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Il minestrone impazzito della politica siciliana

Il 2017 della politica siciliana è cominciato sotto il segno dell’incertezza e della precarietà. Ad oggi non sappiamo ancora quando si voterà per le amministrative (si presume, ormai, a giugno), né se si andrà alle urne anche per le provinciali. Poco si sa anche dei candidati, meno ancora delle coalizioni, che sembrano destinate a seguire le cosiddette “geometrie variabili”.

Costole del Pd (come la componente legata a Paolo Ruggirello) potrebbero sostenere D’Alì a Trapani, così come i socialisti di Nino Oddo. Altre componenti di primo piano (come il sindaco ericino Giacomo Tranchida) potrebbero schierarsi con Fazio, che avrebbe con sé anche i centristi di Turano. Tutto ciò, mentre il candidato ufficiale dei democratici Piero Savona continua a incontrare i cittadini per la stesura del programma. Sullo sfondo i 5 Stelle, che portano avanti un progetto parallelo tra Erice e Trapani, che dovrebbe portare a breve ad ufficializzare i nomi dei candidati pentastellati. Se è vero che tra il capoluogo e la vetta ballano un bel numero di destini incrociati, a Castelvetrano la situazione appare appena più lineare. Gli ex avversari Lo Sciuto ed Errante sembrano ormai inseparabili, l’ex Udc Gianni Pompeo è candidato per il Pd, il M5S non sa ancora se presentare un proprio candidato, così come a Petrosino, dove la grande coalizione trasversale che si prepara a sfidare Gaspare Giacalone (sempre più in odor di bis) non ha ancora strutturato una proposta alternativa credibile.

Scenari fluttuanti scatenano, solitamente, reazioni a catena sui territori limitrofi. Appare evidente, dunque, che questa tornata delle amministrative avrà ripercussioni anche sugli equilibri politici degli altri centri della provincia. Alle tensioni interne al Pd di Marsala abbiamo dedicato molto spazio in queste settimane (anche oggi) e verosimilmente continueremo a farlo. Il sindaco Di Girolamo prova ad ignorarle e a concentrarsi sull’amministrazione. Ma prima o poi dovrà affrontarle, magari nominando quell’assessore che ormai manca alla sua giunta da 5 mesi.

E poi ci sono le regionali, che sembrano destinate a diventare una sorta di reality show, vista anche la riduzione dei seggi all’Ars: i 9 uscenti si giocano 5 posti, senza contare l’inserimento di altri possibili outsiders. E le nazionali, che all’inizio del 2018 dovrebbero portare a un radicale rinnovamento del Parlamento. Ma anche qui (ultimo anello di un lungo rosario di incertezze e precarietà) non si sa ancora con quale legge elettorale si dovrà procedere. E lo scenario politico somiglia sempre più a un minestrone impazzito che rischia di risultare indigesto a molti commensali.

Vincenzo Figlioli

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