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I 365 giorni dell’Amministrazione Surdi ad Alcamo: tutti gli alti e i bassi del governo di città

Trascorso un anno dall’elezione del sindaco Domenico Surdi, e dall’insediamento della giunta 5 stelle, è il momento di stilare un primo bilancio dell’attività svolta dalla squadra che guida la città. Tra i temi più rilevanti affrontati dagli amministratori pentastellati: l’acqua, la raccolta differenziata, il bilancio, la legalità e la trasparenza

Nata sotto l’egida della Patrona di Alcamo, Maria Santissima dei Miracoli, l’Amministrazione pentastellata di eventi straordinari ne ha trovati parecchi sulla sua strada. Dalla emergenza rifiuti a quella dell’acqua, la prima estate della giunta grillina è da ricordare sicuramente come una stagione ardente. Entrambe le vicende, però, sono state affrontate in maniera diversa o, si potrebbe meglio dire, comunicate in modo differente alla cittadinanza. Quello della comunicazione, infatti, è uno dei “nei” del governo di città. Un paradosso visto che proprio la comunicazione dei 5 stelle è stata uno dei cavalli di battaglia indispensabili per ottenere la vittoria delle elezioni di un anno fa. Un fatto riconosciuto sia dagli avversari politici sia dagli operatori dell’informazione che hanno seguito l’intera campagna elettorale. Se, infatti, da un lato la giunta pentastellata, sulla scia dell’entusiasmo registrato (75% dei consensi al ballottaggio), è stata in grado di far conseguire alla città il record nel raggiungimento della raccolta differenziata, oltrepassando il limite minimo stabilito dalla legge, dal 50, 26%, nel giugno 2016, al 66%, nel maggio 2017, non può dirsi altrettanto dell’informazione riguardo la “crisi” dell’acqua.

Infatti, se per quanto riguarda la tematica ambientale, nonostante il disagio dell’accumulo dei rifiuti per diversi giorni dell’estate scorsa, dovuto alla situazione delle discariche oramai sature, i cittadini hanno colto l’appello del primo cittadino, Domenico Surdi, consentendo alla città di superare l’emergenza, invece, per quanto concerne la gestione della vicenda dell’acqua si è avuta sorte opposta. I disservizi dovuti ad una rete idrica colabrodo e, forse, obsoleta, in aggiunta ai guasti registrati del fornitore Siciliacque, casualmente alla vigilia della festa della Patrona, hanno tenuto gli alcamesi fino ad oggi con l’acqua alla gola, nonostante l’impegno quotidiano degli amministratori pentastellati che puntano alla risoluzione del problema atavico. Di fatto, però, c’è voluto un anno per far comprendere agli alcamesi che con l’acqua dei cosiddetti pozzi privati (il cui sistema di attingimento attualmente è sotto la lente della magistratura) non ci si poteva e non ci può lavare. E diversi mesi sono passati per far approdare in Aula Consiglio quel Regolamento comunale sull’approvvigionamento per mezzo autobotti che colma non solo un vuoto legislativo, ma di legalità a tutti gli effetti. Tale ritardo oggi viene attribuito alla macchina amministrativa dell’Ente perché, come dai banchi dell’opposizione è stato affermato e, precisamente, dal consigliere comunale Francesco Dara (Noi per Alcamo), l’Amministrazione, il Consiglio Comunale, corrono più degli uffici.

Se non ci fosse stato, effettivamente, il lavoro celere delle commissioni consiliari, non si sarebbe giunti al seguente risultato: due bilanci approvati nel giro di cinque mesi. Anche questa notizia è passata in sordina, perché la definizione di due rendiconti vuol dire due deliberazioni di Piani Triennali delle Opere Pubbliche: circa tre milioni di euro. Soldi che vengono investiti in città e alimentano aziende del territorio provinciale e siciliano. Nonostante, inoltre, la diffusione di slides e conferenze stampa sulle agevolazioni previste dall’ultimo documento finanziario, pare che non sia stata ancora percepito lo sforzo del Comune per risollevare il centro storico di Alcamo, la cui chiusura definitiva del cosiddetto Corso stretto si è trascinata dietro delle polemiche per diversi mesi. Tuttavia, i risultati di quella scelta, condivisa con una parte del Consiglio Comunale, paiono arrivare adesso attraverso l’apertura di nuove attività commerciali. Altri trend positivi non sono stati cavalcati dai grillini, come quello sulla raccolta differenziata del vetro, che dopo anni di puro costo per le casse comunali (circa 200 mila euro l’anno) è stato azzerato. Il ritorno dei concorsi pubblici dopo 25 anni, per sette dirigenti, in un ente noto alle cronache per il numero elevatissimo di lavoratori precari, diventati simbolo del mal governo locale e siciliano degli anni ’90, non è rimbalzato sui titoli di giornali nazionali che ogni tanto, gettando l’occhio sulla città più grillina d’Italia, rischiano di prendere fischi per fiaschi. Si ricordi ad esempio la questione delle indennità. “Il sindaco si è aumentato lo stipendio del 10%”, titolavano mesi fa alcune testate giornalistiche. Eppure, era noto ai più che la legge regionale siciliana, approvata un anno prima delle elezioni, aveva adeguato le indennità degli amministratori locali a quelle previste dalla legislazione nazionale, tagliando drasticamente il compenso degli amministratori locali (mantenendo invece intatte le considerevoli indennità dei parlamentari regionali). Quasi mille euro nel caso del primo cittadino di Alcamo. E la famosa applicazione del 10% alle indennità (il cui calcolo spetta comunque al dirigente competente) risulta ribadita persino in una guida agli amministratori che comprende la cosiddetta legge del ministro Del Rio del 2014, sempre se gli enti abbiano rispettato le prescrizioni previste dalla normativa negli anni precedenti.

È il rapporto con il passato, quindi, l’altro grattacapo che deve risolvere questa Amministrazione. Il motto grillino “Apriremo il Parlamento come una scatola di tonno” e, quindi, delle istituzioni dentro le quali i pentastellati riescono ad ottenere una rappresentanza, qui, ancora, non ha molto attecchito. In parte, forse, perché si è troppo acquiescenti ad una opposizione che magari ha tutto l’interesse ad affermare “Non bisogna parlare del passato” oppure “Ora governate voi, non ci interessa il passato”. Il passato bisogna conoscerlo e porvi rimedio laddove qualcuno ha sbagliato. Se non fosse così non si coglierebbe la necessità del Regolamento dei controlli interni messo a punto da questo governo cittadino firmato 5 stelle. Sembra, infatti, che da quando ci siano i grillini a guidare la città ex assessori e funzionari dell’ente si siano ricordati, criticando l’attuale giunta, di come si realizzino bilanci, atti propedeutici e amministrativi di questo Comune. Purtroppo, però, basta leggere le diverse relazioni, almeno quelle finalmente rese pubbliche, della Corte dei Conti, dal 2011 al 2015, sullo stato dell’Ente. Una lettura da consigliare per chi volesse avere contezza della condizione delle finanze del Comune di Alcamo e di tutte le inspiegabili carenze di provvedimenti di cui invece la macchina amministrativa necessitava, anche per evitare probabili fenomeni di corruzione. Le inchieste giudiziarie in corso, che riguardano ex amministratori della città, certamente, aiuteranno a fare chiarezza. Di sicuro, la politica oggi più che mai deve lanciare dei messaggi chiari alla collettività. E se a prima vista è difficile spiegare perché in passato non è stato possibile approvare un Regolamento sui beni confiscati alla mafia, oggi, la sfida consiste nel dare la risposta, riportando quei beni a disposizione della collettività. Così si restituisce all’arte del governo, oltre la legittimità, ovviamente, l’altra sua indispensabile caratteristica sulla quale si fonda: la credibilità. Altri quattro anni di Amministrazione 5 stelle, però, devono ancora trascorrere per poter dare un giudizio completo sull’operato del primo cittadino, sperando che davvero, da qui alla fine del mandato, conciliante con la festa della Patrona di Alcamo, si possano realizzare quelli che può solo fare la Madonna dei Miracoli.

Linda Ferrara 

redazione

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