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Fava presenta i suoi “Cento passi per la Sicilia”. Micari perde pezzi al centro e cerca di recuperare a sinistra

“Cento passi per la Sicilia”. Questo lo slogan scelto da Claudio Fava per la sua campagna elettorale. Una scelta che inevitabilmente richiama il film di Marco Tullio Giordana sull’omicidio di Peppino Impastato di cui Fava fu sceneggiatore. Nel corso della presentazione del simbolo, il giornalista e scrittore catanese – affiancato da Ottavio Navarra – si è soffermato sui principali punti del suo programma, che punta sulla lotta agli sprechi, l’investimento sulla cultura, le risorse energetiche, il diritto allo studio. Dall’altro lato, gli attacchi agli ultimi governi, da Cuffaro a Crocetta, che hanno prodotto un quadro desolante da un punto di vista sociale, con la diminuzione degli occupati, del Pil e degli investimenti, con il conseguente aumento del numero di famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta e dei giovani (9 su 10 laureati) che lasciano la Sicilia per andare a cercare lavoro al Nord o all’estero. Contro il voto clientelare e il voto per rabbia, la coalizione di Claudio Fava propone dunque una strada alternativa, che secondo un sondaggio commissionato all’istituto Piepoli vedrebbe Musumeci al 42%, Cancelleri e Fava appaiati al 25%, Micari all’8%. Percentuali che lo staff del candidato alla presidenza del Pd considera non attendibili: “Bello questo sondaggio, lo hanno trovato nelle patatine?”.

Nel frattempo, fiutate le difficoltà di queste settimane, gli alleati centristi dei democratici perdono pezzi: nonostante l’Alleanza Popolare di Alfano abbia imposto al Pd l’idea del ticket con il suo Giovanni La Via designato alla vicepresidenza, in queste ore stanno lasciando la coalizione di centrosinistra per andare con Musumeci diversi esponenti di Ap e Centristi di D’Alia: Orazio Ragusa, Nino Germanà, Totò Lentini e il castelvetranese Giovanni Lo Sciuto. Fabrizio Micari a sua volta tenta di rafforzare la componente di sinistra, presentando la lista Sinistra siciliana: “Adesso ci siamo tutti. Con la lista Sinistra Siciliana – afferma il rettore – abbiamo raggiunto l’obiettivo che ci eravamo fissati all’inizio della campagna elettorale: una coalizione larga, di centrosinistra, realmente aperta alla società civile ed ai territori”. Rosario Crocetta, da parte sua, continua a difendere il proprio operato esultando per la decisione della Corte dei Conti che ha respinto l’impugnativa del consuntivo 2016 chiesta dal procuratore generale di Palermo Pino Zingale. La prova certa della verità dei nostri conti. Abbiamo salvato i conti della Sicilia, abbiamo trovato una Regione ai limiti del dissesto e consegniamo al nuovo governo un bilancio in attivo, 1500 opere programmate in Sicilia per gli investimenti, una programmazione europea avviata, un accordo con lo Stato che si traduce in 2 miliardi di euro in più ogni anno per il nostro bilancio. Tutto questo per continuare un processo di sviluppo già avviato. Coloro che in questi mesi ci hanno attaccato sul bilancio, chiedano scusa ai siciliani”.

Sul fronte di Nello Musumeci, l’ex assessore provinciale Paolo Ruggieri ha confermato la propria candidatura smentendo le voci che lo vedevano propenso a fare un passo indietro. L’avvocato marsalese ha già aperto ai suoi sostenitori il proprio comitato elettorale, così come il collega Stefano Pellegrino, che correrà con Forza Italia.

Con il candidato presidente del centrodestra sta polemizzando in queste ore l’outsider Franco Busalacchi, che punta sulla creazione di un unico ente pubblico per la formazione professionale in Sicilia, accusando Musumeci di voler copiare il suo programma in questo settore. Di rischio plagio parla anche Roberto La Rosa, candidato presidente del Movimento Siciliani Liberi, che accusa i “partiti coloniali” di voler copiare il suo programma sul tema dell’efficacia dell’azione pubblica, che per La Rosa andrebbe misurata secondo parametri e criteri di contabilità sociale.

Vincenzo Figlioli

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