio”, che “ai tempi di Mussolini si dormiva con le porte aperte”. Una nostalgia che diventa nazionalismo e spaventa. Un bisogno di ritrovare identità che, se unita ad uno scarso approfondimento, diventa apologia della peggiore delle dittature. A Marsala, a due passi dall’ex sinagoga (via Frisella) e comunque nel quartiere ebraico, sui muri campeggiano svastiche e croci celtiche stampate con le bombolette spray. Segni tremendi di un dolore reale. Di un disagio materiale e morale, di rabbia e ignoranza. A quelli che disegnano svastiche però si contrappongono Bruno e Federico e allora una speranza c’è. Che siano gli stessi adolescenti a parlare e a insegnare ai coetanei che la rabbia si può trasformare in energia per cambiare e pulire i muri e le menti offuscate. Noi adulti, se siamo capaci, dobbiamo fornire solo occasioni e luoghi per farli incontrare.
Chiara Putaggio

redazione

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