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Daniele Nuccio: “Non è il momento di dimenticare la storia”. Si presenta al Carmine il libro “Quando i jurnateri erano giganti”

Domani, 4 giugno, alle ore 18 presso l’ex Convento del Carmine di Marsala verrà presentato il libro “Quando i jurnateri erano giganti” (edizioni Tatzebao) di Daniele Nuccio. Un quadro della Sicilia fatto di lotte e rivendicazioni. Ne parliamo con l’autore.

Perchè hai sentito l’esigenza di raccontare il periodo storico dal dopoguerra agli anni ’80?


Fondamentalmente per una ragione. Dalla consapevolezza che quella storia in una terra come la nostra non può cadere nel dimenticatoio. Si commetterebbe un gravissimo errore ad archiviare quelle esperienze, la storia del coraggio dei braccianti che capivano l’importanza del favorire i percorsi di aggregazione al fine di poter meglio fronteggiare il potere dominante del tempo, dato dall’asse composto da aristocrazia feudale e mafia. Mi confronto ogni giorno con decine di ragazzi e questo pezzo di storia ai più è sconosciuto. Motivo per cui, e colgo l’occasione per ringraziare l’amico Gaspare Li Causi, che ha vissuto in prima persona l’epoca delle occupazioni delle terre, mi piaceva l’idea di poter diventare una sorta di “tramite” fra quella generazione e le più giovani.

Leggendo il libro e l’intervista al preside Li Causi si ha l’impressione che quella generazione abbia vissuto un periodo in cui tutto veniva percepito come possibile. Oggi invece?

Credo sia fondamentale contestualizzare il momento storico del libro. Allora, sindacalisti, politici, braccianti, “jurnateri” per dirla con Buttitta, venivano dalle restrizioni della libertà dell’era fascista. Si sono trovati a ragionare, una volta crollato il regime, sulla necessità di ricostruire il Paese, sulla mancanza del pane. L’Italia era un Paese in ginocchio alla fine degli anni ’40. E i partiti erano dei collettori che alle spalle avevano le masse, rappresentavano un’idea che ci ha condotti al boom economico. Oggi la politica vive una fase di grave difficoltà nell’assolvere il proprio ruolo di rappresentanza della volontà popolare, è palese il distacco fra il “palazzo” e la gente comune. Il confronto non si fa più nelle piazze o nelle sezioni di partito, luoghi che favorivano un confronto reale. Oggi si preferisce il web. Se la politica tornasse ad appropriarsi del proprio ruolo, se nel Paese si ponesse un argine alla corruzione, se i partiti riuscissero a rimettere al centro dell’agenda la “questione morale” e riuscissero a scrollarsi di dosso la percezione che oggi dilaga e che li vede quali comitati d’affari, si riuscirebbe a riprendere un rapporto con la società reale e il qualunquismo non troverebbe terreno fertile per pontificare e crescere di conseguenza.

Tra tutte, quale delle biografie raccontate senti più vicina?

Forse un po’ tutte, ma di certo il coraggio di Vito Pipitone e la sua capacità di trascinare le masse deve esserci da esempio.Il carisma di Girolamo Li Causi, colui che per primo denunciò cosa stava dietro la strage di Portella della Ginestra e la contiguità del potere mafioso con pezzi dello Stato, colui che per primo capì l’esigenza di istituire una commissione parlamentare antimafia, è uno degli esempi da seguire nel ricoprire il mio ruolo al servizio della comunità. Provo ad ispirarmi a queste figure, se degnamente o meno lo lascerei decidere ad altri.

Preservare la memoria è importante. Marsala è una città smemorata?

E’ uno dei problemi del nostro tempo e riguarda anche la nostra Città. Abbiamo dimenticato quanto di buono c’è stato nella nostra storia, trascurando il fatto che ogni conquista sociale è il frutto di lotte, del sangue di tanti nostri concittadini. Al tempo della riforma agraria quelli che oggi definiremmo volgarmente i “viddani” nelle loro occupazioni erano perfettamente consapevoli che a sparare contro di loro avrebbero trovato sia la mafia che lo Stato. Così come dimentichiamo facilmente gli aspetti negativi che hanno caratterizzato la storia della nostra comunità. Di quando si decise di favorire la speculazione edilizia a danno delle nostre spiagge, di quando il potere era nelle mani di chi “mangiava e faceva mangiare”, di quando alcuni esponenti politici erano al soldo del potere criminale e curavano gli interessi particolari a danno della collettività. Il problema rimane oggi tristemente attuale. Motivo per cui forse non è giunto ancora il momento di dimenticare la storia.

redazione

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Tags: Daniele Nuccio