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Alcamo: presentato il documento sulla “Pedemontana” della terza commissione consiliare

Ieri pomeriggio, presso il Collegio dei Gesuiti, è stato presentato il documento riguardante le prescrizioni esecutive delle aree a sud del centro urbano di Alcamo per insediamenti residenziali nella zona Pedemontana. Per il presidente Vittorio Ferro (M5S) il lavoro condotto dalla commissione consiliare “È in linea con quanto afferma il Consiglio di Stato sul principio di ultrattività”

Excursus storico delle aree a sud di Alcamo

Alla fine degli anni novanta, il gruppo dei progettisti del Piano Regolatore di Alcamo, guidato dal professore Giuseppe Cangemi, nella predisposizione delle prescrizioni esecutive (che costituiscono a tutti gli effetti dei piani particolareggiati di attuazione), delle aree a sud della città, non ha potuto fare a meno di tenere in conto l’abusivismo diffuso sull’intero territorio comunale e, in particolare, di quei quartieri nati nella totale estraneità rispetto alla normativa in materia edilizia. Tra questi, si ricordano il quartiere di S. Anna, tutta la fascia a sud del Viale Europa e la zona a ovest della via Tommaso Papa, che erano stati oggetto del Piano di recupero previsto dalla legge del 1985. Inoltre, la zona a sud del Viale Europa fu interessata da Piani di Lottizzazione di iniziativa privata, la quale mancava, tuttavia, di una pianificazione ed una coordinazione dei c.d. piani particolareggiati (strumenti di pianificazione territoriale). Dunque, si rese necessario redigere le prescrizioni esecutive di Alcamo sud per fronteggiare le problematiche di ordine urbanistico. Inoltre, si cercò di soddisfare il fabbisogno di nuove residenze, risultato di una analisi demografica e del complessivo dimensionamento del P.R.G., il quale può essere qualificato come un vero e proprio piano di recupero che spinse i progettisti a prevedere le necessarie opere di urbanizzazione primarie e secondarie, nonché la dotazione di aree edificabili. Il dimensionamento delle prescrizioni esecutive, a sud del centro urbano, fu conseguente alle diverse bocciature dei piani urbanistici da parte della Regione, che prevedevano un enorme e immotivato spreco del territorio comunale. La zona a sud di Alcamo, meglio nota come Pedemontana è diventata, in special modo negli ultimi anni, oggetto di discordia tra una parte dei cittadini, le maestranze locali e i professionisti, a causa della sospensione dei titoli abitativi da parte dell’ufficio competente che ha ritenuto incongruenti le Tavole delle prescrizioni esecutive. Dopo la sentenza del TAR, emessa nel 2014, la quale rigettava il ricorso (oggi ripresentato in appello) avverso ai provvedimenti emessi dall’ufficio, che dichiaravano nulle due concessioni edilizie in precedenza rilasciate, il settore ha cambiato orientamento consentendo i volumi assentiti prima della pronuncia del tribunale amministrativo. Però, secondo quanto ricostruito dalla terza commissione consiliare l’interpretazione delle Tavole, che da un lato sono sì prescritte ma dall’altro non possono delegittimare un Piano, non è stata effettuata considerandole nell’insieme della progettazione urbanistica, tanto più se si è esclusa dalla lettura delle stesse la Tavola 1 che fino al 15 febbraio scorso, incomprensibilmente, non era stata pubblicata sul sito dell’Ente. In detta Tavola, poiché il gruppo dei progettisti aveva previsto una bassa densità nelle zone destinate a edilizia stagionale e in quelle già edificate e con lotti residui, non individuando altri lotti edificatori lasciava tale facoltà ai richiedenti. Per tale motivo, secondo lo studio della commissione Urbanistica si spiega la presenza di isolati a “volumetria zero” che non vengono considerati nella progettazione. Tale affermazione risolverebbe, una volta per tutte, quella che è stata concepita per diversi anni come un vero e proprio rompicapo per la politica locale.

Un contributo importante nel portare avanti lo studio della commissione è stato dato dal consigliere di ABC-Alcamo Cambierà, Gino Pitò, il quale faceva parte della commissione consiliare che nel 1997 ha seguito il lavoro dei progettisti del P.R.G. Grazie alle sue delucidazioni si sono potute ricostruire le intenzioni del gruppo che ha stilato il Piano. Il consigliere Pitò, in merito agli approfondimenti sul tema della commissione, ha dichiarato “La commissione ha fatto quello che doveva fare: ha analizzato le carte, ricostruito la vicenda, ha dimostrato la coerenza interna del Piano ed esterna rispetto al P.R.G. ed ha dato l’interpretazione di come il Piano va usato, come funziona nel suo complesso”. Poi, ha aggiunto che il Piano “È possibile che sia in gran parte sbloccato” e specificando che ancora non sono state fatte delle indagini locali, ha successivamente aggiunto “Mi sento di dire che il 90-95% dei casi ritiene risolto”. Il presidente della commissione, Vittorio Ferro (M5S), il quale aveva convocato una conferenza stampa nel pomeriggio, si è ritenuto soddisfatto della partecipazione dei cittadini ed ha lamentato, invece, l’assenza dell’informazione locale che era stata invitata all’evento. Il consigliere Ferro nel ringraziare il lavoro svolto dalla commissione ha spiegato come questa abbia accertato che il Piano redatto dal gruppo di lavoro dei progettisti il P.RG. è a tutti gli effetti da intendersi un Piano di recupero. “Nel momento in cui scade il vincolo preordinato all’esproprio, il Piano perde di efficacia laddove non è urbanizzato, ma dove è urbanizzato si può continuare, osservando le prescrizioni del Piano, ad edificare. In realtà, noi abbiamo chiarito in questo documento che la legge regionale 16 del 2016 ha recepito in maniera dinamica l’art.12 del D.P.R 380 del 2001, che dice che le opere di urbanizzazione primaria possono essere proposte dal richiedente del permesso di costruire. Quindi, laddove non è urbanizzato, se ci si fa carico o di porre la reitera e fare l’esproprio o di fare la cessione volontaria del terreno, si può urbanizzare. A quel punto, avendo fatto le urbanizzazioni primarie si può edificare”. Poi, ha aggiunto “Questo è in linea con quanto afferma il Consiglio di Stato sul principio di ultrattività”. Quindi, il presidente della terza commissione ha spiegato “Fintantoché il privato segue quelle prescrizioni sull’assetto urbanistico non c’è nessun problema, almeno che il Comune alla decadenza del Piano non eserciti la facoltà di tracciare un nuovo assetto urbanistico”. Ed infine, il consigliere Ferro ha sottolineato che portando a conclusione questo studio indubbiamente si è sbloccata la situazione della zona Pedemontana. Hanno partecipato allo studio e redazione del documento anche i consiglieri pentastellati Nino Asta, Laura Barone, Filippo Salato e il consigliere di minoranza Francesco Dara (Noi per Alcamo).

Il documento della terza commissione

Dopo 7 sedute la terza commissione consiliare competente in materia urbanistica è giunta alla redazione del documento conclusivo sullo studio riguardante le prescrizioni esecutive delle aree a sud del centro urbano di Alcamo, sancendo di fatto il superamento dell’“impasse” sulla annosa questione della c.d. Pedemontana. Il lavoro portato avanti dalla commissione all’Urbanistica nasce su proposta del sindaco Domenico Surdi, il quale, il 5 gennaio scorso, ha inviato una nota alla commissione, chiedendo di approfondire la “situazione Pedemontana” allo scopo di redigere un documento contenente le linee di indirizzo per l’attività di competenza dell’ufficio, in merito alle citate prescrizioni esecutive, che saranno sottoposte in seguito all’approvazione del Consiglio Comunale e la cui deliberazione verrà inviata all’Assessorato Regionale. Dunque, secondo quanto previsto dallo studio portato a termine dalla terza commissione consiliare, le zone B1pe, B2pe, B3pe, rispettivamente Zona di recupero urbano con edilizia a cortina continua (cioè manufatti perfettamente adiacenti), Zona di edilizia esistente urbana e suburbana a case isolate “il Piano coerentemente non individua lotti edificatori, lasciando tale facoltà ai richiedenti, sempre nel rispetto e nei limiti delle prescrizioni contenute nelle N.T.A. (Norme tecniche di attuazione n.d.r.) delle PP.EE (prescrizioni esecutive n.d.r.)”. Poi, si aggiunge “Trattandosi di aree di completamento è consentita l’attuazione a mezzo interventi edilizi diretti, tra i quali anche quello di nuova edificazione”.

Lo studio condotto dai consiglieri chiarisce che qualora manchino le opere di urbanizzazione primarie, la legge regionale del 1991 stabilisce che il concessionario “può obbligarsi a realizzare direttamente le opere di urbanizzazione con le modalità e le garanzie stabilite dal canone e a cedere le aree necessarie per le opere di urbanizzazione primaria e secondaria”. Inoltre, l’ordinamento regionale con la legge n.16 del 2016 afferma che “Il permesso di costruire è comunque subordinato all’esistenza delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria o alla previsione da parte del comune dell’attuazione delle stesse nel successivo triennio, ovvero all’impegno degli interessati di procedere all’attuazione delle medesime contemporaneamente alla realizzazione dell’intervento oggetto del permesso”.

Per quanto concerne la zona C1pe, Zona di edilizia con tipologia in linea a progettazione unitaria, si “attua a mezzo di progetto unitario di isolato”; invece, per la C2pe e C3pe, rispettivamente Zona di edilizia con tipologia in linea a progettazione unitaria, urbana e suburbana a case isolate, e quindi destinate a nuova edificazione si dovrà tenere conto sia della “volumetria abitativa” sia delle norme tecniche di attuazione. Per quanto riguarda la C4pe e C5pe, la prima Zona di edilizia stagionale di filtro al Parco Territoriale di M. Bonifato, e la seconda Zona di edilizia stagionale rada, il Piano non individua lotti edificatori, lasciando tale facoltà ai richiedenti. In questo caso la volumetria abitativa del progetto pari a 0,00 mc non può avere validità prescrittiva, perché per scelta progettuale non sono state oggetto di progettazione urbanistica. Infine, per le zone D1pe, E1pe ed E2pe, rispettivamente Zona per attività produttive non nocive, Zona agricola di tutela ambientale e pausa all’urbanizzazione e Zona agricola di colture specializzate, dato che il dimensionamento del Piano è previsto solo per le esigenze abitative, esclude la considerazione della colonna “D” della Tabella contenuta nella Tavola 6 delle Prescrizioni Esecutive.

Linda Ferrara

redazione

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