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Il condominio felice

Avevamo sentito e letto di tutto. Ma in questi giorni di campagna elettorale, per sfuggire dal… nulla, ci siamo attrezzati ad interessarci di quelle che reputiamo iniziative, non so se ci capite, curiose. Ed eccoci qua. “Da dove ha origine l’infelicità nei condòmini?” È proprio rispondendo a questa domanda, apparentemente semplice, che è nata l’idea di un vero e proprio indice in grado di misurare il livello di ‘felicità’, inteso come benessere fisico e mentale della persona, all’interno della propria abitazione e, in maniera più estesa, all’interno del proprio condomino. Premettiamo che noi siamo contenti che la gente ricerchi la felicità. Ma abbiamo da sempre avuto l’idea del condominio come un luogo dove si vive assieme e ci si sopporta a malapena. Sbagliavamo. O forse no. Secondo l’amministratrice dei condomini felici (esiste davvero e l’iniziativa a quanto pare è seria), la principale fonte di nervosismo e frustrazione nel proprio palazzo nasce, in primis, dall’assenza di dialogo tra i residenti. E noi che pensavamo bastasse salutare la signora del quarto piano… “Al di là del ceto sociale, della provenienza geografica o del livello culturale – afferma la responsabile Simona Bastari – si evidenza molto diffusamente la scarsa ricerca di un dialogo tra le persone appartenente allo stesso condominio. La maggior parte di loro infatti, spesso neppure si conosce (qui non possiamo citare casi personali, noi conosciamo tutti gli abitanti del palazzo dove abitiamo n.d.r.), occorre creare una relazione stabile e continuativa fra i condomini in maniera tale da generare empatia e ridurre i conflitti questo è l’assunto di base della nascita del concetto della felicità condominiale”. Ma l’associazione che regola l’attività dei palazzi, non si ferma certo a queste enunciazioni: si è attrezzata a distribuire un questionario in cui si chiede quanto una persona si senta felice nel condominio di appartenenza e quanto quel condominio sia da considerare ragionevolmente felice. “La prima è un’analisi della percezione del singolo condomino sulla base di parametri soggettivi. Il secondo parametro di analisi conduce a un dato più oggettivo e riguarda la location: come e dove il condominio è situato, in quale zona, quartiere o città, qual è la vicinanza con spazi di relax (parchi e giardini), di istruzione (scuole, asili ecc.), di svago, oltre che ai vari esercizi commerciali”. Ora a noi che, crediamo come voi, abbiamo un mare di problemi da affrontare ogni giorno, ci mancava la ricerca della felicità condominiale. Ma il questionario si sofferma anche su altri quesiti che riguardano gli spazi del proprio appartamento in proporzione al numero di persone che lo abitano, la presenza o meno di ascensore, garage e spazi comuni, condizioni dell’impianto di riscaldamento. Poi c’è la parte, non so se anche qui ci capite, delle percezioni soggettive. Si analizza da una parte la relazione con lo studio di amministrazione condominiale, la presenza o meno di dialogo, l’efficacia nella trasmissione di informazioni corrette e con le giuste tempistiche, la frequenza e utilità delle riunioni, l’affidabilità e reperibilità dell’amministratore, dall’altra come il condomino percepisce il proprio livello di felicità all’interno del condominio. Adesso basta, scusate se proprio non condividiamo l’iniziativa. Ridateci gli urli notturni del bimbo del primo piano. E lasciate che il bucato della signora del piano di sopra goccioli sul nostro. Che volete noi il condominio lo viviamo così.

Gaspare De Blasi

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Tags: condominio