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Le sedie, i tavoli e Sisifo

Nel leggere le risultanze dell’operazione “Visir”, che ha portato all’arresto di 14 soggetti tra Marsala, Petrosino e Mazara, diventa inevitabile sottolineare almeno un elemento di riflessione: la mafia in questo territorio si è riorganizzata.

Sono lontani i tempi in cui Matteo Messina Denaro confidava a Bernardo Provenzano (il 1 febbraio 2004) che a Marsala avevano arrestato tutti: “pure i rimpiazzi e i rimpiazzi dei rimpiazzi […] credo che alla fine arresteranno pure le sedie quando avranno finito con le persone”. Tredici anni dopo, possiamo dire che non solo le sedie sono rimaste, ma ci sono anche i tavoli, attorno a cui si riuniscono i rappresentanti delle famiglie mafiose locali, che in certe occasioni accolgono anche i referenti di altre province.

Sono lontani anche i tempi delle operazioni del progetto “Peronospera” che decapitarono la struttura criminale che ruotava intorno al boss Natale Bonafede, capace di mandare i propri uomini anche alle riunioni pre-elettorali (come avvenne prima delle amministrative del 2001). Tuttavia, Vito Vincenzo Rallo è riuscito in questi ultimi anni a rimettere in sesto i cocci di un mondo che sembrava ormai sconfitto e a reclutare alcune nuove leve che hanno continuato a seguire con interesse il fronte degli appalti pubblici e a praticare le consuete attività estorsive. Gli inquirenti hanno avuto modo di indagare su alcuni lavori a Paolini e sulla denuncia di un imprenditore di Partinico che si era aggiudicato la gara per il rifacimento di Piazza Matteotti. Ma siamo pronti a scommettere che tanti altri interventi possano essere stati oggetto d’attenzione da parte della criminalità locale, senza dimenticare altri possibili bacini d’interesse.

Appare strano, in questo senso, che l’operazione “Visir” non faccia riferimento al business della droga che ha portato alla conversione di molte serre dell’entroterra marsalese, passate dalla coltivazione di fiori o fragole a quella della canapa. Lo scenario, per intenderci, in cui lo scorso anno era maturato l’omicidio del maresciallo Silvio Mirarchi, su cui permangono ancora diversi punti interrogativi.

In tutto ciò, resta comunque profonda amarezza per una riorganizzazione che si sarebbe potuta evitare. E invece, come spesso accade nella lotta alla mafia, ogni volta che si arriva vicini alla meta si abbassa la soglia d’attenzione su un territorio e si consente alla malapianta di rifiorire. Un destino che somiglia tanto alla dannazione di Sisifo, costretto a rotolare eternamente sulla china di una collina un macigno che, una volta spinto sulla cima, finiva puntualmente per ricadere dalla parte opposta.

Vincenzo Figlioli

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