Categorie: Lettere

…e io sto ancora cercando di trovare parcheggio

Da un paio di giorni mancano accorate e accurate lettere di Artisti, Politici, Professori, Mega Direttori  rigorosamente “Marsalesi”… Ergo, vediamo di sopperire a tale mancanza. In principio fu: “Gli artisti marsalesi devono lavorare gratis” a cui fecero seguito chat su whatsapp e gruppo facebook… dove “gli artisti marsalesi” si riconobbero tali; un proselitismo che rasentò una fantomatica catena di Sant’Antonio: Tu suoni la chitarra, tu dipingi, tu fai video, tu scrivi… tutti dentro… anzi no… mettiamoci pure tizio che ha il locale e ci sono “i Decibel” da rispettare (che tra l’altro tornano quest’anno live) in un Tu… che diventa Io, in un nonnulla. E allora via con il significato dell’Arte, quali sono i compiti dell’Artista… sempre con la A maiuscola e mai con un briciolo di auto ironia che come dico da sempre non cambierà il mondo ma perlomeno non inquina. “Ho visto le menti migliori della mia generazione”, della mia città, sopravvalutarsi fino all’inverosimile, distaccandosi totalmente da una realtà che mi pare lampante ed evidente, se ad Artista aggiungi Marsalese… è palese come l’assioma vada a farsi benedire. Trovo però di contro “Offensivo” definire un Artista… “Locale” e non mi sta bene neanche il concetto Amatoriale/Professionale: – Tu hai il posto fisso… se suoni, dipingi, reciti, scrivi… non è comunque il tuo primo lavoro. Basta pensare a Jannacci, che svolgeva tranquillamente la sua professione di medico, come il Prof Roberto Vecchioni per dire, che a Marsala ci ha pure scritto un disco per altri motivi. Serrando le fila, in ogni caso, l’esaltazione dell’Ego di molti, ha comunque partorito il più classico dei topolini… perché delegazione o meno, gli artisti che ci hanno messo la faccia sono stati una quindicina a dirla tutta. L’amministrazione comunale marsalese, si è scusata, ha detto che soldi non ce ne erano e ha promesso un direttore artistico, che è arrivato, gratis, ma con un cartellone da centomila euro e all’interno degli spettacoli previsti ha visto bene di inserire anche “roba sua” e dei suoi più stretti collaboratori. Per i valorosi reduci dell’Arte made in Marsala, mandare una mail allegando cv per uno spettacolo su Garibaldi da fare tutti insieme.

Poi c’è il vero e proprio misunderstanding skype, gli insuccessi dei primi spettacoli che non coprono nemmeno le spese, quelli del comune che parlano e dicono IO, Io ho detto, Io ho fatto, Io amministro la città… e non era il Sindaco, che non parla ma che nel frattempo mi ha tolto la possibilità di posteggiare sotto casa dei miei, ma lo fa per la mia salute evidentemente, “Grazie”, maledico il fatto di avere una macchina a gas e non poterla mettere in garage a questo punto; Faccende private ma… appunto, Il problema è sempre l’EGO, la soluzione sempre un NOI, ma scevro da “Interessi Personali”,  da “Ripicche”, dalla “Res Pubblica” vista come “un affare privato”. Tutto ciò vale da qualunque punto di vista si valuti la vicenda e il suo scorrere. Tutti sbagliano, perché un discorso che “dovrebbe essere oggettivo” è stato di fatto reso soggettivo e a seconda di chi parla, il proprio punto di vista diventa giudice con tanto di sentenza messa in archivio senza neanche passare da Quarto Grado. Sbagliano gli Artisti Marsalesi, in primis sul aggiungere Marsalesi e di conseguenza a prestare il fianco alla facile ironia di molti. Sia chiaro non sto negando che Marsala non sia fucina di talenti, ma non è perché suono la chitarra o lo scacciapensieri mi Autodefinisco Artista… e andando oltre per capirci, non è che Gigi D’Alessio è un artista, se no De Andrè che era? Anche perché così si finisce col fare il gioco dell’amministrazione. Sbaglia l’amministrazione che alla resa dei conti prende per il culo l’intero movimento che comunque “tra affinità e divergenze” si è creato e chissà mai in futuro che possa portare a qualcosa di realmente costruttivo. Sbaglio Io, che ho aderito al “Cantiere” e che commento al massimo con gli amici più stretti e in tutta sincerità non trova speranza di costruire un “Noi”, ma non perché siamo provinciali, siamo solo stronzi alla fine, forse semplicemente e “le guerre dei poveri” ci fanno pensare “green”, al nostro caro orticello e perché Tomasi di Lampedusa avrà sempre ragione e perché io sto ancora cercando di trovare parcheggio. Il finale del discorso che incita al cambiamento politico e culturale, al tutti per uno e uno per tutti è sprovvisto di entusiasmo, pardon.

Marco Messineo

redazione

I commenti sono chiusi.

Condividi