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Terrore in provincia

Ore 00:38, ero tranquillo nella fontana del mercato, fino a quando si sente un colpo… tutti si girano verso Piazza del Popolo, arriva il secondo e poi il terzo colpo. A questo punto una marea di gente si riversa verso Porta Garibaldi… mi avvio anche io tenendo stretta per mano la mia ragazza… vedo gente a terra, vedo una mamma accovacciata per proteggere suo figlio dalla folla impazzita… pezzi di vetro rotti per terra, le sirene della polizia… il panico più assoluto. Credo di aver provato l’1% di cosa hanno provato i Parigini”.

Difficile raccontare quanto è accaduto sabato sera all’Antico Mercato di Marsala in maniera più adeguata di quanto non abbia fatto un giovane lettore, che poco dopo la pubblicazione sul nostro sito del pezzo di cronaca in cui abbiamo dato notizia dell’accaduto, ha voluto condividere la propria testimonianza. Ho dunque scelto di riprendere nell’odierno editoriale questo racconto perchè ci aiuta a capire qualcosa in più dello spirito del nostro tempo. Ogni giorno ripetiamo a noi stessi e ai nostri familiari che un aspetto positivo del vivere in provincia sta nella maggiore tranquillità rispetto alle grandi città. L’Isis difficilmente sceglierebbe un piccolo centro per una delle proprie azioni terroristiche, perchè verrebbe meno la componente simbolica che tradizionalmente le accompagna. Dove non arriva l’Isis può però arrivare la criminalità organizzata – come spesso abbiamo visto nel nostro martoriato Sud – o l’imbecillità. Può dunque accadere anche lontano dai riflettori delle metropoli di vedere una folla di gente correre all’impazzata per le vie del centro con il volto stravolto dal terrore. C’è chi ha lasciato sui tavoli borse, chiavi e telefoni, chi ha perso il proprio cane, chi è caduto, chi è andato a letto con qualche livido in più. A seminare il panico gli spari di individui che forse non erano abbastanza lucidi per capire cosa stava per succedere o che semplicemente non si sono neanche posti il problema. Tutti noi dovremmo invece chiederci seriamente cosa sta diventando Marsala, cosa stanno diventando i suoi cittadini, i locali della movida.

La riqualificazione dell’Antico Mercato è stata una delle idee più interessanti degli ultimi anni: eppure da tempo ci sono tanti nostri concittadini hanno rinunciato alla libertà di frequentarlo e la stessa cosa sta accadendo nella restante parte del centro storico durante il fine settimana. Negli anni sono state emesse diverse ordinanze, sia sulle emissioni sonore che sulla vendita di alcolici: ma il loro rispetto si è sempre rivelato complicato. Al contempo, ci sono le piazze dello spaccio ad agitare ulteriormente l’aria, rendendo le serate della movida potenzialmente esplosive. Il fatalismo che ci pervade induce spesso a farci credere che i processi in atto siano irreversibili, dimenticando che ogni comunità può decidere autonomamente cosa vuole essere. Ed è lì che le istituzioni possono avere un ruolo, aprendo un confronto serio con le varie anime della città. Non è questione di trasformare Marsala in un noioso salotto, come qualcuno vorrebbe: ma incanalare la voglia di divertimento in una direzione adeguata alla civiltà, in cui il sorriso di una serata condivisa con familiari e amici non debba essere spento da improvvise e inqualificabili folate di terrore. Ognuno faccia la sua parte – amministrazione, esercenti, fruitori – se necessario con qualche rinuncia che in un primo momento potrebbe sembrare dolorosa (rinunciare, ad esempio, alla vendita dei chupiti a 1-2 euro) ma che gradualmente riqualificherebbe l’utenza di tanti luoghi del centro storico. Vale la pena provarci, per riappropriarci del piacere di vivere in provincia senza paura.

Vincenzo Figlioli

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