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Barack Obama: un grande presidente

E’ terminata oggi-abbiamo potuto assistere all’ultimo atto in diretta tv- la lunga e delicata fase di transizione che segna il cerimoniale del passaggio di consegne tra il Presidente uscente e quello eletto degli Usa. Obama  ha lasciato e Trump si è insediato alla Casa Bianca.

Le democrazie hanno i loro riti e quella statunitense ama celebrarli pomposamente per dimostrare l’attaccamento del popolo alla nazione.

Ci sarà tempo per analizzare il discorso che Trump ha pronunciato dopo avere giurato sulla Bibbia di Lincoln e su quella che aveva da giovane. Al momento, si può dire che è stato forse il più breve della storia, appena 18 minuti.

Un primo bilancio, invece, si può tracciare a caldo- e lo hanno già fatto i maggiori commentatori d’oltreoceano- sugli otto anni dell’era Obama che, comunque la si pensi, passeranno alla storia.

E non solo perché è stato il primo nero a comandare ” l’America”, e per avere avuto il Nobel per la pace, ma anche per tutta una serie di motivi, non ultimo quello della discendenza della first lady Michelle da una famiglia di schiavi deportati negli Usa.

Una presidenza ricca di simboli di discorsi altamente emotivi che hanno commosso il mondo intero, e contraddistinta da una grande dignità, integrità ed eleganza nei comportamenti assunti e nelle parole pronunciate.

Credo che Obama passerà alla storia non solo per il modo con cui ha governato il suo Paese, ma anche per le realizzazione attuate.

Bisogna chiedersi, infatti, che tipo di nazione ha ereditato da George W. Bush, a mio avviso, uno dei peggiori presidenti di sempre. Gli Usa erano in grave recessione economica, gli scandali finanziari avevano buttato sul lastrico milioni di cittadini, e la sconsiderata politica estera, per tutte si ricordi la guerra in Iraq e Afghanistan, aveva lanciato in orbita il terrorismo islamico integralista.

Obama ha sconfitto la recessione, creato milioni di posti di lavoro, cercato di attuare una riforma sanitaria per aiutare le fasce più deboli della popolazione, e ha messo ai primi posti dell’agenda politica le politiche per la difesa dell’ambiente e contro il surriscaldamento del pianeta.

E’ vero, forse ha tralasciato di considerare la crisi della classe media e si è fidato troppo dell’interventismo in politica estera della Clinton che ha combinato solo disastri per finire col perdere un’elezione già vinta contro il discusso miliardario Trump.

Molti accusano Obama di avere fallito la politica estera e di avere relegato gli Usa ai margini dello scacchiere medio orientale, ma soltanto in parte le critiche sono fondate.

Il punto è che Obama, e ancora di più credo si vedrà con Trump, ha smesso di considerare gli Usa come il gendarme del pianeta, e si è concentrato prevalentemente nelle politiche interne. Tuttavia, a ben guardare, anche in campo diplomatico qualche successo non indifferente vi è stato. Basti pensare al disgelo con Cuba e al patto con l’Iran per lo smaltimento delle armi nucleari. Forse avrebbe potuto agire con più efficacia con la Siria, ma, di certo, meglio di lui non ha fatto il dittatore Putin- ultimamente in voga in Italia tra la Lega e Grillo- che in quella terra ha causato immani disastri umanitari.

Barack Obama ha continuato il grande sogno americano, il sogno di realizzare le proprie alte aspirazioni anche se si ha la pelle nera e si ha un genitore africano. Sono i sogni di un Paese che, se nel corso della storia si è macchiata di gravi colpe in politica estera, all’interno dei confini è comunque una grande democrazia in cui, ad esempio, la stampa non è soggetta al potere politico e la ricerca scientifica e culturale è da sempre all’avanguardia.

Se quello di Trump sarà la continuazione del sogno, o l’inizio dell’incubo, saranno i prossimi anni a dircelo.

Fabio D’Anna

redazione

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Tags: Barack ObamaDonald Trump