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Invasione, tasse e centralismo europeo: da Marsala Pagano spiega perchè “tutti i siciliani sono diventati salviniani”

Grande attenzione alla Sicilia senza dimenticare il repertorio programmatico caro a Matteo Salvini. E’ un leghista atipico Alessandro Pagano, che dopo una militanza di alcuni anni tra le file di Forza Italia e del Pdl ha ormai preso le redini dei seguaci del leader lombardo, coniugando radicalità nei contenuti e pacatezza nei tono.

Affiancato da Vito Armato, appena designato responsabile locale del movimento guidato dal leader leghista, il deputato nativo di San Cataldo ha parlato delle prossime elezioni regionali e del ruolo avuto da Salvini nella riunificazione del centrodestra intorno a Nello Musumeci, nel corso di una conferenza stampa tenutasi nel tardo pomeriggio di ieri a Marsala.  “Nel 2006 non capimmo la sua candidatura antisistemica contro Cuffaro, ma i fatti hanno dimostrato la sua coerenza. A un certo punto abbiamo rischiato il replay di quando avvenuto cinque anni fa, con la spaccatura del centrodestra. Salvini e la Lega hanno impedito che questo accadesse, facendo spostare l’ago della bilancia su di lui. Alla fine ha prevalso il buon senso e adesso vedo un crescendo wagneriano attorno alla candidatura di Musumeci”.

Logico chiedersi come fa uno con la storia di Nello Musumeci ad accettare di avere nella sua coalizione i reduci di quel sistema cuffariano che negli anni scorsi aveva combattuto. “Cuffaro puntava su Lagalla – chiarisce Pagano – e ora deve subire questa candidatura che non ama”. Resta da capire quanto Saverio Romano e i suoi saranno leali nei confronti del candidato presidente mentre Vittorio Sgarbi (secondo uno schema che ricorda quello già collaudato a Salemi con Pino Giammarinaro) continua a lanciare messaggi d’amore nei confronti dei cuffariani. Su questo aspetto, chiaramente, Pagano ha preferito glissare, concentrandosi sui temi che tradizionalmente caratterizzano la proposta elettorale di Matteo Salvini. “La Sicilia sta vivendo una situazione di impoverimento economico e culturale. Dall’altro lato, vediamo ogni giorno immigrati girare in due su motorini senza casco e targa senza che nessuno li fermi. Un’impunità che non può essere accettata. Tutto ciò fa sì che i siciliani siano molto arrabbiati e che siano diventati tutti salviniani”. Pagano parla di “invasione scientifica e organizzata a nostro danno” a cui si associano le difficoltà legate alla pressione fiscale da record che c’è in Italia (“uno studio dimostra che è arrivata al 68,8%”) e alla politica monetaria europea: “La mafia al momento non è il problema principale. Il pizzo lo ha messo lo Stato, il vero mafioso è lo Stato”. Per Pagano ci sarebbe un disegno ben preciso che mette assieme politiche migratorie, monetarie e fiscali, “orchestrato dalla massoneria internazionale che ci vuole impoverire”. “Se non fosse per Putin – aggiunge il parlamentare di Noi con Salvini – ci sarebbe un governo unico mondiale”.

Tornando all’appuntamento elettorale del prossimo 5 novembre, Pagano immagina una Regione guidata da Musumeci in cui possa essere attuato il modello gestionale sperimentato in Veneto dalle amministrazioni regionali leghiste. Un impianto capace di agire su crisi demografica, sistema educativo e sistema sanitario, fronteggiando i problemi principali del nostro tempo.

Per quanto riguarda le liste, i salviniani confluiranno in quella che vedrà anche la partecipazione di Fratelli d’Italia e di alcuni candidati diretta espressione di Musumeci (che si aggiungeranno a quelli della lista autonoma “Diventerà bellissima”). Esclusa dallo stesso Vito Armato una sua candidatura all’Ars, nei prossimi giorni verranno resi noti i nomi degli esponenti del trapanese che proveranno a giocarsi le proprie chance. Uno tra loro potrebbe essere l’ex consigliere comunale del capoluogo Felice D’Angelo, pioniere dei seguaci di Salvini in provincia.

Nonostante la Lega non sia più quella che tuonava contro i meridionali ai tempi di Umberto Bossi e Gianfranco Miglio, è ancora inevitabile chiedersi come i siciliani possano votare per Matteo Salvini, che nei primi anni della sua carriera politica ha ampiamente cavalcato la retorica contro il sud, spostando la sua attenzione sugli immigrati soltanto da qualche anno a questa parte. Un’obiezione che Pagano fronteggia ostentando apparente sicurezza: “Nell’aprile del 2017 l’87% dei leghisti ha votato la risoluzione di Salvini in cui si spiega che il problema non è più il centralismo burocratico di Roma, ma quello di Bruxelles”. Resta da capire se tutto ciò basterà per convincere i siciliani a votare per le liste leghiste, dopo i deludenti risultati delle recenti amministrative.

Vincenzo Figlioli

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Tags: Alessandro PaganoVito Armato