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Alta tensione tra Crocetta e la Commissione Antimafia. Fava e Costantino abbandonano l’audizione: “Uno show inutile”

Come un po’ ci si aspettava, l’audizione del presidente della Regione Rosario Crocetta in Commissione Antimafia è stata a dir poco pirotecnica. Dopo la missione in Sicilia Occidentale di due settimane fa, che ha visto la presidente Rosy Bindi e gli altri parlamentari componenti ascoltare rappresentanti delle istituzioni locali, indagando in particolare sul fenomeno della “massomafia”, come da programma si è tenuto ieri a Roma l’atteso confronto con l’ex sindaco di Gela.

Inizialmente Crocetta ha rivendicato l’azione condotta in questi anni alla Regione sul fronte della legalità e della trasparenza: “Il mio governo ha fatto grandi cose nella lotta alla mafia”, ha ribadito il presidente, prima di abbandonarsi ad una progressiva irritazione di fronte alle domande dei componenti della Commissione.

Tre in particolare i fronti su cui si sono concentrati i quesiti rivolti a Crocetta: i rapporti con Confindustria Sicilia, la gestione delle emergenze legate ad acqua e rifiuti e il ruolo del dirigente Patrizia Monterosso. Proprio quest’ultimo passaggio si è rivelato uno dei più delicati. Nelle scorse settimane, infatti, un collaboratore di giustizia aveva dichiarato che la dirigente regionale risultava iscritta in una loggia segreta di Castelvetrano. A onor del vero, la Monterosso aveva negato, ma la Commissione Antimafia ha voluto comunque conoscere il pensiero di Crocetta sull’argomento. Il presidente della Regione ha dichiarato che al momento non risultano indagini in corso sulla dirigente, dicendosi comunque certo che qualora si arrivasse a un rinvio a giudizio non esiterebbe a dimettersi. Sui rapporti con Confindustria Sicilia, Crocetta ha riferito di aver conosciuto i vertici dell’associazione quando era sindaco di Gela, negando di aver perseguito alcun interesse privato per conto di Confindustria attraverso la propria azione di governo. Sulle denunce in materia di energia dell’ex assessore Marino, Crocetta ha sottolineato che il magistrato in realtà non si era dimesso dal governo regionale: “Sono stato io a revocargli il mandato perchè non ero contento del suo operato e delle sue posizioni sull’eolico”, ha dichiarato il presidente, che, infine, ha rispedito al mittente le critiche sulla gestione delle emergenze legate ad acqua e rifiuti, riprendendo l’ormai infinita polemica con il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. E’ stata poi la presidente Rosy Bindi a riprendere la vicenda delle dimissioni di Lucia Borsellino, invitando Crocetta a non far passare in secondo piano le denunce arrivate dalla figlia del giudice ucciso dalla mafia, facendo prevalere la storia delle finte intercettazioni con Tutino, che lo scorso anno tennero a lungo banco sugli organi di stampa.

Nel corso dell’audizione, sono stati numerosi i momenti di tensione tra Crocetta e i componenti della Commissione Antimafia, in particolare con Stefania Prestigiacomo e il vicepresidente Claudio Fava, che a un certo punto ha abbandonato i lavori assieme alla deputata Celeste Costantino, che ha poi rilasciato un duro commento sull’audizione: “Invece di rispondere alle domande il presidente Crocetta, come se fosse in un talk show televisivo, ha cominciato a personalizzare l’audizione e ad enumerare le sue prodezze antimafia. Neanche in questa occasione è riuscito a parlare del proprio ruolo ma solo di se stesso. Da Crocetta uno show inutile. Alle numerose domande che intervenivano su questioni strettamente legate al Governo della regione Sicilia sui rifiuti, sui rapporti con Confindustria Sicilia e sulle dimissioni di alcuni membri della sua Giunta il Governatore Crocetta non ha risposto. E alle domande dei commissari che provavano ad incalzare il governatore siciliano è scatta la difesa del Partito Democratico. Si è persa un’occasione perché un’audizione così delicata, a distanza di pochi giorni dalla missione in occasione delle celebrazioni per la strage di via D’Amelio, poteva essere l’occasione per indagare con maggiore forza sulla trasformazione di Cosa Nostra, sempre più legata alla massoneria, in mafia interna e organica agli ambienti decisionali del nostro Paese”.

Consumata l’audizione di Crocetta, oggi la Commissione ascolterà Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, a cui si chiederanno informazioni sulle logge segrete esistenti in provincia di Trapani.

Vincenzo Figlioli

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